LocarnoFestival2014: FILS DE… (FIGLIO DI…): recensione. Un pornoregista gira il suo Otto e mezzo

OC757228_P3001_183133Fils de… (figlio di…), un film di HPG. Con HPG, Karina Testa, Gwenaelle Baid, Ludovic Berthillot, 25 Centimètres. Sezione Signs of Life.OC757230_P3001_183135Il pornoregista e pornoattore francese HPG si mette a nudo, in più di un senso, raccontando la sua vita divisa tra la famiglia, i figli piccoli, il lavoro sul set. A 47 anni è a un punto cruciale, la moglie lo rimprovera di non occuparsi abbastanza dei bambini, il sesso comincia a mostrare qualche crepa, la noia avanza. Un Otto e mezzo con uso abbondante di sesso. Voto 6+
OC757227_P3001_183132Pioniere del pornocinema francese, Hervé-Pierre Gustave in arte HPG è ormai autore rispettato anche fuori dai circuiti erotici, uno che sul cinema, il suo cinema, sa interrogarsi con una lucidità e una consapevolezza che lo fanno distinguere dal mucchio. Tre anni fa aveva portato qui a Locarno a Cineasti del presente il suo noir I movimenti del bacino con un cattivissimo Eric Cantona, adesso torna nella seminuova (è al secondo anno) sezione Signs of Life con Fils de… dove continua a interrogarsi, anche troppo, entrando in quel loop visto molte volte al cinema dell’autore in crisi e in stallo creativo-esistenziale che quella crisi, quello stallo, autoreferenzialmente si mette a raccontare. Sì, certo, l’immarcescibile Otto e mezzo di Fellini come archetipo e paradigma, magari anche inconscio, tanto ha lavorato e colpito a lungo e in profondità quel capitale film dei nostri anni Sessanta. Se poi si vuole un riferimento più recente, diciamo Synecdoche, New York di Charlie Kauffman. Cinema nel cinema. Cinema come specchio in cui riflettersi, conoscersi e disconoscersi. La vita e la sua rappresntazione, con continui interscambi e recproche influenze. L’autore che si fa personaggio, e viceversa. Con incombente, ancora e sempre, insieme a Fellini, un altro italiano, Pirandello. La novità è che qui a replicare l’operazione è un pornoregista e pornoattore come HPG, corpaccio massiccio e muscoloso anche se i 47 anni qualche segno pesante l’han lasciato, testa rasata, il quale deve dividersi tra set porno (su cui son tutti educatissimo, carucci e perbene, meravigliosamnte disponibili anche a improvvisare: “Senti, a questo punto lei chiede che tu ti fai sodomizzare dal tuo amcio, ti va?, “Come no, non c’è problema”, e via con l’inculata). L’esibizione di sè, anche l’esibizionismo, è totale, ogni barriera tra realtà e finzione è abbattuta, visto che Hervé interpreta se stesso anzi è se stesso, la sua famiglia è la sua vera famiglia, i colleghi pure. Hervé ha due bambini e una moglie, pure lei pornoattrice, e quelle due parti della sua vita, casa e lavoro, cominciano a entrare in rotta di collisione. La moglie (o forse è la compagna) come tutte le mogli lo rimprovera di non occuuparsi abbastanza dei figli ecc. ecc., ma in fondo a tormentarlo è il dubbio: può uno occuparsi di porno e essere un buon padre? Il giorno dopo decide di interrompere il film che aveva appena cominciato, mollando l’alibita troupe e il produttore. Passa pià tempo con i bambini, soprattutto con Lili, il più piccolo, incontra amici e colleghi, si interroga su un sesso che non riesce più a praticare come un tempo, sarà l’età? la stanchezza? Fantastica di nuovi possibli stimoli e nuovi erotismi e nuovi interessi erotici, trans e così via. Gira un filmetto con due signore qualsiasi sui sessant’anni e i loro giovani amanti. Cerca di praticare su un altro set un double (una donna con doppia penetrazione in contemporanea) in costume tirolese, ma è un falimento. Niente erezione, nonostante la ragazza ci metta una gran buna volontà nel fargli un pompino. Con un finale aperto. Non male, anche se il narcisismo di HPG (tutti gli uomini lo sono, figurarsi un pornoattore e pronoregista) è abbastanza fastidioso. Le cose più interessanti sono quelle che emergono sul set da pornoattori e tecnici. Nessuno si vergogna di quello che fa (“è un lavoro come un altro”). Però scoccia che i figli, una volta diventati grandicelli, vadano sui siti porno e possano vedere mamma e babbo far cosacce. Il ritorno del rimosso – le inevitabili angosce e sensi di colpa legati alla sessualità accuratamente nascosti sotto il tappeto della presunta liberazione sessuale di cui la pornografia è il manifesto estremo – avviene dunque attraverso i figli e le paure e le domande e le inquietudini che suscitano nei genitori. Nei credits compare tra gli interpreti anche un 25 Centimètres, e non occorrono spiegazioni, mi pare.

Questa voce è stata pubblicata in cinema, Container, Dai festival, festival, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.