LocarnoFestival2014. Recensione: GYEONGJU. Squisito film coreano, peccato non succeda (quasi) niente

OC768275_P3001_186627Gyeongju, un film di Zhang Lu. Con Park Hae-il, Min-ha-shin. Sud Corea. Concorso internazionale.
OC768284_P3001_186637Un uomo torna nella città coreana di Gyeongju alla ricerca di un pezzo del suo passato. Un giorno e una notte, con un incontro speciale in una casa da tè. Il regista dissemina il film di indizi come se da un momento all’altro possa succedere qualcosa di clamoroso. Invece per due ore e mezzo, tanto dura il film, non succede niente. Voto 5+
OC768274_P3001_186626Il film che ha chiuso il concorso. Due ore e mezzo di film sud coreano in cui sembra sempre stia per succedere qualcosa di clamoroso, e invece quasi zero. Squisitamente girato, elegantissimo, ma basta? Un coreano da tempo emigrato a Pechino dove insegna all’università Scienze politiche del nord-est asiatico(e pure sposato con una cinese) torna in patria per il funerale di un amico. Deciderà di andare per un giorno e una notte a Gyeongju, città di tradizioni antiche e di raffinatezza quasi giapponese, sulle tracce di una gita fatta lì anni prima insieme all’amico scomparso e a un altro compagno di università. E a cercare, chissà perché, una stampa (moderatamente) erotica che aveva visto appesa in una sala da tè. Per lui nella fatale Gyeongju ci saranno molti incontri, soprattutto femminili. Una ragazza dell’ufficio del turismo che trova il professorino assai attraente. La sua ex, venuta da Seoul apposta per dirgli che quand’erano studenti lei era rimasta incinta di lui (una studentessa incinta c’è anche in un altro film coreano, Sae Chul Bal, a Cineasti del presente). Ma l’incontro più importante è con la giovane proprietaria, bellissima, della casa da tè. Già, ma la stampa (moderatamente) erotica dov’è finita? Il regista dissemina il film di segnali e tracce di mistero, lasciandoci intravedere una trama narrativa che ahinoi mai si paleserà. Aleggia il mistero, segnali inquietanti si susseguono (suicidi, morti misteriose), ma invano aspettiamo quel twist che dia una scossa al film. Oltretutto interminabile, già si boccheggia a un’ora e mezza, figuriamoci alla fine, quando di ore ne son passate due e mezza. Un’occasione mancata. Però si impara che il tè migliore, da prendere assolutamente se si vuol passare da intenditori, è quello giallo, il preferito dai monaci buddisti, gente che ne capisce.

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