I migliori film di stasera (sab. 19 apr. 2014) sulla tv in chiaro

Le donne del sesto piano, la7d, ore 21,20.
les-femmes-du-6eme-etage-fabrice-luchiniUn film gradevole. Protagonista un brav’uomo (Fabrice Luchini) che nella grigia Francia gollista incontra un gruppo di debordanti domestiche spagnole e se ne fa dolcemente traviare. Un film medio e assai dignitoso, anche brillante, con il limite però di non andare mai oltre il risaputo. Dello stesso regista Philippe Le Guay abbiamo visto qualche mese fa al cinema (e con lo stesso protagonista Fabrice Luchini) Molière in bicicletta. (Recensione completa di Le donne del sesto piano)

Ben-Hur
, Rete 4, ore 20,30.
Non la serie tv recente, ma l’originale, il film dei primi anni Sessanta. Uno dei più popolari della storia del cinema, di quelli che si sono impiantata nella memoria collettiva e non se ne sono più andati via. Non sono poi molti ad avercela fatta, Via col vento innanzitutto, poi Star Wars, Titanic, qualcosa di Spielberg, forse Il signore degli anelli e Avatar. Film che sono totem della pop culture, che ne sono stati creati e l’hanno a loro volta rimodellata. Ben-Hur (1959/60) è il peplum di tutti i peplum, il peplum al suo massimo di sempre, ovvero il massimo di uno dei generi fondativi dello stesso cinema (do you remember Cabiria e Gli ultimi giorni di Pompei?). Roma agli albori dell’Impero, la Palestina ebraica colonia riottosa, il passaggio da quelle parti di un uomo di nome Gesù, e Ben-Hur, ebreo di alto lignaggio che ingiustamente finisce sulla galere romane ma poi avrà modo di riscattarsi e far carriera nella capitale del mondo. Tutto questo è il film di William Wyler (anno 1959), che mette in campo e in pista lo statuario Charlton Heston, sex symbol perbene per le famiglie di quegli anni Cinquanta-Sessanta frequentatrici delle platee popolari e parrocchiali, con tutti suoi muscoli in evidenza ma privo di ogni carica perturbante. Scene indimenticabili: la leggendaria, e non è un’iperbole, corsa delle bighe, uno di quei pezzi di cinema che continuano a generare cloni e imitazioni, nei film (vedi la corsa sulle moto virtuali di Tron: Legacy), nelle graphic novel, nei videogames. Fu diretta, come sta scritto nei sacri testi di storia del cinema, da Sergio Leone. E poi la visita alla cava dei lebbrosi, puro horror che feconderà l’immaginazione e le allucinazioni di molti ragazzi del cinema che verranno dopo. Una montagna di dollari si riversò su Ben-Hur, e una pioggia di Oscar: ben 11, record eguagliata solo recentemente da Titanic e Il ritorno del re – Il signore degli anelli. Apice anche della Hollywood sul Tevere, di quando gli americani scendevano a Roma, allora la città più sexy del mondo, per girare a basso prezzo i loro kolossal, e gli effetti collaterali erano i divi sparsi e dispersi tra trattorie dal troppo vino pesante e Via Veneto troppo tentatrice e tentacolare.

Le invasioni barbariche, La Effe, ore 22,00.
Il film canadese, anzi québecois, da cui presumibilmente Daria Bignardi ha preso il nome del suo talk. Che ha finito con l’oscurare Le invasioni barbariche-film. Il gran regista di Montréal Denys Arcand riprende nel 20o3 caratteri e atmosfere di un suo meraviglioso Il declino dell’impero americano girato vent’anni prima, un ritratto acuto e anche acido del giro professoral-chic del Québec. Stavolta il protagonista è un intellettuale di cinquant’anni e qualcosa che, colpito da un tumore, convoca gli amici e i familiari in ospedale. Va in scena nella fine-vita la commedia di una vita. Chiacchiere, dialoghi acuminati, anche risate. Si arriverà all’eutanasia. Gran successo arthouse. Oscar per il migliore film straniero.

I magnifici sette, Rai Movie, ore 23,05.
Anno 1960, John Sturges gira il remake western dei Sette samurai di Akira Kurosawa, ed è un immenso successo, con un titolo che diventerà proverbiale. Chiamato dalla gente di un villaggio messicano tiranneggiato da un’orda selvaggia di sgherri, Chris (Yul Brinner) mette insieme un manipolo di uomini pronti a tutto pur di riportare l’ordine. Più che un film un archetipo cinematografico, ormai. Film fecondo, nel sendo letterale di film che ha fecondato e partorito un nugolo di titoli successivi. Cast tutto maschile strepitoso. Accanto al protagonista Yul Brinner c’è uno Steve McQueen che troverà qui il suo lancio, e poi Horst Bucholz, Eli Wallach, Charles Bronson, James Coburn. Da vertigine. Fatto, rifatto (e pure strafatto) in un’immensità di spaghetti western e american-western (es. Il mucchio selvaggio) e poi dal cinema orientale di Hong Kong, Corea e Giappone: cito solo Seven Swords di Tsui Hark e 13 assassini di Miike (così si torna al Giappone di Kurosawa da cui tutto era partito).

