PASOLINI di Abel Ferrara: cosa ci rivela il trailer

Copia di Schermata 2014-07-31 alle 18.05.39

UPDATING: il trailer di Pasolini è stato rimosso su ingiunzione di distributori e produttori.

Sarà consentito farsi un’opinione e magari dire qualcosa su Pasolini di Abel Ferrara dopo che a Stracult su Rai2 ne è stato svelato il trailer? Trailer che sta avendo una circolazione virale e potete trovare a questo link (grazie Marco V.). Visione che mi ha abbastanza scosso e aumentato il mio tasso di attesa. Vero, Abel Ferrara da tempo ci ha abituato a un cinema bello ma inesorabilmente autoreferenziale, e del suo film su Dominique Strauss-Kahn (che non ho visto) mi han detto molto male. Però Pasolini si annuncia meglio. Certo, soltanto a Venezia, dove sarà in concorso, vedremo e capiremo. Intanto però quelle immagini frammentate e ancora irrelate del trailer trasmettono una carica forte, turbano e sanamente disturbano. Con un Willem Dafoe somigliantissimo, altroché. Nel suo viso segnato e ossuto, nel suo guardare, nella sua fissità lignea da santo-e-martire, rivediamo molto di PPP, come in un’evocazione medianica, e che problema c’è se parla inglese, come invece han già stigmatizzato certe beghine. Indizio, l’inglese, attraverso cui l’autore ci comunica che lui l’ultima giornata dello scrittore-poeta-cineasta non l’ha voluta ricostruire in modo pedestremente fattuale, ma attraverso la propria immaginazione messa al servizio di una storia già potente di suo. Pasolini con la madre (Adriana Asti). Pasolini intervistato da Furio Colombo (e lui che suggerisce il titolo: Siamo tutti in pericolo). Pasolini che carica in macchina Pelosi e via, verso la fatale Ostia. Una sequenza – mi pare – di Salò-Sade. Una Maria de Medeiros bionda as Laura Betti. Tutto o quasi affondato nel buio. Come se l’ultima notte verso cui PPP sta andando si fosse già estesa al giorno, ne avesse ingoiato la luce e ridotto ogni presenza a fantasma. Non mi pare ci sia traccia, e meno male, della solita versione politico-complottista secondo cui il regista di Il Vangelo secondo Matteo, lo scrittore di Ragazzi di vita, sarebbe stato vittima di un spedizione punitiva di neofasci, magari pilotata da qualche infiltrato dei servizi. Mai personalmente creduto a simili conspiracy theories e mi sembra, vedendo il trailer, che anche Ferrara (con il suo co-sceneggiatore Maurizio Braucci, di cui si dice un gran bene) se ne sia tenuto alla larga. Pasolini, immerso com’è in quel buio e spettralmente illuminato da quei bagliori, ho l’impressione che voglia suggerirci altro. Che la propria fine PPP l’avesse già oscuramente avvertita e prefigurata nelle sue opere. Come se tutto, gli ultimi anni e gli ultimi giorni, il lavoro, la morte, fosse abitato dagli stessi demoni e si inscrivesse in una narrazione pre-definita. Abel Ferrara ha girato scene da opere incompiute di Pasolini, il romanzo Petrolio – pubblicato postumo – e la sceneggiatura Porno-Teo-Kolossal, che sarebbe dovuta diventare un film con un Eduardo De Filippo re magio. Nel trailer vediamo qualcosa del secondo, con Ninetto Davoli quale Eduardo (mentre Ninetto è Riccardo Scamarcio: i riccioli ci sono). Questo Pasolini che sottrae il suo protagonista al cronachismo spicciolo per addentrarsi nel sottosuolo del suo (e fors’anche nostro) inconscio si presenta, attraverso il trailer, come qualcosa di importante.

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