VeneziaFestival2014. Recensione: FIRES ON THE PLAIN di Shinya Tsukamoto: un possibile vincitore

11602-Nobi_1Nobi (Fires on the Plain – Fuochi nella pianura) di Shinya Tsukamoto. Con Shinya Tsukamoto, Yusaku Mori, Yuko Nakamura. Venezia 71-Concorso.
11451-Nobi_3Uno dei vertici del concorso. Uno dei più seri concorrenti alla vittoria. Il regista stracultistico di Tetsuo torna con un film bellico, ma amodo suo. La guerra è un orrore, anzi è un horror. Odissea di un sldato tubercolotico in un’isola sperduta del pacifico tra incubi, alterazioni pemtali, massacri. Corpi smembrati, fiotti di sangue, teste tagliate e appese come trofei. Guerra come allucinazone di menti malate e pericolose. Eccessivo, sregolato, ma assai coerente. Voto 8+
11475-Nobi_b 5Il culto di Tetsuo continua a colpire: al solo apparire del nome di Tsukamoto nei titoli di testa è scoppiato un applauso fragoroso, soprattutto da parte dei ragazzi cinefili.. E la visione di Fuochi nella pianura ha poi giustificato la devozione e confermato in pieno la statura del cineasta giapponese. Potrebbe vincere il Leone d’oro, ma è più probabile che, estremo com’è (le giurie, si sa, non amano i film radicali), si porti a casa un premio specialo o quello per la regia. La guerra è un orrore, anzi un horror. WWII, da qualche parte del Pacifico: ecco l’odissea (o l’anabasi) di un soldato giapponese tubercolotico rimasto isolato nella giungla insieme a un pugno di sopravvissuti, mentre gli americani bombardano e avanzano, i guerriglieri (ferocissimi) tendono agguati, e la follia si imposessa dei giapponesi rimasti in vita. Ma a Tsukamoto non gliene frega niente di girare l’ennesimo bellico sulla guerra nel Pacifico, tantomeno di girare un film bellico austero e zen tipo L’arpa birmana. A lui la guerra interessa solo come innesco per le sue ossessioni, come deflagrazione dell’inconscio, come gran cantiere in cui si producono a catena paure, deliri, alterazioni psichiche, incubi spaventosi, visioni di ferite, ulcerazioni, lacerazioni, menomazioni, squartamenti. La sequenza più impressionante vede corpi che saltano, vanno a pezzi, braccia e gambe che si staccano, cervelli che schizzano e si riducono a poltiglia. Non manca nemmeno il cannibalismo. Cadaveri spappolati e smangiati sparsi ovunque. Teste di giapponesi appese come trofei nei villaggi. La guerra è, letteralmente, un’allucinazione perversa, il parto di una mente malata. Nel suo estremismo, rigorosissimo e coerente. Uno dei cult di questo festival. Remake a modo suo di un classico di Ken Ichikawa del 1959, a sua volta tratto da un romanzo di Shohei Ooka.
Nota: è lo stesso Shinya Tsukamoto a interpretare il protagonista.

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