Festival di Locarno: perché andarci (e le 10 esperienze da non farsi mancare)

'Cure - The LIfe of Another' di Andrea Štaka. Concorso internazionale

‘Cure – The LIfe of Another’ di Andrea Štaka. Concorso internazionale

Mia Farrow: le verrà consegnato il Leopard Club Award

Mia Farrow: le verrà consegnato il Leopard Club Award

'Listen Up Philip' di Alex Ross Perry. Concorso internazionale

‘Listen Up Philip’ di Alex Ross Perry. Concorso internazionale

Chiamarlo piccolo festival è un delitto. Il Locarno Film Festival, arrivato alla sua edizione numero 67 (apertura il 6 agosto, chiusura il 16), è un colosso da 150 film inediti, compresi i corti, cui si aggiungono infinite altre visioni. Uno dei quattro festival maggiori d’Europa, uno dei primi dieci al mondo nonostante la concorrenza globale. Con il suo epicentro in Piazza Grande, già bella di suo e ancora meglio con lo schermo gigantesceo – no, non è un’esagerazione – che ogni sera attira migliaia di spettatori da tutta la Svizzera, dall’Italia, dalla Germania, gente competente e appassionata capace di sfidare la pioggia con i canonici impermeabili gialli per non perdersi lo spettacolo. Programma diviso in due, a rappresentare la doppia anima-vocazione del LFF. Da una parte Piazza Grande, con un cinema-cinema da platea multiforme, dall’altra sezioni come il Concorso, la più sperimentale Cineasti del presente, la quasi nuova Signs of Life, più votate all’esplorazione, anche all’azzardo, con però ampie e fruttuose connessioni e travasi tra le due zone. Tracciare un percorso in un festival con centinaia di proposte come questo non è mica così facile, buttare lì dei consigli ancora meno, ma proviamoci. Con la solita avvertenza: un festival lo si giudica vivendolo, e i film li scopri belli o brutti solo vedendoli. Sulla base del programma, ecco dieci esperienze che un visitatore cinefilo a Locarno deve provare. (Tutto il programma, giorno per giorno, lo trovate a questo link)
1) A occhi spalancati in Piazza Grande. Ripeto, insisto. Vedersi un film la sera sul maxischermo è qualcosa di speciale, davvero. Tra il molto in programma in piazza, anche la prima europea di Lucy, l’ultimo Luc Besson con una Scarlett Johansson supereroina. Uscito venerdì scorso negli Stati Uniti, ha incassato nel primo weekend la bellezza di 45 milioni di dollari, oltre ogni aspettativa. Consiglierei poi di non mancare in piazza Sils Maria di Olivier Assayas, visto a Cannes e, garantisco, bellissimo. Protagonista Juliette Binoche che per l’occasione sarà a Locarno a ricevere l’Excellence Award Moët & Chandon. Ancora: un superclassico come Il gattopardo, scelto per rappresentare sullo schermo più grande la retrospettiva dedicata a casa Titanus. Con forti legami all’attualità, e dunque molto atteso, Dancincg Arabs dell’israeliano Eran Riklis, il regista di successi internazionali come Il giardino di limoni e La sposa siriana. Tutto il programma di Piazza Grande.
2) A caccia del Pardo. Sono in diciassette a correre per il Pardo d’oro, massimo premio del LFF. Nomi consacrati come Paul Vecchiali (Nuits blanches sur la jetée) e il portoghese Pedro Costa (Cavalo Dinheiro). Autori che sono oggetto di devozione cinefila come il francese Eugène Green (La Sapienza, una coproduzione anche italiana). Gente su cui puntare decisi, come l’indie-americano Alex Ross Perry (Listen Up Philip). A rappresentare l’Italia Perfidia, secondo lungo del sassarese Bonifacio Angius. Potrebbe essere una sorpresa. Però inutile negarlo, un super favorito per il Pardo c’è. Sarà difficile per tutti, anche per la giuria, dribblare From What is Before del filippino Lav Diaz, guru del cinema più radicale, totem di tutti i cinefili spinti. L’anno scorso era il presidente di giuria a Locarno, quest’anno va in concorso con un film smisurato com’è sua abitudine: 338 minuti. Tutti i film del Concorso internazionale.
3) Polanski Masterclass. Giovedì 14 Roman Polanski con la moglie Emmanuelle Seigner introdurrà la proiezione del suo La venere in pelliccia in Piazza Grande, venerdì 15 alle ore 16,15 a La Sala terrà una lezione di cinema aperta al pubblico. Occorre dire altro?
4) Cine-esplorazioni. Il bello dei festival, massimamente di Locarno che è zona aperta e franca per ogni possibile esplorazione, è di poter andare alla ricerca del nuovo, del mai visto, del raro, di quello che oggi nessuno conosce ma di cui tutti parleranno domani. Degli autori che ancora non sono dei maestri, ma lo diventeranno. Delle cinematografie più lontane ma non più periferiche. Qui ci si deve affidare all’intuito e anche un po’ alla buona sorte, cercando soprattutto nel Concorso internazionale e ancora di più in Cineasti del presente (per non parlare dei corti, cui è dedicata una competizione a parte). Come saranno La creazione di significato di Simone Rapisarda Casanova, Un jeune poète del francese Damien Manivel, They Chased Me Through Arizona dello svizzero Matthias Huser, Lelaki Harapan Dunia del malese Liew Seng Tat, tutti a Cineasti del presente? Inutile fare previsioni, qui bisogna giocare alla roulette, scegliere un film, puntarci sopra e andarlo a vedere. Solo dopo si capirà se è bufala o capolavoro. Tutti i film del Concorso internazionale.
