Cronachette veneziane (bagattelle e trivia da film festival)

Al lido si digiuna. Ieri, martedì, era sì vigilia, ma, come ho già scritto e riscritto, con già ben 4 proiezioni stampa più un’altra a inviti. Eppure qui al Lido area Palazzo del cinema  quasi zero ristoranti, un solo bar, il solito (dove in tre – poveracci – devono far fronte a una marea umana di clienti), una gelateria, nient’altro negli immediati dintorni. Il ristorante sulla spiagga ieri sera era chiuso, ovvio. Il solito deserto disconfortevole. Poi ci son quelli che rimpiangono – a ragione – Cannes e Berlino. Qua uscendo alle 21 dalla proiezione di The Goob non c’era modo di mandar giù qualcosa. Sono andato su un gelato.
Si fischia la banca. Tra gli sponsor di Giornate degli autori spunta Banca Paribas BNL. Son tutti soldi che arrivano, e meno male che ci sono. Invece, ecco che non appena compare il logo sullo schermo tutte le volte in platea – la platea di giornalisti e vari addetti – sono fischi. Passano i decenni, ma Venezia resta sempre l’ultimo fortino, il ridotto della stampa ribelle e ultra gauchiste degli anni Settanta-primi Ottanta ora travestita da antagonismo e antoglobalismo, irriducibili anticapitalisti pronti a fare i pasdaran o i talibani della cultura incontaminata e non contaminabile dal denaro. Eccheppalle. A Locarno, dove L’Ubs è main sponsor, a nessuno viene in mente di fischiare.
Sala Darsena 2.0. Adesso eccomi qua, in attesa della proiezione di Birdman di Inarritu, nella sala Darsema della cui ristrutturazione tanto si è detto prima del festival. Una delle cose esibite tra i compiti ben fatti dagli organizzatori di questo Venezia 71. Oddio, certo non è più l’antro brutalista (però con il suo fascino) di prima, anche se i pavimenti in cemento grezzo non sono del tutto scomparsi. Le pareti son state decorate e insonorizzate con un design a grosse branchie, non piacevolissimo a vedersi. Si son ricavati cento posto più. E però l’effetto globale non è cambiato così radicalmente. Aggiunto all’ingresso  – ed è l’intervento più consistente – un corpo-tettoria, onde far aspettare la coda al coperto in caso di pioggia.

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