LocarnoFestival2014. Recensione: NUITS BLANCHES SUR LA JETÉE. Da Vecchiali un piccolo capolavoro, un miracolo di leggerezza e profondità

OC764677_P3001_185474Nuits banches sur la jetée (Notti bianche sul molo), un film di Paul Vecchiali. Con Astrid Adverbe, Pascal Cervo, Geneviève Montagu, Pul Vecchiali. Francia. Concorso internazionale.OC764680_P3001_185477Paul Vecchiali ci consegna, a 84 anni, un piccolo grande film che, con poche cose e un pugno di attori, sa rievocare un mondo. Tutta la sapienza di una maestro vero del cinema, dispiegata però con leggerezza e senza malmostosità. Un uomo e una donna si incontrano sul molo, si ritroveranno sera dopo sera: una storia che viene da Dostojevsky e che Vecchiali riutilizza, riscrive, riadatta mirabilmente. Opera perfetta. Voto 8+
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Paul Vecchiali

Paul Vecchiali

Si potrà chiamarlo grande vecchio del cinema o a lui non piacerà per niente? Paul Vecchiali – classe 1930 e quindi fate voi i conti – è più che mai voglioso e attivo (del resto a Venezia vedremo il nuovo de Oliveira realizzato dal mitologico portoghese a 105 anni, che volete che siano poco più di ottanta?), e questo Notti bianche sul molo ne è la prova probante, ed è qualcosa di magnifico. Di quei film che ti incantano per la sapienza di ogni dettaglio, di ogni minimo movimento di macchina, per ogni gesto e sguardo degli attori, per come i loro corpi si muovono nello spazio e lo disegnano. Per le parole che fluttuano per poi combinarsi in daloghi-arabesco. Una fluidità, una leggerezza che raggiungi solo dopo aver fatto tano cinema, e cinema massimo, e averlo depurato, essenzializzato, e averne estratto il senso profondo. Più ci penso, e più Nuits blanches sur la jetéee mi sembra, semplicemente, perfetto. Che lezione, signori. Un masterclass in forma di film fatto, realizzato, concluso. Vecchiali viene dai tempi della Nouvelle Vague e, pur avendo fatto un itinerario assai personale, di quel tempo e di quel cinema e di quello spirito conserva la naturalezza nel muover la macchina da presa, il dono di farla respirare in sincrono con il respiro degli attori e perfino degli ambienti e delle cose, se le cose hanno un respiro. Film, anche, fatto di quasi niente, pochissimi mezzi, due attori, una location semplice semplice di qualche decina di metri quadri in tutto, che però il regista sa trasformare in un mondo, in palcoscenico universale. Perché la storia che vi si solge e lui racconta e filma è (anche) l’eterna storia del maschile e femminile, di un uomo e di una donna, dell’incontro e anche dello scontro tra i sessi. Ispirato alle Notti bianche di Dostojevsky – da cui già Luchino Visconti e Robert Bresson trasero un film, rispettivamete Le notti bianche e Le quattro notti di un sognatore con una Dominique Sanda giovanissima – questo Vecchiali parte con un dialogo tra un giovane uomo e un vecchio (lo stesso regista, bellissimo), con il giovane uomo che insulta e riempie di disprezzo il vecchio, in realtà volendo disprezzare se stesso. Conoscerà, il nostro maleducato infelice, di lì a poco una giovane donna togliendola dalle sgrinfie di un tizio che la sta importunando, forse assalendo. Si parlano, e son parole che mescolano quelle di Dostjevsky ad altre riscritte e attualizzate ad hoc (siamo in un oggi vago, sul molo di Nizza, o forse è Tolone), in una fusione che miracolosamente riesce e che  di Dostojevsky conserva la ricchezza, la profondità, la complessità. L’uomo (Fiodor) e la donna (Natasha) parlano una lingua che è oggi ma che sfida il tempo e le mode, non è caduca, è come fissata in una classicità che va oltre la povertà del presente e i suoi miseri tc lessicali. Lui è insoddisfatto di sé, lei infelice, di un amore infelice. Si ridaranno appuntamento per la sera dopo allo stesso posto, e così per altre sere. Lei sempre più delusa, lui innamorato di lei. Fino allo scioglimento della loro (non) storia. Delle parole si è detto, della musica ancora no. Con una canzone pop spudoratamente facile composta, tra gli altri, dallo stesso Vecchiali, con un ballo sul molo della protagonista, come in un Minnelli o in un Démy. Vecchiali si diverte, e vuole divertirci, mica è cinema malmostoso il suo, non lo è mai stato. Finisce come deve finire, sempre sul molo, e allora non si può non pensare a un altro mare e a un altro molo, quello del Querelle di Rainer Werner Fassbinder.

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