Stasera in tv CORPO CELESTE, il primo film di Alice Rohrwacher (dom. 1 giu. 2014)

Corpo celeste, un film di Alice Rohrwacher. Rai 5, ore 22,57.
Con Anita Caprioli, Yle Vianello, Pasqualina Scuncia, Renato Carpentieri.
alice_rorwacher-corpo_celesteL’Alice dei miracoli, l’Alice Rohrwacher neovincitrice a Cannes nientemeno che del Grand Prix con il suo Le meraviglie, ha fatto il suo esordio da regista nel 2011 proprio con questo film. Lei aveva 29 anni, il film trovò subito accoglienza in una vetrina importante come La Quinzaine des Réalisateurs a Cannes, e avrebbe poi fatto il giro di parecchi festival raccogliendo riconoscimenti di vario tipo. Solo che nei cinema italiani apparve e subito scomparve, ennesima meteora di un sistema distributivo impazzito o forse ormai incapace di imporre in sala qualcosa di non così mainstream. Ora, non ho amato Le meraviglie (la mia recensione da Cannes), uno di quei film abbozzati e mai conclusi che procedono per accumulo di dettagli – alcuni anche azzeccati, certo – senza mai trovare né una direzione né un baricentro. Film sopravvalutato, con il limite grosso di girare intorno alla figura autoritaria e minacciosa del suo padre-padrone senza mai il coraggio di farci davvero i conti, anzi assolvendolo, in una specie di sindrome di Stoccolma in versione cinematografica. Molte delle cose di Le meraviglie c’erano già tutte in questo Corpo celeste. Una protagonista ragazzina e il suo complicato essere nel mondo. Una famiglia non media e percorsa da parecchi casini. Il legame tra Europa mediterranea e centro-nord Europa: in Corpo celeste una famiglia che ha abitato per dieci anni in Svizzera e poi tornata nell’originaria Reggio Calabria, in Le meraviglie un padre tedesco impiantatosi in Etruria.
La famiglia che torna a Reggio comprende la madre ancora giovane e bella, e le due figlie, la più grande, e Marta, 13 anni. È intorno a lei che ruota il film. Anche qui si procede in modo erratico per frammenti, per disegni veloci. In casa per Marta son problemi e tensioni, soprattutto con la sorella maggiore e per via di un padre che non c’è. Fuori la sua vita è a scuola e soprattutto in parrocchia, dove si prepara con un corso di catechismo all’imminente cresima. È la parte migliore, quella con una bizzarra insegnante di catechismo che non esita a usare la canzonette e i balletti simil-televisivi e i cori, insomma la video pop-culture, per coinvolgere i suoi allievi. Un quadro nitido della confusione e della commistione di modi e pure di valori di questa Italia, oggi. Intanto il parroco traffica in voti per il boss politico della zona, l’ambiente intorno è sempre più degradato, la religione è ridotta a mercimonio, l’insegnante di catechismo sogna una storia d’amore con il parroco. E un crocefisso finirà in mare. Alice Rohrwacher mostra già tutte le sue qualità (una propria visione di cinema e un proprio stile, la capacità di dirigere gli attori, le escursioni leggere nell’eccentrico e quasi nel fantastico), ma anche la riluttanza a costruire, ad architettare una storia. I suoi due film sono, anche, troppo simili e sempre con un retrogusto vagamente autobiografico. Vero che ogni autore gira sempre intorno a se stesso e alle proprie ossessioni, ma forse per Rohrwacher è un po’ troppo presto per fossilizzarsi e autoreplicarsi, no?

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