I film migliori di stasera (giov. 24 apr. 2014) sulla tv in chiaro

Idioti di Lars Von Trier, Iris, ore 0,03.
18395874Trier, genio sregolato del contemporaneo cinema autoriale. Che poi questo Idioti (il titolo originale, in danese, suona più arcano e suggestivo: Idioterne) è il suo più radicale, per quanto racconta e per il come lo fa, con parecchie premonizioni e autoprofezie rispetto ai successivi Von Trier-movies. Siamo nel 1998, ancora in piena ideologia Dogma, il manifesto-movimento lanciato e firmato fa Lars Von Trier e altri cineasti di Copenaghen che a metà anni Novanta predicava e intendeva praticare un fare cinema scevo di ogni belluria e ogni elemente d’artificio e finzione, un cinema rigorista e poverista ridotto all’essenzialità, e dunque luce naturale, camera a mano o in spalla a mimare la vita e pedinare i personaggi e i loro percorsi corporei e perfino, se possibile, mentali. E se il primo Dogma-film era stato ufficialmente il bellissimo Festen di Thomas Vinterberg (quello del recente Il sospetto), Idioti è il secondo. Dove Lars Von Trier mette in scena una delle sue strane e impossibili storie che contraddicon ogni senso comune e si spingono ai bordi della follia rovesciandola in nuova, possibile medietà e normalità. I componenti di un gruppo anarcoide riunito nella villa di uno di loro si fingono degli idioti, dei minus habentes, onde spiazzare con il loro comportamento i buoni borghesi là fuori (già, siam sempre dalle parti del vecchio épater les bourgeois) e, in un’opera di scavo interiore, scoprire l’idiota interno, quell’idiota che abita nel fondo di ognuno di noi. A cementare la comunità ci sono anche promiscuità sessuali e orge, ordinate dal gran capo carismatico, a rimarcare il fuori-norma segno distintivo del gruppo. Con scene di sesso esplicito che anticipano Nymphomaniac (e il ricorso, mi pare, ad attori porno). Me lo ricordo autenticamente sgradevole, disturbante, senza quel sospetto di paraculaggine che oggi avvolge le ultime cose del danese. Film austero fino al martirio (del suo autore e nostro), eppure Lars Von Trier veniva dal successo internazionale di Le onde del destino. Anziché cavalcarne l’onda, si cimentò in questo film-azzardo al limite dell’impossibile. Ed è bello il fiero recupero di una parola come idiota, parola anche di illustri ascendenze letterarie, al posto del linguaggio politicamente corretto, anticipando la Joe/Charlotte Gainsbourg che in Nymphomaniac vol. 2 rivendica di essere una ninfomane e rifiuta la definizione di sex addicted impostale dalla terapeuta.

Profumo – Storia di un assassinio di Tom Tykwer, Iris, ore 21,10.
Il film del 2006 tratto con notevole ritardo dal bestseller globale del tedesco Patrick Süskind, uno di quei libri che contro ogni previsione e ogni moda corrente, e perfino oltre ogni ragionevole spiegazione,  riescono a imporsi come un caso. Solo che quando esce questo Profumo – Storia di un assassinio, diretto dal Tom Tykwer di Lola corre e Cloud Atlas, son passati più di vent’anni dal romanzo, e non sono passati invano. Il pubblico è cambiato, fatica a digerire questa storia bislacca ambientata in un Settecento francese lercio e olezzante di ogni possibile odore, e diserta le sale. Eppure il plot era garantito dal successo internazionale del libro, eppure nel cast c’era un nome ancora acchiappante come Dustin Hoffman. Con protagonista un giovanissimo e già bravo Ben Whishaw che poi avremmo rivisto più volte, da Bright Star di Jane Campion a Skyfall quale Q. Il quale è un povero orfanello abbandonato nei bassifondi parigini del diciassettesimo secolo, dotato però di un olfatto formidabile che gli consente di distinguere, in quella babele puzzolente e miasmatica, ogni possibile declinazione di aromi e profumi. Diventerà uno specialista dell’arte delle essenze con un sogno, quello di realizzare il profumo perfetto, assoluto. Arrivando anche a uccidere. Avventura umana, picaresca, che è rimasta un unicum nella storia dei bestseller di fine anni Novanta e oltre, e che il suo autore Patrick Süskind (anche autore del soggetto del film) non riuscirà più a ripetere. Film decoroso, più che vedibile, senza che ci si riesca a liberare però da un vago senso di inutilità e di insoddisfazione.

