OSCAR: i rivali più seri con cui dovrà vedersela il film di Virzì

Deux jours, une nuit

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Ida

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I giochi son fatti, la commissione dell’Anica ha scelto: il candidato italiano per l’Oscar al miglior film in lingua straniera è Il capitale umano di Paolo Virzì. Una corsa che si presenta lunga, accidentata. Soprattutto affollata. Sono 74 (settantaquattro!) i film iscritti alla gara da altrettanti paesi. Che l’Academy ridurrà a una shortlist di nove titoli a fine dicembre e, a metà gennaio, alle cinque nomination finali. Già si parla e straparla dalle nostre parti di ottime chance per Il capitale umano, si dà per scontata la nomination, si scrive che in fondo quest’anno di rivali di peso non ce ne sono, e via delirando. Come spesso capita, si ciancia con scarsa conoscenza dei fatti. Perché, se appena appena si dà un’occhiata alla lista dei settantaquattro (non è così difficile, c’è una pagina dedicata su Wikipedia, oltre che sul sito degli Academy Awards), ci si rende subito conto che gli avversari temibili ci sono, altroché, e parecchi. Vero, manca un frontrunner, un film che si stacchi nettamente e possa monopolizzare il consenso dei giurati. Ci sarà probabilmente una forte dispersione delle preferenze su più titoli, il che abbasserà la soglia di voti necessari per la vittoria. In un simile scenario tutto potrebbe accadere, anche che Il capitale umano ce la faccia, come no. Però al momento non lo si può seriamente mettere tra i favoriti. Le sue concrete possibilità restano al di sotto di quelle che aveva l’anno scorso La grande bellezza di Sorrentino, come confermano anche le predictions di un sito di peso come IndieWire, che lo colloca a un onorevole ma non così brillante undicesimo posto. Qui di seguito la lista dei rivali più seri con cui in my opinion se la dovrà vedere. Sono tutti film che ho visto in giro per i vari festival, cliccando potete leggere la mia recensione (quando non trovate il link, è perché non ce l’ho fatta a scriverla).

I pesi massimi
1) Ida – Polonia
Una perfetta macchina da premi, già vincitore del London Film Festival, candidato all’Efa, finalista per il premio Lux del parlamento europeo. Dilaniante film sul post-Olocausto, sui sopravvissuti. Il superfavorito.
2) Deux jours, une nuit (Due notti, un giorno) – Belgio
Il gran film dei Dardenne sul problema di tutti i problemi oggi, la perdita del posto di lavoro. Ingiustamente uscito senza un premio da Cannes. Con Marion Cotillard, che in America aiuta sempre.
3) Mommy – Canada
Il quinto film del genio 25enne di Montreal, Xavier Dolan. Secondo molta critica americana, il suo migliore. Già a Cannes ha sbancato, vincendo il premio per la regia (ex aequo con Godard!).
4) Leviathan – Russia
Altro gran film uscito da Cannes 2014, dove s’è portato via il premio per la migliore sceneggiatura. Storia di corruzione nella Russia più settenttrionale e gelida. Angoscioso. Potente.
5) Winter Sleep (Il regno d’inverno) – Turchia
Palma d’oro a Cannes 2014. Siamo vicini al capolavoro. Solo un po’ troppo ostico, non mi pare molto nelle corde dell’Academy, anche per via delle sue tre ore e quindici (attenzione, sta per uscire in Italia con il titolo Il regno d’inverno). Definitiva consacrazione di Nuri Bilge Ceylan a maestro.

Possibili sorprese
6) Force majeure/ Turist – Svezia
Rivelazione di Un certain regard a Cannes. Una valanga e i suoi effetti devastanti sugli equilibri di una coppia svedese in vacanza in Svizzera. Niente sarà più come prima. Bergman ad alta quota, e più spettacolare.
7) Saint Laurent – Francia
Il secondo film sul pallido prence della couture, dopo quello brutto e molto istituzionale di Jalil Lespert uscito in Italia qualche mese fa. Questo ha alla regia il più tosto e talentuoso Bertrand Bonello, e si vede. Vizi e stravizi squadernati su grande schermo. Anche Saint Laurent arriva via Cannes.
8) The Way He Looks – Brasile
Un mélo gay che al festival di Berlino ha fatto scorrere niagara di lacrime (e vinto due premi). L’innamoramento e amore tra un ragazzo gay non vedente e un suo compagno di classe. Alla proiezione cui ero presente ci sono stati dieci minuti di applausi. Un film semplicemente irresistibile. Se prende l’abbrivio non lo ferma più nessuno.
9) Gett: The Trial of Viviane Amsalem – Israele
Uno dei vertici della Quinzaine des Réalisateurs (ancora Cannes 2014!). Con la grandissima Ronit Elkhabetz – la più Anna Magnani-esque di tutte le attrici oggi in circolazione nel bacino mediterraneo – nella parte di una donna che vuole il divorzio dal marito. Solo che la legge rabbinica esige che sia lui a concederlo, e il marito di Viviane non ne vuole sapere. Lei lotterà per quattro anni. Ispirato a una storia vera. Attenzione: uscirà tra qualche settimane in Italia come Viviane. Non perdetevelo.
10) Relatos Salvajes/ Wild Tales – Argentina
Ancora Cannes! Una delle sorprese del concorso, una dark comedy di devastante cinismo articolata in più episodi, uno più corrosivo dell’altro. L’ultimo, quello del matrimonio, è un capolavoro-bonsai. I mostri in versione argentina e contemporanea.

Non si sa mai
11) Der Kreis/ The Circle – Svizzera
Docufiction su una coppia gay che è anche un pezzo di storia gay svizzera. Negli anni Cinquanta, a Zurigo, nel club Der Kreis un mite professore incontra una drag queen, e sarà amore contro tutto, amore per la vita. Vincitore di due premi a Berlino e del Torino Gay Festival.
12) Timbuktu – Mauritania
Un villaggio del Mali deve fare i conti con un grupo di integralisti islamici che vogliono imporre la più stretta osservanza della sharia. Anche questo esce da Cannes 2014, dove è molto piaciuto.
13) The Golden Era – Hong Kong
Il film che ha chiuso qualche settimana fa il Festival di Venezia. Biopic, diretto da Ann Hui, di una scrittrice cinese dagli anni Venti agli anni Quaranta, una donna fuori da ogni convenzione.
14) What Now? Remind me – Portogallo
Visto al Locarno Festival 2013. Un regista Hiv-positivo si racconta, e racconta il giovane uomo che vive con lui, senza mai alzare i toni, con pudore, con encomiabile stoicismo. Gran film, mai arrivato in Italia.
15) Norte, The End of History – Filippine
Il penultimo film di Lav Diaz, il cineasta vincitore lo scorso agosto del festival di Locarno con il fluviale (5 ore e quaranta minuti) From What is Before. Norte dura in fondo solo 4 ore e dieci minuti, poco per Diaz, ed è stato presentato con gran pompa l’anno scorso a Cannes a Un certain regard. Nel Nord delle Filippine, una torbida storia che ricorda da vicino il dostojevskiano Delitto e castigo.
16) Beloved Sisters – Germania
Triangolo Schiller. Il poeta-scrittore-drammaturgo, icona del romanticismo tedesco, e le due sorelle da lui amate. Visto alla Berlinale. Per niente noioso, pur trattando le private faccende di un monumento delle patrie lettere.

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