Oscar. Giusto candidare ‘Il capitale umano’ di Virzì ?

foto-il-capitale-umano-25-lowAnche l’Italia, dopo che decine di paesi l’avevano già fatto, si è finalmente decisa a scegliere il film che dovrà correre per il miglior Oscar al film in lingua straniera, categoria nella quale lo scorso febbraio ha stravinto La grande bellezza. Prima tappa di un iter lungo e accidentato. Cerchiamo di riassumere: ogni paese che voglia partecipare alla corsa nomina (entro una data stabilita) uno e un solo film della produzione nazionale come proprio candidato alla categoria best foreign language movie. Decisione in cui l’Academy di Los Angeles, organizzatrice degli Oscar, non c’entra. C’entrerà invece, l’Academy, nelle fasi successive, quando, verso la fine di dicembre, ridurrà le decine di candidati presentati dai vari paesi (l’anno scorso più di settanta) a una short list di nove titoli. Tra i quali a gennaio verranno scelte le cinque nomination per il rush finale. In questa prima fase è toccata a una commissione selezionatrice istituita dall’Anica designare il nostro rappresentante, e la scelta è caduta su Il capitale umano di Paolo Virzì. Preferito ad altri due film che – come ha reso noto la stessa commissione – sono stati in ballo fino all’ultimo, Le meraviglie di Alice Rohrwacher e Anime nere di Francesco Munzi. Scelta giusta quella di Virzì? Che non vuol dire scelta del film migliore, ma di quello che più può piacere ai votanti dell’Academy. Fu decisione giusta e sacrosanta l’anno scorso puntare su La grande bellezza, un film che, con il suo vedutismo sublimato da passeggiate romane, con i suoi dolcevitismi 2.0, era destinato a impitonare mezzo mondo, e difatti sappiamo com’è andata alla notte degli Oscar. Mentre era stato un errore, puro autolesionismo, scegliere qualche anno prima un altro Virzì, La prima cosa bella, buon film, ma totalmente incomprensibile oltre Chiasso, tant’è che l’Academy non lo inserì nemmeno nella short list.
Stavolta la decisione è più sensata. Il capitale umano è di sicuro meno locale di La prima cosa bella. Anche se certi suoi personaggi tra Milano e Brianza sembreranno agli americani degli e.t., verrà però colta l’abile struttura a incastri del film, il suo raccontare la storia da punti di vista diversi, il suo arrivare per movimenti avvolgenti e spiraliformi alla verità, in una costruzione alquanto sofìsticata e autoriale, e però non così ostica. Presentato qualche mese fa al Tribeca Festival di New York, ne è uscito con un premio a Valeria Bruni Tedeschi come migliore attrice, segno che negli Stati Uniti qualcuno l’ha già apprezzato, ed è un buon punto di partenza. Non credo però abbia ancora trovato un distributore Usa (sarei ben lieto di essere smentito), il che potrebbe costituire un handicap nella corsa all’Oscar, perché significa meno visibilità. Meno ti conoscono, meno ti votano. Se La grande bellezza ce l’ha fatta è stato anche per la sua uscita nelle sale americane (benché in un numero limitato) programmata strategicamente lo scorso autunno, certo un numero limitato di sale come si conviene a un film autoriale-europeo, dove ha però incassato qualche milione di dollari scatenando anche un buzz favorevole intorno a Sorrentino. A The Human Capital, come chiamano là il film di Virzì, finora è toccato solo il giro di qualche festival, non solo il Tribeca, ma anche Seattle, Provinceton, Milwaukee, Aspen, tra poco Chicago, Philadelphia, Denver. Troppo poco. Allora era meglio allora puntare su Le meraviglie o Anime nere? Il film di Alice Rohrwacher è fragile fragile, scombinato, senza un’imbastitura narrativa vera, però ha i suoi momenti assai commoventi, tant’è che a Cannes si è portato via nientemeno che il Gran premio della giuria, il più importante dopo la Palma d’oro, cosa che ha aumentato la sua visibilità internazionale e avrebbe aiutato di sicuro in fase di competizione Oscar. Tuttosommato, sarebbe stata una scelta più furba, anche se Il capitale umano è meglio, intendiamoci (ma, ripeto, l’importante in questo caso non è in corsa ci sia il film più bello, ma quello che ha più probabilità di sfondare). Anime nere, il terzo film preso in considerazione dalla commissione selezionatrice, deve ancora farsi un percorso fuori dall’Italia. Sì, è stato presentato a Venezia qualche settimana fa ottenendo discreti riscontri sulla stampa straniera, ma non è il caso di bruciarlo. Tratta di un tema che all’estero acchiappa sempre parecchio come la mafia (nel suo caso, la ‘ndrangheta), il che potrebbe garantirgli un ottimo esito sui mercati esteri. Stiamo a vedere, e se mai teniamocelo buono per l’anno prossimo (sarebbe una buona scelta, e lo dico anche se a me Anime nere non è piaciuto per niente, come ho scritto da Venezia subito dopo averlo visto, non ).

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