I film migliori di stasera (lun. 28 apr. 2014) sulla tv in chiaro

18 film, e almeno tre sono capolavori.

Lancillotto e Ginevra di Robert Bresson, Tv 2000 (canale 28dt, 18 TvSat, 140 Sky), ore 21,20.
Lancelot+du+Lac+5Terz’ultimo film – siamo nel 1974 – di Robert Bresson, ed è un capolavoro, come quasi sempre quando ci troviamo di fronte alle opere del gran rigorista e purista francese. Io adoro Bresson, lo considero tra i massimi della storia del cinema, e lo proietterei obbligatoriamente tutti i giorni in ogni scuola di cinema acciocché le nuove generazioni conoscano e apprendano. Il racconto dei cavalieri della tavola rotonda lui lo depura da ogni elemento fantastico e mitologico e lo essenzializza qui nella figura di Lancillotto appena tornato dalla mancata conquista del Graal, alle prese con la propria dissoluzione interiore e quella, intorno, del regno di Artù. Si convince, il cavaliere nobile ma non più sicuro di sé e della propria innocenza, che la causa sia il suo amore illegittimo per Ginevra, la moglie del re. Finirà in una morte che è un sacrificio. Tutti i temi cari al cattolico assai poco romano Bresson ritornano. La colpa, il peccato, la redenzione, la grazia possibile o impossibile. Così l’epica si fa parabola morale, perfino religiosa. Meraviglioso, come sempre, il lavoro del regista sui corpi, le facce, i gesti, resi scabri e come sublimati, de-materializzati, angelicati. Non lo si può perdere, ma davvero.
Le mani sulla città, Rai Storia, ore 21,13.
In questa strepitosa serata di film in tv, insieme a Bresson e altra roba di alta caratura c’è pure questo ormai classico Le mani sulle città di Francesco Rosi, anno 1963, Leone d’oro (allora controverso, e contestatissimo dalla critica paludata e istituzionale) alla Mostra di Venezia. Rosi, il massimo regista del nostro cinema civile, colui che ha preso con più coerenza l’eredità del neorealismo per piegarlo alla narrazione dei mali d’Italia, fotografa il grande sacco edilizio che in quegli anni cambiò letteralmente la faccia al paese. Si edifica, si cementifica, si abbatte il vecchio per far posto al nuovo. Affari colossali dove entrano le grandi formazioni criminali. Si corrompono i pubblici poteri, si intascano soldi legittimi e soprattutto illegittimi. Il protagonista di Le mani sulla città, Edoardo Nottola, incarna in forma paradigmatica il malaffare edilizio di allora, e il racconto che Rosi costruisce partendo da lui e intorno a lui resta indimenticabile, anche un quadro storicamente esatto di una stagione italiana di trasformazione tumultuosa, e pure di mali e vizi eterni del carattere nazionale. Con Rod Steiger, venuto dall’America ma perfetto quale nostro speculatore.
Defiance – I giorni del coraggio, Iris, ore 21,09.
Non ebbe purtroppo alcun successo quando uscì (2008) questo film diverso dal solito, pur se tutto all’interno del genere bellico-avventuroso. Un gruppo di ebrei sfugge nella Bielorussia del 1941 ai rastrellamenti nazisti e forma un commando che combatterà i tedeschi con azioni di guerriglia. Stavolta gli ebrei combattono, ed è questa la diversità di Defiance, quello che lo rende interessante. Con Daniel Craig e Liv Schreiber.
Senna, di A. Kapadia, Italia 1, ore 21,10.
Davvero è il momento aureo del documentario, se – considerato finora veleno per l’audience – ne finisce uno oggi in prima serata su un canale assai mainstream come Italia 1. Certo, si tratta in questo caso di un docu su un personaggio immensamente popolare e di impatto globale come Ayrton Senna, pilota e martire della Formula Uno, di cui ricorre proprio oggi il ventennale della scomparsa a Imola. Senna, con quella faccia da bravo ragazzo caro, troppo caro agli dei. Il regista di origine indiana Asif Kapadia lo realizza tre anni fa ricostruendo meticolosamente ascesa, trionfi e fine (e ingresso nella leggenda) di Ayrton, brasiliano bello, combattente gentile, poco somigliante ai cliché che avvolgono ancora il suo paese. Si utilizzano molti materiali d’archivio, si intervistano coloro che allora gli furono accanto fuori e sulle piste. Ottimo successo sul mercato anglofono.
