Un film importante stasera sulla tv in chiaro: …E VENNE UN UOMO di Ermanno Olmi (dom. 27 apr. 2014)

…e venne un uomo, Tv 2000 (canale 28dt, 18 TvSat, 140 Sky), ore 21,00.
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Olmi e Rod Steiger durante il tournage

Olmi e Rod Steiger durante il tournage

Nel giorno della canonizzazione di Giovanni XXIII, Tv 2000 – la tv della Cei – manda in onda in perfetto timing il film che Ermanno Olmi girò nel 1965 sul papa venuto da Sotto il Monte, Bergamo. Bergamasco anche Olmi, che evidentemente trovò nella figura di Angelo Roncalli un comune sentire, una comune memoria, il senso delle stesse radici che affondavano in quel territorio fortemente segnato dalla cultura contadina e cattolico-popolare. Questo film è uno strano oggetto cinematografico senza molte parentele, un qualcosa che poteva nascere solo dal coraggio e dalle visioni di un cineasta mai allineato, mai omogeneo davvero alla macchina-cinema italiana come Olmi. Fu un disastro. Presentato se ricordo bene alla Mostra di Venezia, fu accolto con freddezza, e rischiò di stroncare la carriera del suo regista, che pure veniva da film immensi come Il posto e I fidanzati. Lo andarono a vedere in pochi, e nemmeno il circuito delle sale parrocchiali riuscì a salvarlo. Finì con l’entrare in una zona d’ombra, di rimozione, rimanendoci per decenni. Film raro. Opera al limite del samizdat, della clandestinità ormai. Quasi perduta, e dunque da non perdere stasera. Ermanno Olmi per raccontare la vita di Giovanni XXIII il papa buono, il papa della pietà popolare, del suo conterraneo Roncalli, rinuncia ai facili percorsi del biopic classico. In una sorta di timor sacrale dell’immagine, della raffigurazione, non ci mostra mai il personaggio Roncalli in azione, ricorrendo arditamente, e anche labirinticamente, all’escamotage di quello che lui chiama un mediatore. Un uomo che non è Giovanni XXIII, ma una sorta di suo doppio-testimone-narratore, in un’operazione di straniamento quasi brechitiano, il che è quanto di più lontano si possa immaginare dall’universo olmiano. La vita di Angelo Roncali ci scorre davanti nelle sue tappe fondamentali, l’infanzia nel mondo contadino di Sotto il Monte, il farsi sacerdote, il periodo a Bergamo come segretario di monsignor Giacomo Maria Radini-Tedeschi. E le esperienze di rappresentante vaticano in vari paesi, Bulgaria, Turchia, Grecia, fino alla nunziatura a Parigi. Poi il patriarcato di Venezia, l’elezione a papa. Incredibilmente, ma son cose che nel cinema italiano di allora immensamente rispettato nel mondo succedevano, il protagonista, il mediatore, è un peso massimo del cinema americano come Rod Steiger. Olmi chiama a rappresentare tappe della vita di Roncalli anche la filodrammatica dell’oratorio di Gandino, in provincia di Bergamo, ovvio. Un colpo di genio e di anticonformismo di un genio appartato del cinema come lui. Un film da rivalutare pienamente, che già anticipa molto del futuro capolavoro olmiano L’albero degli zoccoli.

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