TRACKS (recensione). E Mia attraversa a piedi l’Australia con i cammelli

show_photo-3Tracks – Attraverso il deserto, regia di John Curran. Con Mia Wasikowska, Adam Driver, Rainer Bock, Rolley Mintuma. Tratto dall’omonimo libro autobiografico di Robyn Davidson. Il film è stato presentato in concorso alla scorsa Mostra di Venezia.
show_photo-1Nel 1975 una ragazza di nome Robyn ebbe il fegato di attraversare a piedi 2700 chilometri di deserto australiano in compagnia di quattro cammelli. Tracks ricostruisce quella formidabile avventura. Un prodotto assai dignitoso, con una brava (come sempre) Mia Wasikowska. Mancano però le follie, gli estremismi, le visioni di certi personaggi herzoghiani alla Fitzcarraldo. Un film medio assai ben fatto che potrebbe avere un’ottima carriera internazionale. Voto 5 e mezz0
show_photo-2Non di quei film che mi fanno impazzire. Sono geneticamente incompatibile con i viaggiatori e i viaggi estremi come quello intrapreso dalla protagonista di Tracks, non mi interessano nemmeno le immersioni cinematografiche nel pieno della natura, a meno che non ci sia un Werner Herzog o analogo gigante alla macchina da presa. Quando poi come in questo caso ci sono di mezzo il deserto e relativa contemplazione dell’immensità, mi sento sopraffatto dall’eccesso di retorica e mi vien voglia di abbandonare la sala (cosa che poi non faccio, essendo un puritano della visione integrale, costi quel che costi). Tracks comunque si lascia guardare, non esagera in tramonti rosso sangue come spesso capita in simili prodotti, evita quando può e come può il tremendo effetto Discovery Channel e National Geographic (pur essendo proprio il National lo sponsor dell’impresa condotta a suo tempo dalla protagonista), non si sdilinquisce troppo di fronte al meraviglioso primigenio e primitivo. Qua e là, per nobilitare un attimo il genere, la butta sul documentario antropologico-etnografico, che fa sempre guadagnare qualche punto nella scala della qualità. Il resto, certo, è quella roba lì, e bisogna esserci tagliati. Io non lo sono, sorry. Come già ampiamente pubblicizzato, Tracks ricostruisce la vera grande avventura di Robyn Davidson che nel 1975 attraversò a piedi, con quattro cammelli ma zero umani al seguito, un bel pezzo di Australia interna, 27oo chilometri con partenza da Alice Springs e arrivo sull’Oceano Indiano. Avventura che divenne un reportage sul National Geographic e poi, vista l’eco suscitata dalla faccenda, un libro-bestseller. Vedendo Tracks non sappiamo e non capiamo perché Robyn lo faccia, e in fondo non è così importante. Lei dice di voler cercare la solitudine, di avere in uggia l’umanità, e la prendiamo in parola. D’altra parte quel che ci interessa è il grado di spettacolo e la narrazione che il film riesce a produrre, mica i rovelli psicologici della sua eroina. C’è da dire che il deserto australiano non è poi così deserto, è popolato invece da un casino di gente su cui la nostra, pur in cerca del vuoto assoluto intorno a sé, inciampa continuamente. Sono fotografi, reporter, aborigeni, farmer, turisti, curiosi vari, cacciatori di autografi e foto ricordo. Qualche chilometro in solitaria, ed ecco che sbuca inesorabilmente qualcuno, spesso a rompere le scatole. La parte migliore è quella dei cammelli. Bella anche la loro storia. Lo sapevate che il maggior numero di cammelli si trova in Australia? Io no, e grazie a Dio c’è il cinema a colmarmi la lacuna. Li importarono nell’Ottocento e quando non ci fu più bisogno di loro i farmer se ne sbarazzarono, solo che prolificarono e proliferarono, e adesso son presenze fisse e selvagge là nel bush. Robyn si addestra per mesi a coabitare con loro e ad addomesticarli, nell’intenzione di usarli per il trasporto bagagli. Ne compra tre, se ne ritroverà quattro perché una cammella è incinta. Ecco, io di questo film ho adorato i cammelli, del resto potrei fare a meno. Ah sì, c’è anche un cane di nome Diggy, asai simpatico, che fa parte della compagnia traversante l’Australia. Che dire? Tracks resta abbastanza alla superficie di tutto, non ci sa restituire davvero la follia di Robyn, il suo estremismo, il suo sogno, la sua pazza determinazione, qui non c’è niente, che so, del Fitzcarraldo herzogiano, nessuna visionarietà, nessuna grandeur. Nemmeno nell’occhio del pur buon regista John Curran. La scontata maestosità del paesaggio non si fa mai elemento ipnotico e nemmeno proiezione della mente, dei suoi fantasmi. Almeno non si esagera nella retorica del viaggio come ricerca di sé, ed è già qualcosa. Dei tramonti ho detto: in dosi sopportabili. Poi c’è Mia Wasikowska, brava, molto brava come sempre. Con quella faccia tagliente, con quell’aria mai compiacente e piaciona. D’altra parte si sa da tempo che studia da Meryl Streep. Le necessarie note aspre al film le aggiunge lei. Tracks piacerà molto al pubblico e potrebbe avere nelle sale di tutto il mondo un’ottima carriera.

 

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