Eccomi verso Venezia. Il festival apre domani, ma già oggi per la stampa cinque proiezioni (compresi Kim Ki-duk e Christophe Honoré)

Eccomi sul treno per Venezia. Freccia bianca, partenza da Milano alle 9,15 anziché alle 9,05 previste. Adesso siamo fermi a Desenzano e non ci si muove più (ma perché?) e il ritardo sarà salito a venti minuti almeno. Comincio a fare un po’ di conti. Ce la farò ad arrivare al Lido alle 14 in Sala Perla per la prima proiezione stampa della giornata, e prima proiezione in assoluto della Mostra, quella di un film finlandese delle Giornate degli autori? Dunque: arrivo a Santa Lucia previsto per le 11,40 ma temo che prima delle 12 non ce la si farà, vaporetto per il Lido fino all’imbarcadero Elisabetta, da lì taxi fino ad albergo. Appena il tempo di lasciare i bagagli e via al Casinò all’ufficio stampa a ritirare l’accredito, sennò come si fa a entrare alle 14 in Sala Perla?
Ecco, si annuncia così questa vigilia della Mostra del cinema di Venezia edizione 71, e però già folle giornata per la stampa con ben cinque press screenings, quattro di film delle Giornate degli autori/Venice Days – compresi due pesi massimi come Kim Ki-duk e Christophe Honoré. Più una proiezione serale di un restaurato Maciste alpino del 1916 (che credo non mi avrà). Eppure questo festival partirebbe ufficialmente solo domani sera, alle 19, con la cerimonia di apertura al palazzo del cinema e successiva proiezione di Birdman (or the Unesxpted Virtue of Ignorance) di Iñarritu. Allora, come mai questa stranezza di ben cinque proiezioni stampa the day before? Cosa che a mia memoria non si è mai vista ai festival di Cannes, Berlino, Locarno e, fino all’anno scorso, nemmeno al Lido. Di solito il giorno prima è tempo di attesa, tempo impiegato tutt’al più a ritirare l’accredito e a sbrigare altre micropratiche di burocrazia, sistemarsi in albergo, studiarsi il territorio e il programma, prendere contatti con i vari uff. stampa, mentre intorno squadre di operai sistemano, inchiodano, piallano, spostano, aggiungono, tolgono. Giornata di lavori in corso. Tutt’al più capita una proiezione serale-appetizer. Per dire, a Locarno si dà la sera prima un film di repertorio in Piazza Grande, gratuitamente, quest’anno I quattrocento colpi di Truffaut. A Berlino e Cannes niente. Lì le proiezioni stampa partono la mattina del giorno di apertura, con il film che poi il pubblico e gli invitati vedranno alla cerimonia, più altre cose. Ma cinque proiezioni la vigilia, mai visto. Che io neanche me ne sarei accorto se un mio amico non me l’avesse fatto notare (era stato comunicato un un’email cui non avevo prestato attenzione). Immagino che, come me, molta stampa non sia al corrente degli screenings di oggi, e molti si incazzeranno di brutto quando se ne renderanno conto troppo tardi (certo, i film li puoi recuperare nelle proiezioni successive, però incasinando parecchio il già complicato ruolino di marcia, uno slalom tra sovrapposizioni di orari, se-vedo-questo-perdo-quello ecc.). Ora, non è per polemizzare, non è per fare il solito mugugno e lamento anti festival, ma sant’iddio, perché una programmazione così che costringe ad anticipare la partenza? Io una risposta me la do, azzeccata o no che sia. Ipotizzo che sia per via della cronica mancanza di sale del Lido, insufficienti a coprire l’ernome numero di proiezioni delle varie sezioni del festival più quelle delle rassegne indipendenti ma ospiti Giornate degli autori/Venice Days e Settimana della critica. Soprattutto il programma di Giornate degli autori quest’anno è particolarmente rigoglioso, anche di nomi importanti. Ho letto che la Sala Darsena, la più capiente, è stata finalmente resturata, ho letto che ci sarà un maggior utilizzo del PalaBiennale, e anche questo va bene (sperando che abbiano sistemato impiantito e sedie, rumorosissimi e ballerini). Tornano la sala Perla 2 e la famigerata Sala Casinò, ricavata l’anno scorso dal bar, spazzato via per fare posto a una sala adi poco più di cento posto che, nel caso di film di un certo richiamo, si trasforma in una trappola. Che se non ci vai un’ora e mezza prima, anche più, non hai speranza di entrare. Ecco, la mia ipotesi è che, nonostante si sia fatto il possibile per cavare il meglio e il più dagli spazi disponibili, la carenza resta, e la giornata di oggi di press screening anticipati mi pare una prova. Mi chiedo anche: a Cannes le rassegne indipendenti anche se parallele della Quinzaine des Réalisateurs e della Semaine de la critique (cui le veneziane Giornate degli autori e Settimana dela critica si apparentano) hanno sedi proprie e sale proprie, non gravano sul Palais du Cinéma e la sua logistica. Invece qui è mamma Biennale che deve provvedere a tutto, anche alle sale per Giornate e Settimana della critica, e francamente sarebbe il caso di parlarne, o no? E sarebbe bello se le due rassgne indipendenti lo fossero anche con sale proprie. Dove? Non lo so, non ho idea..

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