Cannes 2014: RELATOS SALVAJES (recensione). Viene dall’Argentina la vera sorpresa dl festival

d19f87aec9f3e306f15a584cb981aa42Relatos Salvajes (Racconti selvaggi), un film di Damian Szifron. Con Ricardo Darín, Leonardo Sbaraglia, Oscar Martinez, Erica Rivas, Julieta Zylberberg, Dario Grandinetti. Presentato in concorso.
5602d1d4a993fd0c3abb3eb7b8c19be9Nessuno sapeva niente del suo regista, un argentino prodotto dai fratelli Almodovar. E niente ci si aspettava dal suo film, un comico-grottesco a episodi. Invece è stato la vera sorpresa del festival, altro che la Rohrwacher. Un film di storie cattivissime, dark, atrabiliari, beffarde e molto divertenti, per dimostrare che nel fondo di noi c’è sempre la selvaggia bestia della caverne: basta scatenarla. Diretto discendente di I mostri di Risi, anche se il regista non lo dice. Voto 8
f381e409504d97a5757a8c197ed69eccDamian Szifron chi? Quando abbiamo visto il suo nome nella lista dei registi ammessi in Compétition siamo rimasti tutti allibiti. Ma chi è mai questo signore che viene dall’Argentina e che, anche se prodotto dai frateli Almodovar, non lo conosce nessuno al di fuori dei confini nazionali? E come mai avrà fatto a inserirsi nella lineup del festival più importante ed esclusivo del mondo? Lui e la Rohrwacher erano – sono – gli unici due non così conosciuti in un mare di noti, molto noti e venerati maestri. Bene, se la Rohrwacher ieri ha deluso, Szifron non ha deluso per niente, anzi gran divertimento e risate, anche se con retrogusto amarissimo, per il suo film, e alla fine un applausone in sala Debussy che nessuna aveva previsto. Presentato nelle note ufficiali come film a episodi comico-ironico-grotteschi, lasciava presagire il peggio. Il comico e il grottesco a un festival di solito sono un’abbinata disastrosa, e io già l’avevo virtualmente confinato all’ultimo posto della mia classifica. Invece, gran film, altroché. Szifron ha dichiarato che la sua ispirazione sono stati le Amazing Stories prodotte per la tv da Spielberg e New York Stories di Coppola, Allen, Scorsese. A me, e non a me soltanto, è parso invece che i veri antenati e modelli ispiratori siano gli italiani, italianissimi I mostri di Dino Risi e il successivo I nuovi mostri, cui anche il titolo Racconti selvaggi sembrerebbe alludere. Più un qualcosa del Marco Ferreri più dark e atrabiliare, quello della collaborazione con lo spagnolo Rafael Azcona. Relatos Salvajes fin dal titolo ci vuol far intendere che sotto la scorza dell’uomo civilizzato e educato si nascondo sempre la bestia pronta a tirar fuori le zanne, basta che le circostanze le diano modo di manifestarsi. Un film a tesi. Un film-teorema, in cui i singoli episodi, da quelli iniziali più brevi e con la struttura veloce dello sketch-barzelletta (come succedeva pure nel capolavoro I mostri) a quelli più complessi e stratificati, fungono da dimostrazione. Film per niente anarchicco come la sua violenza e carica distruttiva lascerebbe intendere, ma costruito con un visione ingegneristica, ed è questa sua struttura assai chiusa il suo vero e unico limite. Perché, per il resto, le storie sono benissimo scritte e molto, molto divertenti, la regia ha una sua autonomia, non è solo pedissequa illustrazione del racconto, ma si incarica di creare visioni, immagini, incubi che potenzino la già forte carica del testo e della drammaturgia. Con pure un uso molto elegante della macchina da presa attraverso carrellate assai autoriali. S’è visto raramente negli ultimi anni un comico-grottesco realizzato con tale consapevolezza stilistica, e bisogna riasalire al miglior Terry Gilliam (e, please, non parlatemi di Delikatessen, che è tutt’altra roba). Le storie. Un tizio considerato sfigatissimo e perdente da tutti quelli che l’han conosciuto e dalle donne che non l’hanno voluto, riunisce nemici e detrattori per la sua vendetta tremenda vendetta. Sulla strade argentine che portano laggiù verso la Patagonia un duello tra una macchina fighetta guidata da un fighetto e un catorcio su ruote guidato da un bruto si risolverà in uno scontro finale alla Mad Max. Ma i due episodi che fan grande il film sono quelli della famiglia ricca che copre il proprio figlio pirata della strada pagando un poveraccio che si prenda la colpa dell’incidente (succedeva anche in Le tre scimmie del turco Nuri Bilge Ceylan), e lì siamo in puro Risi-Monicelli, e soprattutto l’ultima storia, la più lunga e dalla costruzione più complessa. Alla sua festa di matrimonio (di un matrimonio che da qualche indizio a me è parso ebraico, ma forse mi sbaglio) la sposa si rende conto che tra gli invitati c’è l’amante del marito, e da lì comincia la sua vendetta, in un’escalation di distruzione che ricorda i più devastanti slapstick. Si comincia col poco, si finisce nella catastrofe generale. Ma con parecchi risvolti sorprendenti e un finale che davvero non ti aspetti. Signore e signori, è nato un autore che, anche se non lo sa o non lo vuole ammettere, è parente dei nostri Risi, Monicelli, Ferreri, Germi. E che gli diano un premio, se lo merita.

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8 risposte a Cannes 2014: RELATOS SALVAJES (recensione). Viene dall’Argentina la vera sorpresa dl festival

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  3. Renèe scrive:

    Lo andrò a vedere sicuramente: quando esce in Italia?
    Qualcuno dice che il regista ha voluto dimostrare troppo la sua bravura a discapito della digeribilità del film, cioè si ammirano i movimenti macchina e la regia ma la storia e i personaggi hanno poco mordente: sei d’accordo?

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