VeneziaFestival2014. Recensione: LOIN DES HOMMES di David Oelhoffen. Con Viggo Mortensen

11620-Loin_des_hommes_3--__Micha+__l_CrottoLoin des hommes di David Oelhoffen. Con Viggo Mortensen, Reda Kateb, Angela Molina. Francia. Venezia 71-Concorso.
11555-Loin_des_hommes_2--__Micha+__l_CrottoAlgeria 1954. Gli indipendentisti attaccano, l’esercito francese reprime. Un colono di mestiere maestro elementare deve scortare fino alla più vicina gendarmeria un arabo omicida. Sarà un viaggio complicato. Con i parenti del morto che si vogliono vendicare, gruppi di ribelli e soldati francesi, e nessuno animato da intenzioni umanitarie. Tratto da Camus, una sorta di western, però nei paesaggi grandiosi dell’Atlante. Con parecchi risvolti esistenziali ed esistenzialisti. Voto 7 e mezzo
Stitched PanoramaUn altro gran bel film del concorso (dove finora le delusioni sono state solo tre, Anime nere, The Cut e Manglehorn). Tratto da un racconto di Albert Camus, ci racconta l’odissea di due uomini, un colono francese e un arabo, nell’Algeria del 1954, già devastata dalla guerriglia nazionalista e dalla feroce repressione dell’esercito venuto da Parigi. Un insegnante francese – insegna a un classe di bambini arabi – deve consegnare nella città più vicina perché sia sottoposto a processo un contadino algerino che ha ucciso con una roncola un cugino. Nel viaggio ai due ne succederanno di ogni, verranno assaliti dai parenti del morto in cerca di vendetta, dai guerriglieri nazionalisti, dai soldati francesi. Intanto, si ridisegnerà la loro relazione, il francese e l’algerino si influenzeranno e traformeranno a vicenda. Nella storia del prigioniero da consegnare al tribunale rivediamo film come Quel treno per Yuma, e anche un reente film di Takashi Miike, Shield of Straw, e a tratti Loin des hommes sembra davvero un western, però nei paesaggi (immensi, belli assai) dell’Atlante versante algerino. Ma c’è anche molto altro. Il reciproco rispetto che si instaura tra i due. L’essere entrambi uomini ormai senza appartenenza, senza identità, uomini soli in balia di eventi che li sovrastano. E quel territorio che di volta in volta viene perso e riconquistato dalle due parti in guerra, come in L’armata a cavallo di Jancso o Il buono, il brutto e il cattivo di Sergio Leone. Alla fine si eccede in sentimentalismo, ed è un peccato. Ma questo resta, nonostante il cedimento ai nìbuoni sentimenti negli ultimi minuti, un signor film. Con Viggo Mortensen, meraviglioso come sempre. Reda Kateb è il suo compagno di viaggio.

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