Cannes 2014: prime impressioni, primo bilancio. Finora qui è piaciuto TIMBUKTU

Timbuktu

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Cannes terzo giorno. Fino a questo momento (ore 14,45 di venerdì 16) ho visto 9 film, tra concorso, Un certain regard, fuori concorso e Semaine de la critique. I migliori secondo me sono La chambre bleu di Mathieu Amalric appena dato a Un certain regard e il pazzerello, avanguardistico, anarcoide FLA, film  francese che ha aperto ieri sera uficialmente la Semaine de la critique. Mike Leigh ha fatto la sua bella figura, ma il suo Mr. Turner è come inerte, privo di vitalità, per quanto buono. Tremendo The Captive di Atom Egoyan. Ma qui parlano tutti, ammirati, dell’africano Timbuktu di Abderrahmane Sissoko, di cui ho ampiamente scritto, cercando di spiegare perché non mi sia piaciuto nonostante l’enorme importanza del suo tema, l’offensiva islamista-fondamentalista in Africa. Ha avuto l’applauso più lungo, è il classico film engagé che fa impazzire le giurie e, in un momento di campagna internazionale per le ragazze nigeriane rapite da Boko Haram, potrebbe convincere tutti e portarsi a casa la Palma d’oro. Sì, è presto per dirlo, ma i segnali ci sono.

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