Un film meraviglioso stasera sulla tv in chiaro: COPIA CONFORME di Abbas Kiarostami (dom. 24 ag. 2014)

Copia conforme di Abbas Kiarostami, Rai 5, ore 23,17.
1980072719438912Un Kiarostami considerato (ingiustamente) minore, soprattutto in Italia, dove i critici istituzionali non l’hanno apprezzato – per usare un garbato eufemismo – mentre in Francia e Stati Uniti ha ottenuto il rispetto che si merita. Un Kiarostami del 2010 già dell’esilio, errante per il mondo in cerca di occasioni per girare (per il suo ultimo è andato fino in Giappone). Io, tanto per essere subito chiaro, l’ho adorato. Copia conforme ha per location la Toscana delle meraviglie e anche cartolina a uso del turismo internazionale, file di cipressi, colline da sfondo rinascimentale, borghi di spontanea architettura e miracolosa armonia, piccoli musei con piccoli grandi tesori seminascosti. Più il vino, il cibo, insomma la Grande Bellezza che sta tra Firenze, Siena e Arezzo. I capitali sono anche italiani, ma soprattutto francesi, e in francese, inglese e italiano è la lingua del film (prima del doppiaggio), a sottolineare il suo essere mescolato e ibridato, uno strano oggetto aperto e sospeso tra più mondi. Ecco l’iraniano Kiarostami nell’Italia Felix, tale almeno agli occhi degli altri, per raccontarci di una coppia-non coppia che si forma, ma forse no, o forse solo per finta, per poi arrendersi alla forza del reale. Film concettuale, che attraverso una storia, la storia che si dipana davanti ai nostri occhi, vuol confermare e incarnare una teoria, quella della copia come vero originale (nell’arte, nella vita), come più vero del vero, enunciata all’inizio dal protagonista-saggista, un inglese di nome James Miller che a una ristretta platea di Arezzo presenta il suo ultimo libro. Copia conforme è il titolo, ed è un elogio della replica, della simulazione, del doppio come ricettacolo e scrigno dell’autenticità. Incontrerà, anzi sarà lei a far di tutto per approcciarlo, un’antiquaria francese trasferitasi in Toscana si immagina per un qualche amore, ora madre singola di un figlioletto abbastanza bisbetico. Con il pretesto di fargli firmare qualche copia del libro, la nostra signora carica in macchina il piacente saggista e se lo porta in giro, verso il borgo di Lucignano. Lei cerca di conquistarselo, ovvio, lui, pur tra qualche ritrosia, sembra non disdegnare. Il film svolta quando a Lucignano gli altri incominciano a prenderli per marito e moglie, e i due dall’equivoco scivoleranno consapevolmente verso la simulazione del reale, man mano parlandosi, confliggendo, anche insultandosi e facendosi del male e rinfacciandosi torti, come una vera coppia sposata da quindici anni e ormai logorata, stanca. Ed è questo a rendere bellissimo un film come questo così poco amato in Italia, un uomo e una donna che per imperscrutabili motivi (grazie a Dio Kiarostami ci risparmia ogni stupida spiega psicologistica) accettano di recitare e fingere di fronte a se stessi e al mondo la commedia o il dramma del matrimonio usurato, dando corpo forse ai loro oscuri desideri, ai loro fantasmi, alle loro ossessioni. Un deragliamento dal reale, un salto nella piccola follia che il regista, anche sceneggiatore sa renderci perfettamnte plausibile attraverso slittamenti progressivi e quasi inavvertibili. Una coppia che si fa copia conforme di una coppia che non c’è, non c’è mai stata, probabilmente non ci sarà mai. Riflessione in forma di narrazione cinematografica sul già molto trattato tema della simulazione e del così-è-se-vi-pare che però ce la fa incredibilmente ad avvincerci. Stupisce la libertà, perfino la sfrontatezza, con cui Kiarostami se ne frega delle convenzioni narrative e si butta in questa impresa coraggiosa e insieme piuttosto pazza, un segno ulteriore, se mai ce n’era bisogno, della sua statura di autore vero (o copia conforme?). Macchina da presa assai mobile e prensile, omologa a quella di tanto cinema giovane di questi anni, che pedina i due protagonisti nel loro incessante walking-and-talking, non molto diversamente da quanto aveva fatto e avrebbe fatto Richard Linklater nella trilogia Before Sunrise, Beforse Sunset e Before Midnight. Gli americani hanno rispolverato, a proposito di Copia conforme, anche Viaggio in Italia di Rossellini, e la citazioni ci sta, eccome. Ma questo Kiarostami somiglia e non somiglia a quei modelli, è copia conforme ma non troppo. La sua originalità sta nel raccontare non una coppia, ma come una non coppia si finga tale, inquietandoci (perché lo fanno?) e un po’ sbalordendoci. Juliette Binoche non so se sia una grande attrice, di sicuro sa farci percepire il vero, e per questa sua interpretazione ha giustamente vinto a Cannes 2010 il premio per la migliore interpretazione femminile. Lui è il baritono inglese William Shimel, pescato da Kiarostami in un teatro d’opera, e qui al suo primo film. Bravissimo, oltre che di indubbio charme. Peccato non lo si sia più visto al cinema. Nella parte di un turista francese un po’ filosofo compare a un certo punto anche Jean-Claude Carrière, storico sceneggiatore del Luis Buñuel di Belle de jour e altre meraviglie. Copia conforme è stato appena proiettato al Locarno festival nell’ambito dell’omaggio a Juliette Binoche, venuta a ritirare un premio.

 

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