Blood Diamond – Diamanti di sangue di Edward Zwick, Mediaset Italia2, ore 21,13.
Signore e signori, quei diamanti così belli – che vi fate regalare e che regalate – grondano lacrime e soprattutto sangue. Leo DiCaprio in un film avventuroso-impegnato, per la regia del solido Edward Zwick, che vuole raccontarci e sensibilizzarci (ahimè, con qualche eccesso didascalico) sulle torve trame di potere e avidità dietro alla pietra più preziosa che c’è. Location, la Sierra Leone della fine anni Novanta devastata da una delle più sanguinose guerre tribali degli ultimi decenni, tra signori e signorotti della guerra e bambini arruolati per le più efferate imprese. Qui, al confine con la Liberia, agisce il già mercenario ora contrabbandiere Archer, alla caccia di diamanti da piazzare sul mercato. In parallelo si svolge la storia di un pescatore locale che, sequestrato dai guerriglieri, finisce in un campo diamantifero e mette le mani su un esemplare rosa di enorme  valore. Ma è costretto a nasconderlo, e quando incontra in galera nella capitale Freetown il mercenario-contrabbandiere, si stabilisce un’alleanza: andranno insieme a recuperare il super diamante. Sarà un percorso che li porterà a conoscere da vicino e da dentro gli sporchi giochi che si annidano dietro l’estrazione delle pietre più ricercate del mondo (e che, come cantava Marilyn, sono anche i migliori amici di una ragazza). Il cinema esotico e d’avventura di una volta si sposa all’engagement della Hollywood liberal. Difatti a produrre il film, e a interpretare la parte del mercenario Archer, è Leonardo DiCaprio, uno che all’impegno ci tiene, una delle facce della Hollywood progressista insieme a George Clooney e qualcun altro. Ma vedendolo qui viene anche da pensare – sarà quell’aspetto da ragazzino che Leo non riesce a togliersi – al Rimbaud avventuriero africano trafficante di armi e forse anche di schiavi, quel Rimbaud che proprio un DiCaprio efebico interpretò in un lontano film (1995) di Agnieszka Holland, Total Eclipse (Poeti dall’inferno). Leo ebbe comunque una nomination all’Oscar. Il pescatore è Djimon Hounsou, fisico possente e però anche finezze interpretative, partito come modello adorato da stilisti parigini come Thierry Mugler, finito a Hollywood via Spielberg, che lo pescò e lo volle per il suo Amistad.

Padrona del suo destino di Marshall Herskovitz, Rai Movie, ore 21,15.
Tremendo titolo tra il feuilleton e il veterofemminismo, per questa produzione americana molto mainstream di fine anni Novanta che però racconta una storia, e un personaggio, degni di interesse. Il personaggio è Veronica Franco, cortigiana a Venezia negli ultimi anni del Cinquecento che riesce ad affermarsi anche nel campo delle lettere, oltre che per la sua bellezza che la innnalza ai vertici della professione. I modi son quelli convenzionali e manierati del cinema americano quando guarda all’Europa, e all’Europa dei secoli passati. Eppure, nonostante le molte, troppo libertà romanzesche con cui è raccontata, Veronica Franco emerge e vince come figura di tutto rispetto. Con Catherine McCormack, Rufus Sewell, Naomi Watts e Jacqueline Bisset. Regia di Marshall Herskovitz.
Hack!, Rai Movie di Matt Flynn, ore 23,40.
Metahorror, nel senso di consapevolmente, volutamente citazionista e à la manière de, del 1997. In cui gli omicidi avvengono secondo i cliché del genre e di di classici del passato remoto e prossimo. Un grupo di studenti high-school variamente assortiti (ci sono un gay assai scheccante, una lesbica assai mascolina, un nerd, un disadattato, una coppietta ecc.) capitranati da un prof che di cognome fa Argento, tanto per citare, si ritrova vittima di un mistrioso killer che uccide per fiulmare snuff movies. Non così dozzinale.

