Cannes 2014: DUE GIORNI, UNA NOTTE dei Dardenne (recensione). Grande film davvero sul tema bruciante del lavoro, e per i fratelli belgi potrebbe essere terza palma

c4cbb2c578c15e34f67dc663a64047f9Deux jours, une nuit (Due giorni, una notte) di Jean-Pierre e Luc Dardenne. Con Marion Cotillard, Fabrizio Rongione, Olivier Gourmet, Pili Groyne. Presentato in concorso.
3e520722154cdf02cbc91fc9872435f3Tornano i Dardenne, e ancora una volta con un film da palmarès. Che tocca il punto sensibile dell’Europa di oggi, il lavoro a rischio. L’azienda di Sandra fa una proposta ai dipendenti: se accettate il taglio di un posto di lavoro avrete un bonus di mille euro a testa. E la vittima designata è Sandra. Farà in un weekend il giro dei colleghi per convincerli a rinunciare ai soldi e votare perché lei resti. Idea narrativa straordinaria, che permette ai Dardenne di costruire una storia avvincente come un thriller e di veicolare con la massima efficacia quanto ci vogliono dire. Marion Cotillard perfetta come proletaria depressa. Voto 8 e mezzo
8ea0be5c95de5900fbae896c83d84346Il più bel film dei Dardenne da parecchi anni in qua, meglio dei pur bellissimi Il ragazzo con la bicicletta e Il matrimonio di Lorna. Uno dei candidati forti, imprescindibili, non ignorabili, alla Palma d’oro. Altro che Alice Rohrwacher o Naomi Kawase, questo è un peso massimo. Certo, i fratelli belgi, sovrani del cinema desolato di denuncia sociale, l’han già vinta due volte, e allora si potrà, avrà senso dargliene una terza? ma poi, perché non si dovrebbe dargliela? Il film è di quelli che resteranno, per la sua capacità di centrare con precisione chirurgica e assoluta lucidità il problema di tutti i problemi di questo presente, di questa Europa, overossia il lavoro, la fatica di trovarlo quando non lo si ha, la paura di perderlo quando lo si ha, la crisi economica, la sua squassante ricaduta sulla vita, i corpi, le menti della gente. Film troppo didascalico? troppo a tesi? Ma vogliamo scherzare? I Dardenne non son mica dei rozzi agit prop, non son mica figli del cinema politico a una dimensione e dal pensiero unico. Le loro idee ce le hanno e ce le comunicano chiare e forti, ma sono bravi, molto bravi, nel genere sono i migliori di tutti. Per la semplice (anzi complessa) ragione che i Dardenne Brothers sono dei meravigliosi storyteller, dei narratori sublimi che sanno come arpionare lo spettatore, non mollarlo più, coinvolgerlo e interessarlo al loro, ebbene sì, messaggio. Cosa che li distingue dalla massa sterminata di cineasti giovani e meno giovani che li copiano e al loro magistero chiaramente si rifanno (a ogni festival si vedono almeno cinque o sei film à la Dardenne). Chi abbia sperimentato in questi anni in un modo o nell’altro l’estromissione dal lavoro non può non riconoscersi nella protagonista di Deux jours, une nuit e stare dalla sua parte, al di là delle proprie appartenenze ideologiche e politiche. L’azienda di pannelli solari in cui lavora Sandra è in crisi causa delocalizzazione e concorrenza asiatica e deve ristrutturare, ridurre i costi, tagliare. Ai suoi dipendenti, meno di venti, fa una proposta. Se accetteranno il licenziamento di uno di loro, gli altri riceveranno un bonus di mille euro a testa. La vittima designata è Sandra. Si vota, non segretamente, e la maggioranza decide per il bonus. Ma lei, spinta da una collega e dal marito, impugna la chiamiamola così sentenza, chiede che sia rifatta la votazione per indebita intromissione del capo, e che sia rifatta segretamente. Sta per scattare il weekend. Il nuovo scrutinio sarà il lunedì. Le restano due giorni e una notte per contattare i colleghi e convincere la maggioranza di loro a rinunciare al bonus. Sandra, reduce da una depressione (ed è il motivo per cui si è deciso di tagliare proprio lei, ritenendola meno produttiva di prima), non vorrebbe combattere quella battaglia, ma il marito la incita, e comincia così il giro delle telefonate, gli incontri con i colleghi. Idea narrativa straordinaria, che ci incolla allo schermo, ansiosi come siamo di vedere se la caccia al voto della protagonista avrà successo, se lei salverà la pelle in quel giorno del giudizio, dell’ordalia. Uno schema drammaturgico collaudato, che ricorda da vicino quello di La parola ai giurati di Sidney Lumet dove un probo cittadino cercava di convincere i colleghi giurati, uno dopo l’altro, dell’innocenza di un ragazzo accusato di omicidio e votare per la sua assoluzione. La progressione è la stessa, con Marion Cotillard/Sandra nel ruolo che in quel film era di Henry Fonda. Deux jours, une nuit è straordinario per la tensione, e per come mette di fronte tutti gli interpellati a una scelta morale. Svelando quel che del resto già si sapeva molto bene, che la solidarietà (di classe, si sarebbe detta un tempo) non è per niente scontata ed è un bene oggi sempre più deperibile. Che quando il pericolo incombe, la tentazione si sopravvivere sbranando il proprio simile è forte. Ci sono colleghi che non esitano ad appoggiare Sadra, ma c’è chi non si fa trovare, si nega al telefono, punta a intascare i mille euro anche per futili motivi, ci sono mogli che vorrebbero stare dalla parte di Sandra ma i mariti glielo impediscono, ci sono mariti pronti a rinunciare ai soldi ma mogli iene che quegli euro li vogliono, eccome. Il viaggio della protagonista scopre pezzi di varia umanità e disumanità, componendo un ritratto di allarmante esattezza antropologica, attraversando un mondo piccolissimo-borghese di minimo benessere sotto minaccia, in una semiperiferia che è ogni periferia d’Europa. Alla fine ci si commuove. Film importante. Se il capolavoro è solo sfiorato non è, come ho sentito da qualcuno, per schematismo o manicheismo, è semmai per una certa meccanicità e ripetitività nella narrazione e nelle situazioni, anche se i Dardenne son bravi a ogni nuovo incontro di Sandra a inserire varianti e sfumature su quello che resta inevitabilmente sempre lo stesso tema. Marion Cotillard è assolutamente credibile nella parte della proletaria angosciata, depressa, dimessa, avvilita. Gran prova, per una star come lei. Forse piange qualche lacrima di troppo, ma ha convinto tutti e sarà difficile portarle via stavolta il premio come migliore attrice. Alla fine, l’applauso più lungo e convinto che si sia sentito a questo festival a una proiezione stampa.

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