Tim Etherington, dalla linea del fronte, La Effe, ore 0,35.
Sono decine, ogni anno, giornalisti e fotoreporte che muoiono sui vari fronti della guerre , rivolte, confliti a bassa o alta intensità disseminati per il mondo. Inglese, Tim Hetherington era un fotoreporter sempre presente nei punti caldi e sensibili, nelle aree di crisi. Si trovava in Libia, a Misurata, durante la rivolta contro il regime di Gheddafi, e lì che è stato ucciso nel 2011 da un’esplosione. Solo pochi mesi prima il suo documentario Restrepo, cogirato con il collega Sebastian Junger, aveva ottenuto la nomination all’Oscar, ed era statop un gran successo nei festival internazionali e nei cinema americani. Un film, Restrepo, sull’intervento occidentale in Afghanistan, Ed è stato proprio Sebastian Junger a assemblare footage, documenti, intreviste, ricordi , per comporre questo ritratto dell’amico scomparso.

La grande luce (Montevergine), Rete Capri, ore 21,00.
Scatenatissimo melodramma girato nel 1939 da Carlo Campogalliani mescolando passioni, onore conculcato, onestà vilipesa, equivoci fatali, e una religiosità popolare venata di elementi pre-cristiani all’ombra del grande santuario irpino di Montevergine. Qui, nel villaggio intorno alla chiesa, un probo fabbro viene ingiustamente accusato di omicidio. Se ne dovrà fuggire in Argentina, dove però se la dovrà vedere con una poco di buono che lo infama e lo incastra. Ritorno al paesello in cerca di vendetta, ma la devozione per la Madonna lo farà desistere dall’insano proposito. Da urlo. Imperdibile. Con Amedeo Nazzari, Leda Gloria e Emilio Petacci (non parente).

Nightmare – Dal profondo della notte, Mtv, ore 23,30.
Horror enorme, colossale, di quelli che han segnato il genere e inciso in profondità nell’immaginazione popolar-globale. Inventando quella creatura misteriosa che si chiama Freddy Krueger, unghie che sono lunghi artigli d’acciaio e ghigno da demonio. Un mostro partorito da incubi adolescenti e incarnatosi nel reale, trasformato in assassino seriale di corpi giovani. Perturbante e autenticamente originale. Di quel genio di Wes Craven. Siamo nel 1984, ed è l’inizio di una storia, e di una saga, interminabile. Attenzione, c’è un ragazzo non ancora famoso di nome Johnny Depp. Più il John Saxon di tanti B-movies italiani, più la Ronee Blakley country singer-vittima di Nashville.

Inquietudine di Manoel De Oliveira, Rai 3, ore 1,05.
Incantevole, come sempre, film di Manoel De Oliveira del 1998 (quando il regista portoghese aveva novant’anni giusti, adesso son 105, compiuti lo scorso dicembre). Tre episodi sul tema comune e sotterraneo del desiderio di immortalità, e chi se non lui poteva girarli? Meraviglioso il secondo, Suzy, ambientato iin quegli anni Trenta che sono il tempo di De Oliveira e del suo cinema, un tempo immobile che si autoriproduce e autoperpetua in ogni suo film senza cambiamenti, se non di dettagli insignificanti. Suzy è una prostituta di lusso in una Porto di perbenismo borghese e sfarzi contenuti e pudibondi e vizi nascosti. Con gli attori-feticcio del regista, Leonor Silveira e Luis Miguel Cintra.

L’uomo senza sonno, Rai 4, ore 22,49.
Il nuovo Robert De Niro è Christian Bale. Almeno per la feroce determinazione con cui si adegua fisicamente al personaggio. Se il leggendario Bob De Niro per Toro scatenato aveva messo su 35 chili, in questo film (girato nel 2004 a Barcellona, spacciata però per gli Stati Uniti) Bale ne ha persi 28, e di altrettanti sarebbe dimagrito di lì a qualche anno per il ruolo del fratello tossico in The Fighter, strepitosa perfomance giustamente premiata con l’Oscar. Qui Bale è un operaio che soffre di insonnia estrema, da un anno non riesce più a dormire, il suo fisico si è inscheletrito, gli occhi incavati baluginano follia, la mente è intossicata da incubi e visioni. Trevor crede di essere perseguitato da un certo Ivan, ed è andando a fondo di questa paranoia che capirà qual è l’evento traumatico che l’ha ridotto in uno stato di sveglia perenne. Thriller della mente, visionario e perturbato. Un piccolo, interessante film, che ha il suo punto di forza in Christian Bale, uno dei migliori attori della sua generazioni, anche se non di massima simpatia (e però il suo Batman è riuscito lo stesso a conquistare le masse). Attenzione, la visione di Bale ridotto a uno scheletro è davvero impressionante, puro horror, e accende qualche dubbio sull’opportunità per un attore di arrivare a certi confini estremi (e di fronte a cose così viene in mente la sana leggerezza di Marcello Mastroianni che, a chi gli chiedeva cosa facesse di speciale per calarsi nel personaggio, rispose: “Niente, quando sento il ciak incomincio a recitare”).

Riunione di condominio, la7d, ore 23,20.
Si sa, le riunioni di condominio sono uno spaccato della multiformità della vita e dei tipi umani. Un teatrino a volte sconfinante nel dramnmatico, in cui si mettono in scena anche conflitti atroci, idiosincrasie insanabili, scontro di caratteri, bizzarrie, estremismi esistenziali. Questo film del 2002 in chiave di commedia perlopiù buffa racconta di un gruppo di condomini parigini, ed è impossibile . per chi una riunione di condominio l’ha vissuta – non ritrovarsi in un qualche scena, in un qualche passaggio. Con la kieslowskiana Irène Jacob.

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