Cannes 2014: AMOUR FOU di Jessica Hausner (recensione). La regista di ‘Lourdes’ racconta un doppio suicidio illustre

b1053bd5827adbf8d045108ebec675aeAmour fou, un film di Jessica Hausner. Con Birte Schnöink, Christian Friedel, Stephan Grossmann, Sandra Hüller, Holger Handtke, Barbara Schnitzler. Presentato a Un certain regard.
Schermata 2014-05-31 alle 18.49.39Non ha ricevuto una calorosa accoglienza, questo film che racconta (prendendosi molte libertà) il suicidio del drammaturgo-scrittore sette-ottocentesco Heinrich von Kleist e della sua amica Henriette Vogel. Ci si aspettava un period movie assai palpitante e, ebbene sì, di disperato romanticismo. Hausner invece confeziona un’opera sottile e ambigua, distanziata e cerebrale, con personaggi di cui non riusciamo ad afferrare le ragioni. Un film spiazzante. Voto 7 e mezzo
cfecc44ef51c727815dde13ee10cb4e7Temo, il film più sottovalutato di tutto Cannes 67. Piaciuto poco o niente alla stampa. Dimenticato in sede di palmarès di Un certain regard, la sezione minore (o seconda) in cui era stato confinato benché la sua regista, l’austriaca Jessica Hausner, venisse da una bellissima riuscita come Lourdes. È che Hausner non concede niente a critici e spettatori, titola Amour fou un film che poi non mette in scena nessuna travolgente passione ma, semmai, solo un’ossessione, quella per la morte, e dunque spiazza e delude chi già si apprestava a degustare un bel period movie sul drammaturgo-scrittore (romantico?) tedesco Heinrich von Kleist e il suo suicidio in coppia con la signora Henriette Vogel.
Von Kleist, vale a dire l’autore tra Sette e Ottocento di Il Principe di Homburg e di Pentesilea, di Michael Kolhaas e La marchesa von O. E tra le sue opere la più apertamente citata in Amour fou è proprio La marchesa von O., il che è già un indizio sulla voluta ambiguità e sull’elusività con cui Jessica Hausner ci racconta la storia, ispirata sì al caso von Kleist-Vogel, ma con parecchia libertà di interpretazione rispetto ai fatti. Ad aver sconcertato l’audience di Cannes è – credo – il fatto che la regista austriaca prosegua, come già in Lourdes, nella sua pratica del dubbio e dell’indeterminatezza, della vanificazione delle certezze, e se nel suo meraviglioso film precedente esplorava senza mai pronunciarsi nettamente e prendere partito i confini tra miracolo, simulazione e autoinganno, stavolta fa lo stesso con quella strana cosa che convenzionalmente si chiama amore, ma che forse è altro o proprio non è.
Progetto difficilissimo, da funamboli, e difatti Amour fou non ha sempre la grazia e la compattezza, e il nitore, di Lourdes, non ne eguaglia la perfezione cristallina, presentando inciampi narrativi, ingorghi, zone buie, rallentamenti, incongruenze. Eppure nei momenti in cui Hausner riesce a tenere miracolosamente insieme la complessità della sua materia, ne esce un film prismatico, capace di sprigionare tinte e toni diversi non appena varia, anche solo millimetricamente, il suo punto di vista sul proprio oggetto, o non appena siamo a noi a variare il nostro. Amour fou è una grande avventura visiva e concettuale, qualcosa che, spero, emergerà alla distanza come un’opera notevole e imprescindibile nonostante la tiepida e malmostosa, per non dire peggio, accoglienza a Cannes.
Incredibilmente riesce anche a essere divertente, questo film, a farci sorridere con la surrealtà di un Heinrich von Kleist che, posseduto dalla sua idea di trovare una compagna con cui ammazzarsi, se ne va in giro per la Berlino del primo Ottocento a chiedere “Volete morire con me?”. Ci prova prima con la cugina, di cui è innamorato e che crede innamorata di lui, ma la risposta della signora è un educato ma fermissimo e saggio no. Non è che Heinrich si dia per arreso, anzi. Intuisce di aver trovato la sua complice allorquando conosce Henriette Vogel, giovane donna sposata a un brav’uomo e madre amorevole, che, credendosi condannata a morte da una malattia grave, accetterà  la folle proposta del giovane dramaturgo. Ci sarano esitazioni da parte di lei, ci sarà un goffo primo tentativo, fino a quel che sappiamo. Non emerge nessun maledettismo romantico dalla lettura data da Hausner, semmai quella di Heinrich von Kleist è lucida follia, nera malinconia, rifiuto del mondo, voluttà nichilista, tutto, ma è davvero difficile chiamare questa cosa amore, anche aggiungendoci l’aggettivo fou. Fedele alla propria vocazione all’amiguità e all’indeterminatezza, Jessica Hausner ci mostra, ma pochissimo ci spiega. A lasciarci esterrefatti è che tra Heinrich e Henriette non c’è nessuna passione, solo, almeno così pare, un patto di morte, di cui peraltro ci restano oscuri e inesplicati i motivi. Perché von Kleist non si uccide da solo? perché coinvolge un’altra persona? perché Henriette si fa coinvolgere? Domande e ancora domande. Amour fou scorre davanti ai nostri occhi come una commedia-tragedia dell’assurdo di cui invano cerchiamo di indovinare il senso. Il tutto in una messinscena fredda, ironica, sottile, distanziante, molto lontana anche da film precedenti che a un primo sguardo sembrerebbro affini, come La marchesa von O… di Eric Rohmer o Barry Lyndon di Syanley Kubrick. C’è un’attenzione alla minuscola vita quotidiana, un tono volutamente dimesso, pur nella perfetta ricostruzione d’epoca, che a me ha ricordato se mai il lontano (anno 1967) Cronaca di Anna Magdalena Bach di Straub-Huillet. Non c’è, da parte di Hausner, complicità con i suoi personaggi, anche se la simpatia per Henriette è evidente. La sua scelta è quella dell’osservatrice, e a noi spettatori non resta che fare altrettanto.

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