VeneziaFestival2014. Appena visto THE CUT di Fatih Akin: la prima impressione

11515-The_Cut_2Esco adesso dalla proiezione stampa di The Cut di Fatih Akin, uno dei film più attesi, sulla carta tra i candidati forti al Leone d’oro. C’erano tutte le credenziali. Un regista ancora giovane e di talento, già premiato a Berlino con l’Orso d’oro e a Venezia con un premio speciale. Una storia che va a raccontare uno dei punti sensibili del primo Novecento, il genocidio armeno per opera dei turchi. Oltretutto, affrontato da un regista tedesco ma di origine turca, il che di sicuro innescherà lo esporrà a feroci polemiche tra Istanbul e Ankara, vito che le istituzioni turche non hanno mai ammesso le storiche responsabilità del proprio paese nel genocidio. Con premesse così, si pensava che The Cut fosse in pole position per il palmarès. Ma durante la visione (oltre due ore) la delusione è via via cresciuta. Storia epica, di un armeno che nella stagione dei massacri riesce miracolosamente a sopravvivere, pur riportando una menomazione alle corde vocali, ma che perde i contatti con la moglie e le due figlie. Verrà a sapere, a guerra finita, che la moglie è morta di stenti nelle marce della morte, ma le due figlie si sono salvate. E comincia a cercarle, prima tra Siria e Anatolia, poi a Cuba e negli Stati Uniti. Akin confeziona un romanzo popolare avvincente, di gran mestiere, ma cade fin troppo nelle convenzioni del melodramma e pnon risparmia purtroppo i colpi bassi (moglie e figlie che gli apaiono in sogno a incitarlo nei momenti difficili). Molti sghignazzi, ingiusti e maleducati, in sala, applausi tiepidi alla fine. Però, a conti fatti, un grande film mancato.

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