Film stasera sulla tv in chiaro: ORWELL 1984 (mart. 7 ott. 2014)

Orwell 1984, La Effe, ore 23,15.
1984-John-HurtNon se lo ricorda più nesuuno e, se è per questo, in pochi lo andarono a vedere anche quando uscì: giusto nel 1984, a celebrare con la messa in cinema, l’epocale romanzo di George Orwell scritto nel 1948 (’84 deriva dal’inversione delle ultime due cifre). Atto d’accusa lucidissimo e implacabile contro le società totalitarie del disgraziatissimo Novecento, massimamente quella a regime comunista che proprio in quel ’48 stavano dilagando, a partire dalla centrale russa, in tutto l’Est europeo. Uno dei racconti distopici più famosi di sempre, molto amato nel mondo anglosassone, dove le tradizioni di libertà individuale son più radicate, e meno da noi, più inclini e cedevoli alle utopie collettivistiche. Si immagina, nel libro e nel film che ne ès tato tratto, che il mondo sia diviso in tre grandi aree, ognuna sotto un potere totaliutario e totalizzante, tutte acerrime rivali tra loro. Orwell concentra la sua attenzione sullo stato di Oceania, dominato da un ras detto Il grande fratello (ecco, viene tutto da qui) che ha esteso il suo controllo pervasivo su ogni intestizio, ogni esistenza, che da grandi schermi osserva e ossessiona i cittadini-sudditi, e reclama fede e obbedienza cieca e assoluta. Ma un piccolo uomo di nome Smith (come, se no?) a poco a poco recupererà la sua dignità, entrerà nella rete clandestina dei disidenti e resistenti. Sllo che la sua ribellione avrà un esito drammatico. Con le parti degli interrogatori e delle torture chiarissimamente ispirate ai processi-farsa messi in atto sotto il tallone di ferro di Stalin e raccontati da Arthur Koestler nel suo memorabile La confessione. Naturalmente il vero 1984 confermò, e per fortuna, solo in parte le profezie di Orwell, anzi di lì a poco, nell’89, sarebbe crollato anche il Muro di Berlino e immediatamente dopo lo stesso regime sovietico. Con Richard Burton (e già questo basta e avanza per giustificare la visione del film), John Hurt e Cyril Cusack. Regia abbastanza incolore di Michael Radford, sì, lo stesso del Postino con Troisi. C’è da rimpiangere cosa ne avrebbe cavato un autore di genio, che ne so, un Terry Gilliam ad esempio.

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