5) Casa Titanus. La retrospettiva, una delle tradizioni di Locarno, è dedicata stavolta alla Titanus, casa di produzione della famiglia Lombardo cui si devono centinaia di titoli che han fatto grande il nostro cinema. Tra cose massimamente popolari e altre di rigorosa autorialità. Un marchio, quello della Titanus, ancora sul mercato. Decine i titoli in programma. Il pop vero di Poveri ma belli, Pane amore e fantasia, I figli di nessuno, e il cinema firmato di I giorni contati di Elio Petri, I fidanzati di Olmi, Estate violenta e La ragazza con la valigia di Zurlini. Più il leggendario Il gattopardo, vertice della casa. Ci saranno Dario Argento a introdurre il suo L’uccello dalle piume di cristallo e Rita Pavone e Giancarlo Giannini per Non stuzzicate la zanzara di Lina Wertmüller. Cose speciali che non mi vorrei perdere: Il demonio di Brunello Rondi (1964) e La frusta e il corpo di Mario Bava (1963). Programma della retrospettiva.
6) Mia Farrow elle-même. Verrà a ritirare, l’8 agosto, il Leopard Club Award, e la curiosità è tanta. Anche di vederla in faccia. Ha già detto che non vuole parlare di Woody Allen, quindi inutile provarci.
7) Ospiti e premiati. Di Mia Farrow e Juliette Binoche s’è detto. Pardo d’onore a Agnès Varda e Pardo alla carriera allo spagnolo Victor Erice, regista appartato di non molti film, però capisaldi della storia del cinema (come Lo spirito dell’alveare e El Sur). Pardo alla carriera – gli verrà consegnato il 6 agosto in Piazza Grande – anche a Jean-Pierre Léaud, attore alter ego di Truffaut in tanti suoi film e totem della Nouvelle Vague. Variamente premiati e dunque presenti anche Armin Mueller-Stahl, Giancarlo Giannini, la produttrice di Hong Kong Nansun Shi. Arriverà Melanie Griffith a presentare il corto da lei interpretato Thirst.
8) 3D d’autore: Godard e gli altri. Ormai il 3D è anche cosa da festival, non più solo da platee-popcorn della domenica. Imperdibile Adieu au langage di Jean-Luc Godard, già in concorso a Cannes 2014 e qui fuori concorso. Godard visto con gli occhialoni è un’esperienza, garantisco. In 3D pure Lisbon Revisited del portoghese Edgar Pera (fuori concorso) e l’altamente spettacolare Young Detective Dee di Tsui Hark, nella miniretrospettiva dedicata alla produttrice Nansun Shi, e chi aveva amato Detective Dee non si perda questo prequel.
9) Esperienze estreme. Le 5 ore e quaranta del già citato From What is Before del filippino Lav Diaz. Ma fuori concorso ci sono anche due film del più austero cineasta del secondo Novecento e di oggi, Jean-Marie Straub, A propos de Venise e Dialogue d’ombres, co-firmato con Danielle Huillet. Nella sezione Signs of life, dedicata alle “nuove frontiere del cinema”, non mi vorrei perdere il documentario The Immortal Sergeant del siriano Ziad Kalthoum, Amori e metamorfosi di Yaniva Yariv e soprattutto Fils de (What’s Your Job Daddy?) del pornoregista francese HPG che tre Locarno fa aveva presentato I movimenti del bacino con Eric Cantona. Stavolta si interroga su cosa voglia dire essere padre e, insieme, un pornoautore.
10) Il festival dei festival. Locarno 67 è, nelle sue innumerevoli proposte catalogate sotto le più varie etichette, anche l’occasione per ripescare film importanti passati in altri festival. Di Adieu au langage di Godard e Sils Maria di Assayas già dati a Cannes s’è detto. Ma in Piazza Grande c’è anche Geronimo di Tony Gatlif, sempre da Cannes 2014 (dov’era fuori concorso). Visto che nella giuria presieduta dal Gianfranco Rosi di Sacro GRA c’è pure il cinese Diao Yinan, verrà proiettato il suo Black Coal, Thin Ice vincitore a sorpresa dell’Orso d’oro lo scorso febbraio alla Berlinale. In una selezione di film africani spunta l’etiope Difret che sempre alla Berlinale ha vinto il premio del pubblico nella sezione Panorama. Imperdibile The Tribe dell’ucraino Myroslav Slaboshpytskiy: alla Semaine de la critique a Cannes ha razziato tutti i premi disponibili.

Questa voce è stata pubblicata in anticipazioni, cinema, Container, Dai festival, festival, film e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Festival di Locarno: perché andarci (e le 10 esperienze da non farsi mancare)

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.