Il film da non perdere stasera in tv: GERMANIA ANNO ZERO di Roberto Rossellini (lun. 23 giu. 2014)

Germania anno zero, Rai Storia, ore 21,30.
GermaniaAnnoZero-EdmundFilm enorme, più amato oggi, e più compreso, di quanto non lo sia stato al suo apparire, nel 1948. Ultimo della trilogia rosselliniana dedicata alla guerra dopo Roma città aperta e Paisà, Germania anno zero è anche dei tre l’opera più radicale e perturbante, quella in cui il regista più esplora le possibilità del mezzo e del linguaggio cinema (il lungo piano sequenza del bambino attraverso le macerie) lasciandosi alle spalle l’ortodossia e i codici stretti del neorealimo per addentrarsi in altri territori come il melodramma. Escursione in terra straniera, nella Germania, anzi nella sua capitale Berlino distrutta dalla guerra, umiliata dalle potenze occupanti, prostrata anche moralmente dalla sconfitta del Terzo Reich. Protagonista un bambino di dodici anni, Edmund, che nel suo destino di derelitto e ultimo tra gli ultimi riassume tutta la Germania di allora. Il più piccolo di una famiglia ridotta allo stremo, madre morta, padre malato, fratello maggiore ex soldato della Wehrmach ora senza futuro, una sorella disposta a vendersi agli occupanti. Un degrado interno-familiare che rispecchia quello esterno, della città diroccata e dilaniata dalle bombe e dai combattimenti furiosi prima della capitolazione eppure capace di sprigionare sullo spettatore un fascino immenso (sì, è proprio il caso di parlare di ruin porn). Sono le rovine di Berlino, sono quei palazzi smembrati i protagonisti veri, sono loro a dettare i destini dei personaggi, a imprigionarli senza lasciare loro scampo, trasformandosi in un’immensa prigione a cielo aperto che segna pure invisibilmente i confini invalicabili della narrazione. Germania anno zero è anche un prezioso documento di quegli anni, di quella stagione, di quella Berlino, inserendosi nel non lunghissimo elenco di film dislocati nelle grandi città del centro Europa post-bellico come Il terzo uomo di Carol Reed, Scandalo internazionale di Billy Wilder e quello che tutti li cita e attraversa, il recente Intrigo a Berlino di Steven Soderbergh (film sbagliato eppure assai interessante, da vedere assolutamente). Il ragazzino Edmund nel suo vagabondare in cerca di cibo e risorse si imbatterà in un suo ex insegnante, un fanatico nazista che nulla ha rinnegato e che ora si nasconde per sfuggire alla cattura. Un cattivo maestro che lo manipola, continuando a instillargli idee malsane sulla supremazia tedesca e sul diritto superomistico a oltrepassare la morale, in un delirio di cui Edmund diventerà il terminale, l’oggetto e la vittima. Con esisti devastanti, e un finale tra i più crudeli e tragici che il cinema ricordi. Finale dostojevskiano come oggi nessun cineasta potrebbe girare. Un film che, nella sua carica disturbante, non risparmia nemmeno allusioni e sospetti sulla pedofilia del maestro. Capolavoro senza se e senza ma.

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