The Kingdom, Iris, ore 23,41.
Del 2007, un film che rispecchia assai bene la lotta su scala mondiale innescata dall’America del dopo 11 settembre al terrorismo. A Riyadh, capitale dell’Arabia Saudita, un attentato fa saltare un complesso residenziale per occidentali. Un gruppo di specialisti capitanato da un agente dell’Fbi cerca di beccare il colpevole, ma si renderà conto di muoversi in un ambiente omertoso se non ostile, scontrandosi con muri invisibili e ostacoli e pericoli continui. Con Jamie Foxx e Jennifer Garner. Regia di Peter Berg.
Il prescelto, Mediaset Italia 2, ore 21,13.
Di Neil LaBute, con un Nicolas Cage che va su un’isola britannica a indagare su strani riti neopagani. Remake dello straculto The Wicker Man del ’73.
Orizzonti lontani, Rai Movie, ore 21,15.
Western del 1957 diretto dal buon professionista Gordon Douglas. Con l’Alad Ladd rdi Il cavaliere della valle solitaria. Chad pensa in grande. Oltre che al commercio del bestiame, vuole dedicarsi al progetto e alla costruzione di una nuova città. Ovvio che, con simili ambizioni, si farà dei nemici.
Francesco d’Assisi, Rai Movie, ore 1,00.
Lo amo follemente. Me lo ricordo come un qualcosa di assoluto e, a modo suo, una rivelazione: anche di una regista che si chiama Liliana Cavani e che, in quel 1966, esordiva nel cinema così, con questo Francesco d’Assisi che non somigliava a nessuno dei precedenti sul santo (sì, forse un po’ a quello di Rossellini). Austero bianco e nero, e una messinscena pauperistica e di atmosfera  sottoproletaria che veniva direttamente dal cinema di Pasolini. Più una rabbia antagonistica del protagonista, un suo ergersi contro ogni sistema, potere della Chiesa compresa, che attraverso il suo interprete Lou Castel (meraviglioso!) rimandava agli anarchismi e alla radicalità del di poco precedente I pugni in tasca di Marco Bellocchio. Spira già aria contestativa, da Sessantotto, e la storia del poverello d’Assisi è piegata a un discorso, anche a una morale, a una predica, a una pedagogia, che sa di manifesto rivoluzionario e ribellione giovanil-giovanilista, intercettando anche gli umori in quel momento diffusi del dissenso cattolico. Ma, al di là dell’eccesso e sovraccarico di messaggi e significati, il film è mirabile in sé, e la già molte volte raccontata storia di Francesco che abbandona gli agi per farsi ultimo sulla terra acquista nella rielaborazione della Cavani una forza e una vitalità nuove. La parentela con il cinema di Bellocchio è sottolineata dalla presenza nel film del regista piacentino nella parte di Bernardo. Indimenticabile il fraticello di Riccardo Cucciolla. In my opinion, un capolavoro. Nei tardi anni Ottanta Cavani girerà un altro Francesco con la star Mickey Rourke, ma non sarà la stessa cosa.
Gangster n. 1, Rai Movie, ore 22,50.
Un crime che gode di buonissima fama, fino a sfiorare lo statuto di cult. Uno dei titoli della noir-renaissance che ha investito il cinema britannico tra fine Novanta e anni Duemila e che ha avuto in Guy Ritchie il suo esponente più noto e flortunato. Un vecchio gangster racconta la sua carriera criminale, con tanto di conflitto generazionale di mezzo. Con un recuperato Malcolm McDowell, David Thewlis e Paul Bettany.
Medicina, i misteri, Rai 3, ore 1,05.
Film del 2002 di Franco Brocani, uno dei nomi storici del cinema underground italiano (anzi romano) degli anni Sessanta, sodale di Mario Schifano e Carmelo Bene. Qui siamo nel campo del noir, del thriller psicologico, genere in cui Brocani importa i propri modi avanguardistici. Una donna è convinta di essere perseguitato da un uomo misterioso e, a una festa, crede di incontrarlo. Con una musa del nostro cinema sperimentale come Olimpia Carlisi.
Mia moglie è un’attrice, la7d, ore 21,10.