Madagascar di Eric Darnell e Tom McGrath, Italia 1, ore 21,10.
Il primo e fondativo episodio della trilogia animata Dreamworks di enorme successo e incasso worldwide, con la centro gli animali dello zoo del newyorkese Central Park. I quali, per una serie di circostanze, alcune volute altre causali, si ritrovano dalla comodità di Manhattan scaraventati dopo un naufragio soli, affamati e estranei sulle coste del Madagscar. Viva la libertà e però quant’erano comodi gli agi metropolitani, pur nella prigionia. Qui dovranno adattarsi a un mondo sconosciuto e anche ostile, e per lo spettatore ci sarà parecchio da divertirsi. Ci si affeziona al leone Marty, ad Alex la zebra, a Melman la giraffa come a cari conoscenti, e si fa il tifo per loro. Mica solo per piccini, anzi.

Se scappi ti sposo di Garry Marshall, la5, ore 21,10.
Torna la premiata coppia Richard Gere-Julia Roberts, ma il miracolo di Pretty Woman non si ripete. Come in Il laureato, lei ha il vizietto di scappare via sull’altare dagli imminenti sposi, ma troverà un uomo – Richard, ovvio – che le farà cambiare idea.

Le tre donne di Casanova di Nunnally Johnson, Rete Capri, ore 21,00.
Commedia americana del 1944 con un Gary Cooper che dimostra di saperci fare anche fuori dai suo generi consueti, il bellico, l’action, l’avventuroso, il western. Che potesse essere anche un buon comediante del resto l’aveva già ampiamente dimostrato qualche anno prima in Angelo di Lubitsch accanto a Marlene Dietrich, e qui lo conferma. No, nonostante il titolo lasci pensare a un qualche biopic romanzato del femminiere veneziano, qui Casanova sta solo a indicare un uomo con più donne. Un professore divorziato sta per risposarsi, peccato che scopra che la ex moglie è incinta di lui, e tutto si rimette in gioco. Insieme a Cooper c’è la Teresa Wright di L’ombra del dubbio di Hitchcock.

Mosse vincenti di Tom McCarthy, Mtv, ore 21,10.
Film indie, di buon successo in America e invece di zero impatto da noi, del Tom McCarthy che aveva già messo a segno un buon colpo con L’ospite inatteso. Commedia di caratteri a confronto-scontro, Mosse vincenti. Con un Paul Giamatti debordante e più che bravo, anche troppo (il rischio è quello dell’overacting). Lui è un avvocaticchio che, per tirar su un po’ di soldi, si fa nominare tutore di un anziano e, anziché tenerlo in casa, lo manda all’ospizio incassandone la pensione. Appassionato di lotta, ha messo su un team di cui è allenatore e anima. Finché non gli atriva in casa il nipote, il figlio della figlia del vecchio. Non appena scopre che è un valente wrestler, lo ingaggia nella sua squadra, e tra i due sarà una tenzone assai tesa, maturo contro giovane, maschio declinante contro maschio emergente, vecchio smargniffone contro ragazzo ancora incorrotto. Non male.

Contratto marsigliese di Robert Parrish, Italia 7Gold, ore 23,15.
Noir del 1974 che si inserisce nella scia del fortunatissimo Il braccio violento della legge e relative mitologie criminal-marsigliesi, cercando di sfruttarne l’effetto. Un agente americano della DEA infiltra un killer nell’organizzazione di un boss marsigliese, seguiranno colpi di scena e rovesciamenti di fronte. Non gode di alcuna fama e status, ma è da vedere per il cast magnificamente d’epoca: Anthony Quinn, Michael Caine, Marcel Bozzuffi, James Mason, Maurice Ronet, Alexandra Stewart. Regia di Robert Parrish.

Riunione di condominio di Rémi Waterhouse, la7d, ore 0,00.
Si sa, le riunioni di condominio sono uno spaccato della multiformità della vita e dei tipi umani. Un teatrino a volte sconfinante nel dramnmatico, in cui si mettono in scena anche conflitti atroci, idiosincrasie insanabili, scontro di caratteri, bizzarrie, estremismi esistenziali. Questo film del 2002 in chiave di commedia perlopiù buffa racconta di un gruppo di condomini parigini, ed è impossibile . per chi una riunione di condominio l’ha vissuta – non ritrovarsi in un qualche scena, in un qualche passaggio. Con la kieslowskiana Irène Jacob.

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