Recensione: TRANSFORMERS 4 – L’era dell’estinzione. Un lungo orgasmo robotico-metallaro senza un attimo di tregua

117476_galTransformers 4 – L’era dell’estinzione, un film di Michael Bay. Con Mark Wahlberg, Stanley Tucci, Nicola Peltz, Li Bingbing, Jack Reynor.
117470_galQuasi tre ore di sbrang e scrash tra robottoni che si scontrano e mettono a ferro e  fuoco il mondo. Senza un attimo di tregua. Solo picchi, climax, momenti di tutto-pieno, e mai un attimo di requie. Con una trama incomprensibile. Puro ‘techno-futuristic porn’. Michael Bay esagera come sempre, più di sempre. E però, qua e là, emerge qualcosa che somiglia al buon cinema, che ci lascia intravedere l’altro Bay, quello bravo di Pain and Gain. Voto tra il 5 e il 6
103408_galChissà a quale estinzione si riferisce il sottotitolo, visto che i robottoni che amano mascherarsi in forma di autoveicoli vari son più che mai kickin’ and alive, e continuano a combattere e combattersi (senza farci capire granché del perché, e di chi siano i buoni e i cattivi) sotto i nostri occhi. Che facciamo, ci uniamo al coro di quelli che Michael-Bay-è-il-peggior-regista-in-circolazione? Il coro che esecra, stigmatizza, si scandalizza, perché questo signora mia mica è un film, solo un gigantesco e triviale videogame per i consumatori globali dai neuroni poco funzionanti e sinapsi devastate.
Nella recensione perfidissima che ne fa l’esimio Peter Bradshaw del Guardian, uno dei dieci critici al mondo che fan davvero opinione (fors’anche meno di dieci), si tira in ballo la categoria di techno-futuristisc porn, e devo dire che sulla saga Transformers, e soprattutto su questo quarto episodio, è difficile non essere d’accordo. Se nel porno-porno contan solo le scene di sesso esplicito e il resto niente, qui è tutto un orgasmo, senza mai un attimo di requie, mai una pausa, mai un down. Un orgasmo (preferite acme?) continuo, ossessivo, di scontri, battaglie, robottoni contro altri robottoni, grattacieli anzi intere città che cadono a pezzi, fuochi e fumi da apocalisse, e umani contro mostri e mostri contro umani, e fragori, clangori, stridori, rumori di ferraglie che cozzano, esplosioni, scoppi, devastazioni. Oltretutto per la durata, pazzesca, insostenibile, di due ore e 46 minuti, insomma quasi tre. Che uno se ne esce pensando che Michael Bay sia ormai un po’ fuori di testa, che nessuno – basti confrontare con gente come Christopher Nolan o James Cameron che di cine-colossi sa qualcosa – ha il suo stesso ardire, la pazzia, anche la cafonaggine di confezionare pim-pum-pam e crash e sbrang così lunghi, così intensi, così ripetuti, così spudoratamente fallici e muscolari.
La trama? Cosa volete che sia la trama, ché se nel porno tutto deve essere funzionalizzato  e finalizzato alla scopata senza perder troppo tempo, in questo caso, mutatis mutandis, gli interstizi narrativi tra uno sbrang e l’altro son ridotti al minimo, giusto per illudere che ci sia una qualche storia. Se poi uno non è un cultore adorante della saga, fa fatica a distinguere tra Autobots (i buoni) e Decepticons (cattivi), che si assomiglian tutti. Ci sono poi, se ho ben capito, pure i Dinobots. Con degli umani tremendissimi e feroci che hanno a che fare con la Cia-ci-spia e il (mal)governo Usa e danno la caccia ai buoni robot per cavarne la materia con cui forgiare dei SuperTransformers ancora più potenti, e soprattutto asserviti. Pare ci sia anche un complotto interplanetario, ma lì mi sono perso, ecco. Fatto sta che il leader dei buoni Transformers rimasti, mica tanti, il signor Optimus Prime, deve guidare la resistenza contro una serie di cattivissimi, e a dargli una mano sarà un meccanico-inventore texano, la sua figliola bionda e fichissima e il fidanzato di lei. Non chiedetemi di più, che tra tutti quegli scontri e quello sferragliare a un certo punto nell’intricatissimo plot mi sono smarrito, e non mi pare comunque un gran problema.
Però prima di sparare a zero su Michael Bay ci penserei un attimo. Primo: il signor Bay ha dimostrato nel suo film dell’anno scorso, Pain and Gain, buonissimo film, ottima sorpresa, di saperci fare con la black comedy, genere parecchio difficile in cui tanti han finito col soccombere, invece lui no. Secondo: se nell’immane casino di Transformers 4 (che oltretutto ho visto in 3D Imax, con detriti a pioggia e spunzoni che mi venivano in faccia in continuazione) ci si riesce a mantenere abbastanza lucidi, si potranno apprezzare certi momenti. Non dico tanti, dico certi. La scena di Cade Yaeger (Mark Wahglberg, al solito perfetto quale blue collar, anzi white trash) nel cinema dismesso e cadente, e l’incontro con il camion-Optimus, sono notevoli. La parte finale ambientata in Cina – et pour cause, visto che è quello il nuovo grande mercato per i blockbuster americani, difatti Transformers 4 vi sta realizzando incassi pazzeschi che neanche in patria – riesce ad allineare sequenze pregevoli. La fuga di Cade nel falansterio di Shanghai, con quelle cadute da un balcone all’altro, è fantastica, la nave spaziale calamita con quel piroscafo risucchiato pure. Troppo poco? Diciamo che basta a farci intravedere l’altro Michael Bay, quello che sa essere bravo quando vuole, mica solo un pornografo di spazzatura techno-futuristica.

 

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