LocarnoFestival2014. I 5 film che ho visto oggi, domenica 10 agosto

L'Abri

L’Abri

Come sempre, mi riferisco alle proiezioni stampa di oggi, domenica 10, di film che sono invece nel programma ufficiale di lunedì 11 agosto.
ore 9,00: L’Abri di Fernand Melgar. Svizzera, 101 min. Concorso internazionale.
Terzo documentario di una trilogia con cui lo svizzero francofono Fernand Melgar indaga il mondo degli immigrati in Svizzera, e di come la Svizzera li accoglie e/o rigetta. Stavolta entra in un dormitorio di Losanna per stranieri. È inverno, le temperature sono sotto lo zero, ma il bunker – come lo chiama chi vi cerca un letto – ha solo 40 posti (poi nell’emergenza saranno aumentati a 70). Ogni sera bisogna scegliere, selezionare, e molti restano fuori, al gelo. Con due o tre storie singole messe in primo piano. Sì, son cose che si sanno, ma vederla la misera da vicino, vederla in faccia, è qualcosa – vi assicuro – che scuote. Qui in Svizzera sperano che Melgar si porti via quel Pardo d’oro che gli sfuggì, tra molte polmiche, tre festival fa.
ore 14,00: Cute – The Life of Another di Andrea Štaka. Svizzera, 83 min. Concorso internazionale.
Il peggior film del concorso. Di una regista svizzera credo di radici balcaniche, e che a Dubrovnik ambienta la sua storia, poco dopo la fine della guerra serbo-croata degli anni Novanta. Una ragazzina causa la morte della sua migliore amica. Rosa dal senso di colpa, assumerà la sua identità, diventerà il suo doppio. Tra l’Hitchcock di La donna che visse due volte e David Lynch. Peccato che la sceneggiatura sia oscura e contorta e la regia di una sciatteria raramente vista.
ore 16,00: Lelaki Harpan Dunia (Men Who Save the Worlds) di Liew Sieng Tat, Malaysia, 93 min. Cineasti del Presente.
Film malese (ma con apporti internazionali di peso, dal Sundance al Rotterdam Festival) che parte come una commedia etnica di villaggio tipo certi nostri film anni Cinquanta. Ma che poi si rivela essere qualcos’altro: l’indagine su come si costruisce un capro espiatorio. Didascalico.
ore 18,00: Buzzard di Joel Potrykus. Usa, 97 min. Cineasti del Presente.
Una delle punte, e delle scoperte vere, di questo Locarno. Ritratto di uno sciagurato piccolo uomo dalla coscienza e dalla morale azzerate, animalescamente proteso alla piccola sopravvivenza, mimeticamente modellato sui suoi adorati eroi horror. Agghiacciante.
ore 21,00: À la vie di Jean-Jacques Zilberman, Francia, 104 min. Sezione Piazza Grande.
Tre amiche sopravvissute ad Auschwitz si ritrovano dopo 17 anni su una spiaggia francese. C’è quel passato che pesa, ma c’è anche una vita da vivere, e parecchio da scoprire e da godere. Girato come un film per signora da domenica pomeriggio, ma interessante per come si discosta dal paradigma consolidato dell’Holocaust-movie introducendo variazioni inaspettate e toni da commedia.

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