Film da rivalutare stasera sulla tv in chiaro: LA DOPPIA ORA con Filippo Timi (dom. 5 ott. 2014)

La doppia ora, Iris, ore 21,00.
Presentato a Venezia nel 2009, è uno dei film italiani più sottovalutati della scorsa decade. Chissà perché molti signori della critica hanno trattato con sufficienza questo film di Giuseppe Capotondi che ha una solidità di scrittura e una confezione una volta tanto assolutamente internazionali. Forse perché è un film di genere all’apparenza poco autoriale. Eppure La doppia ora (quella che compare sugli orologi digitali quando la cifra dei minuti è uguale a quella dell’ora, e che secondo il protagonista del film segna un momento in cui tutto può accadere) è un thriller avvincente come pochi, ben costruito, in cui alla fine ogni tassello va al posto suo senza lasciare buchi nella trama. Un ex poliziotto ora custode di una villa fuori città (strepitoso Filippo Timi) incontra in uno speed-date abbastanza agghiacciante una ragazza che viene dell’est (Ksenia Rappoport), femme de chambre in un hotel. Ovvio che si innamora. Succederanno molte cose, compresa una rapina in villa in cui Guido viene colpito. E dal passato, come sempre, tornano a far visita fantasmi inquietanti. Continui capovolgimenti fino alla rivelazione finale. Ottimo film, io ne vado pazzo. Ksenia Rappoport premiata a Venezia come miglior attrice, ma non è bastato per trasformare La doppia ora in un successo al box office. Peccato. Forse la trama, complessa anche se per niente confusa, richiede un’attenzione che il pubblico distratto di oggi non ha. Capotondi è uno che ha una carriera internazionale come regista di spot e vdeoclip, e il mestiere si vede. Ma la sorpresa è arrivata dagli Stati Uniti dove La doppia ora, uscito nel 2011, ha ottenuto critiche ottime (83 la valutazione su Rotten Tomatoes) e incassato incredibilmente oltre un milione e mezzo di dollari, il che ne fa il più grande successo italiano degli ultimi anni su quel mercato dopo Io sono l’amore di Guadagnino (e prima di La grande bellezza). Eppure qui da noi non se n’è accorto nessuno. Per poi magari celebrare con la grancassa e grandi titoli l’uscita Usa di Habemus Papam di Moretti che in realtà ha poi incassato molto, molto meno di Capotondi, e lo stesso, per inciso, è accaduto a This Must Be the Place di Sorrentino.

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