Commedia alla francese dei primi anni Duemila, con protagonista quell’attrice di culto che risponde al nome di Charlotte Gainsbourg. Dunque, i suoi fans non se la perdano, questa storia di un uomo (Yvan Attal, anche regista) morso dalla gelosia per la moglie attrice. La quale, per lavoro, bacia e ama un uomo dopo l’altro facendo ammatire il consorte. Slittamenti dalla realtà alla finzione e viceversa, in un film che è meglio di come l’hanno (mal)trattato i critici italiani.
I ragazzi del Marais, la7d, ore 23,00.
Un film francese del 1999 diretto da Jean Becker, figlio dello Jacques di Casco d’oro e Il buco. Negli anni Trenta, l’amicizia tra due uomini in una zona incontaminata intorno alla Loira, il Marais. Con André Dussolier, Michel Serrault e Isabelle Carré.
Polvere, il grande processo dell’amianto di Niccolò Bruna e Andrea Prandstaller, La Effe, ore 21,00.
Ricostruzione meticolosa della vicenda che ha opposto – attraverso un lungo processo in più riprese – la città di Casale Monferrato alla fabbrica della Eternit, imputata di aver inquinato per decenni con il suo amianto l’ambiente e aver messo in pericolo la salute pubblica (l’amianto è un grave agente patogeno e si calcola che nella zona le vittime siano state tremila). Una storia che i due registi raccontano anche attraverso le storie di alcuni abitanti e lvoratori. Il film, del 2011, ha fatto il giro di parecchi festival e ora approda in tv.
Human Nature, Class Tv, ore 20,40.
La prima collaborazione tra il genio controverso Charlie Kaufman (alla sceneggiatura) e Michel Gondry (alla regia). Era il 2001, e fu un totale insuccesso. Ma di lì a non molto i due sarebbero tornati a lavorare insieme per Se mi lasci ti cancello, con esiti ai limiti del trionfale. In Human Nature una coppia di strani scienziati – lui vuol insegnare la buona creanza ai topi di laboratorio, lei si vede crescere peli ovunque come la donna scimmia di Ferreri – trova un essere umano allo stato animale. Il triangolo è costituito da Patricia Arquette, Tim Robbins e Rhys Ifans. Io adoro Charlie Kaufman (il suo Synecdoche, New York è un capolavoro), ma detesto abbastanza il cinema childish di Michel Gondry. E son dell’idea che il miglior regista per Kaufman sia Spike Jonze, per il quale ha scritto Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee. Questo film è comunque da vedere, anche perché alquanto raro.
Anonymous, Cielo, ore 21,10.
Possibile che il Roland Emmerich di Independence Day, Godzilla (no, non quello in arrivo) e Stargate si sia messa a trafficare con Shakespeare e le furiose contese filologiche e di attribuzione sulla sua opera? Invece, incredibilmente, il regista tedesco-hollywoodiano nel 2011 manda in sala questo opulento racconto, opulento per budget e investimenti in costumi e scenografie. Dove si sposa la tesi che il vero autore di molte opere di William Shakespeare sia stato in realtà l’aristocratico Edward de Vere. Il tutto condotto secondo le regole più del thriller e dell’action che del quieto e compassato benché sontuoso period movie. Fu un insuccesso. Stroncato dai critici, disertato dal pubblico. Però lo spettacolo c’è, e il film una ri-visione tv se la merita. Con Rhys Ifans e Vanessa Redgrave quale Elisabetta regina.
The Secret Reunion, Rai 4, ore 21,10.
Meritoriamente Rai 4 continua a mandare in onda film di genere sud-coreani, di quelli che, pur non facendo il giro dei festival internazionali, son dei solidi prodotti e spesso enromi sucecssi in patria. Come questo The Secret Reunion, costruito intorno alla strano incontro tra un ex agente dei servizi sud coreani e una spia nord correana.
The Murderer (The Yellow Sea), Rai 4, ore 23,20.
Il secondo titolo sud-coreano della serata di Rai 4. Molto, molto interessante. Una finestra aperta su realtà marginali della Corea. Un tassista, oberato da debiti di gioco e disprezzato per la sua appartenenza a un’etnia socialmente emarginata, accetta di lavorare per un boss e di trasformarsi in killer.
Il paese dei balocchi, La Effe, ore 22,05.
Dcumentario che va al cuore della madre di tutte le questioni sociali di oggi, l’impossibilità di trovare, soprattutto per le generazioni nuove, un lavoro decente. Il regista Luca Pagliari segue alcuni ragazzi nella loro ricerca di un’occupazione purchessia, e ci consegna un quadro durissimo di questa Italia.

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