Cannes 2014, vincitori e vinti. Palma d’oro al film migliore. Alla Rohrwacher (Grand Prix) è andata di lusso

Sono appena uscito dalla Salle Debussy dove avrebbero dovuto proiettare su grande schermo la diretta della cerimonia di premiazione di questo Cannes 67. Avrebbero, perché su un’ora di cerimonia per almeno quaranta minuti non si son viste le immagini, si sentiva solo l’audio (e solo en français, ovvio). Fosse capitata a Venezia una roba del genere, saremmo già qui a flagellarci, a lamentarci della solita Italietta e del nostro inarrestabile declino e quant’altro. Siccome è successo a Cannes, Francia, terra di grandeur, nessuno dirà niente, nessuno si autoflagellerà, e l’uragano di fischi per questa débacle tecnica se lo ricorderanno soltanto quelli che erano in sala. Ma facciamo subito il riassunto dei premi. Cliccare sul link per leggere la mia recensione dei film premiati.

PALMA D’ORO
Winter Sleep di Nuri Bilge Cylan
Il più bello, il mio preferito, il migliore di questo festival (controllare, please, la mia classifica). Temevo una palma folle, tipo Naomi Kawase o giù di lì, è andata bene, benissimo. Brava invece la giuria a identificare il giusto vincitore.

foto dal sito del festival

foto dal sito del festival


GRAND PRIX

Le meraviglie di Alice Rohrwacher
Visto che un premio grosso a una donna doveva andare, meglio la Rohrwacher che la Kawase. Però, diciamolo, Le meraviglie, pur interessante e rivelatore di un sicuro talento, è stato sopravvalutato in sede di palmarès. La Rohrwacher accenda molti ceri. Chissà come ci sarà rimasto il regista russo di Leviathan, o i Dardenne (cui non è andato niente di niente). Strano speech della Rohwacher che si è ingarbugliata su una strana faccenda di api, vecchiaia e reumatismi, anche un po’ gaffeuse visto l’età della signora Loren che le aveva appena consegnato il premio.

foto dal sito del festival

foto dal sito del festival


MIGLIORE REGIA

Bennett Miller per Foxcatcher
Giusto, stragiusto, strameritato. Foxcatcher è una delle sorprese di Cannes 67 e farà molta strada. Peccato non abbiano premiato gli attori.

PREMIO DELLA GIURIA
ex aequo a Xavier Dolan per Mommy e a Jean-Luc Godard per Adieu au langage
Strano accoppiamento, il decano (anni 84) e il ragazzino (anni 25). Certo, se metti in concorso un film di Godard, che è Godard, un premio poi sei obbligato a darglielo. Ma non si poteva inventare qualcosa ad hoc? Così suona per lui come una diminutio, una consolazioncina, una robuccia, e anche Dolan ha tutto il diritto di lamentarsi, si meritava un premio tutto per sé, mica in condominio. Ma almeno il genietto canadese è entrato nel palmarès, mica come a Venezia dove hanno ignorato il suo Tom à la ferme, qui sono più astuti e pronti a riconoscere il talento.

MIGLIORE ATTRICE
Julianne Moore per Maps to the Stars
Mica ci possiamo lamentare, Julianne è una con un curriculum mostruoso, poi si tratta sempre di un film di David Cronenberg. Qui Julianne Moore ha il coraggio di interpretare un personaggio ultracamp e oltraggioso, con tanto di scena sul wc e pupù che sonoramente cade e lei che si pulisce con la carta igienica. La giuria dev’essere rimasta impressionata dalla sua audacia. Ancora una volta niente a Marion Cotillard, Cannes decisamente non la ama (non premiata per Un sapore di ruggine e ossa due anni fa, ignorata l’anno scorso per The Immigrant).

MIGLIORE ATTORE
Timothy Spall per Mr. Turner
Avrei preferito i tre di Foxcatcher o il ragazzino di Mommy di Xavier Dolan, ma va bene anche così. Il solito attore inglese che con Mike Leigh dà il massimo. Certo che con quel discorso di ringraziamento non la finiva più, stavano tirandolo giù a forza dal palco. Imbarazzante.

MIGLIORE SCENEGGIATURA
Andrey Zvyagintsev e Oleg Negin per Leviathan
Premio sacrosanto, però il film, un gran film, meritava di più, tipo il Grand Prix andato invece alla Rohrwacher. Per Zvyagintsev vale lo stesso discorso fatto per Dolan: almeno è entrato nel palmarès. Leviathan farà molta strada.

CAMERA D’OR
(premio assegnato da una speciale giuria, stavolta presieduta da Nicole Garcia, alla migliore opera prime tra tutte quelle presentate non solo nella selezione ufficiale del festival – Concorso, Un certain regard, fuori concorso – ma anche nelle due rassegne amiche ma indipendenti dal festival, la Quinzaine des Réalisateurs e la Semaine de la critique)
a Party Girl di di Maria Amachoukeli, Claire Burger, Samuel Theis.
Insomma, si è visto di meglio in fatto di opere prime. Però questo film, che ha aperto Un certain regard, era molto sostenuto dai francesi, e ieri si era già preso il premio per il miglior ensemble proprio dalla giuria di Un certain regard. Dettaglio interessante: uno dei tre registi, Samuel Theis, è il figlio della protagonista, e la storia raccontata è quella vera di sua madre Angélique. Di quei film che piacciono immensamente al pubblico.
Potrebbe diventare un ottimo successo al box office.

GLI SCONFITTI
I fratelli Dardenne e il loro bellissimo, importante, Deux jours, une nuit. Credo sia la prima volta che loro, già vincitori di due palme, escano da Cannes senza niente. E grande sconfitta è anche la loro interprete, Marion Cotillard. Tutti si aspettavano qualcosa anche per l’africano Timbuktu. Io un premio all’argentino Relatos Salvajes, vera sorpresa di Cannes 67, l’avrei dato.

 

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