Venezia, protesta animalista in sala contro il film turco SIVAS e i suoi combattimenti di cani

'Sivas'

‘Sivas’

È finita da 25 minuti la proiezione stampa in sala Darsena del film turco (in concorso) Sivas del regista Kaam Müjdeci. Ambientato in un’Anatolia sperduta e desolata, è il racconto di un’amicizia tra un bambino testardo, Aslan, e un cane da combattimento chiamato Sivas. Che viene creduto morto e abbandonato dai suoi precedenti padroni. Ci penserà Aslan a salvarlo e ad adottarlo. Ma i suoi parenti, la gente del villaggio, vogliono che il cane continui la sua carriera di fighter. In un neo-neorealismo enfatizzato dall’uso ossessivo della handycam, assistiamo a molteplici, ferocissimi combattimenti clandestini tra cani, e niente ci viene risparmiato, azzannamenti, morsi, sanguinamenti. Alla fine, uno spettatore, un giornalista di lingua spagnola, si è alzato urlando e protestando per come il film fa uso del dog fighting. Una contestazione animalista che ha raccolto anche qualche applauso tra i presenti, e che è solo l’assaggio delle polemiche che di sicuro accomagneranno Sivas nel suo presumiìbile giro intorno al mondo da un festival all’altro. Il film non è granché, ma lo scandalo rischia di dargli una bella mano.

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