Un film da storia del cinema, stasera in tv: MISSIONE ALPHAVILLE di Godard (dom. 19 ott. 2014) – tv in chiaro

Agente Lemmy Caution, missione Alphaville, Vero Capri Tv (canali 55 e 144 dt), ore 21,00.
2001920420019202Come si fa a non vederlo, a non adorarlo? Un Godard degli anni belli – questo è del 1965 – di quando a ogni film il gran nouvelle-vaguista girava qualcosa, cioè moltissimo, e semplicemente reinventava il cinema, ecco. Che oggi di fronte a un film così (come a certa musica del tempo, o arte, o teatro, e si potrebbe continuare) si resta basiti, oggi che tutto è già visto e sentito e non si guarda mai oltre e si continua a clonare, citare, riproporre, ripercorrere ossessivamente il passato, in un misoneismo patologico. Peraltro è lo stesso Godard ormai a rifare stesso e a rifare quel Godard, basti vedere (quando arriverà, spero al più presto) il suo recente Adieu au langage proiettato davanti a una folla immensa e adorante lo scorso maggio al festival di Cannes. Ecco, chi se n’è entusiasmato ed è crollato allora a terra in ginocchio come di fronte all’apparizione della Madonna si guardi questo Missione Alphaville, please (o, a scelta, Vivre sa vie, Pierrot le fou, Il disprezzo, La cinese, Weekend) e si renderà conto di come ci fosse già tutto lì. Sperimentazioni visuali comprese, come quel gusto feticistico così anni Sessanta, così moderno e avanguardistico allora, per le scritte, per i segni isolati dal contesto e ridotti a pure icone, a grafismi – le frecce segnaletiche, per dire -, per i caratteri alfabetici e les mots, meglio se composti da sottili neon (anticipando parecchio certe cose artistiche che verranno). Alphaville è, oggi, impressionante non solo per l’occhio di Godard e la naturalezza, davvero rosselliniana, con cui fa cinema e lo crea, ma per l’universo stilistico che inventa, per quel freddo design fatto di geometrie e linee dure e squadrate che sono il razionalismo moderno senza più pathos e concessioni emozionali e al piacere, che sono anzi la modernità tout court. Film di fantascienza, nella solita distopia dove succedono cose e cosacce ai danni dell’umanità dell’uomo, con ovvie indignazioni e qualche predica ideologizzante e bla bla da parte dell’autore, e però a Godard molto si perdona, ci mancherebbe. Il tutto genialmente girato non in chissà quale set futuribile e fintissimo e ricostruitissimo, ma in un sobborgo parigino di edifici per l’appunto moderni, costruiti nei Sessanta, usati da Godard tali-e-quali senza un intervento, un aggiustamento scenografico, perfetti per comunicare l’alienazione dei personaggi che sunnambolicamente li percorrono, la progressiva perdita e caduta in loro dell’essenza vitale (lo stesso fece Jacques Tati in Playtime).
Lemmy Caution, detective preso a prestito da Godard da un film precedente di altri, e derivato da una serie noir dello scrittore inglese Peter Cheyney, viene scagliato in un futuro prossimo che somiglia molto all’oggi (intendo: all’allora), mandato su una galassia dove si è instaurato un regime totalitario con intenzioni e progetti di esapansionismo aggressivo in tutto il cosmo, terra compresa. Un universo aridamente perfetto, dove le emozioni sono bandite e proibite pena gravi sanzioni, retto da un computer che tutto governa e comanda. Una macchina creata dall’ingegner Nosferatu (e vai col citazionismo cinefilo), il misterioso padrone di quella galassia. Lemmy Caution, sotto la copertura di giornalista del Figaro-Pravda (grandissimo Godard! applausi) deve recuperare il professor Von Braun, scienziato che dalla Terra è finitò fin lassù misteriosamente. Conoscerà la figlia di Von Braun, Natasha, che diventerà la sua guida in quel mondo e la sua amante. Scoprirà che Von Braun e Nosferatu son la stessa persona. Assisterà a scene agghiaccianti di esecuzioni-spettacolo, con i dissidenti che dopo il colpo mortale cadono in piscina davanti alla nomenlklatura di regime, una scena che non si dimentica. Ma il film è da vedere per la libertà con cui il suo autore gira, filma, inventa immagini, accumula idee che poi feconderanno il cinema tutto. Eddie Constantine con la sua faccia butterata, il borsalino e l’immancabile trench, è Lemmy Caution. Anna Karina, meravigliosa, allora musa e compagna di Godard, è Natasha. Buonissima visione.

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