Recensione: RITORNO A L’AVANA. Un lucido come eravamo nella Cuba di oggi. Bello. Imperdibile

Ritorno a L’Avana (Retour à Ithaque) di Laurent Cantet. Con Jorge Perugorría, Isabel Santos, Fernando Hechevarria, Nestor Jimenez. Francia, 2014.
021082014154444_media1Reunion di vecchi amici su una terrazza a L’Avana, dal tramonto all’alba. Si festeggia il ritorno a casa di Amadeo dopo 16 anni di esilio spagnolo. Ma la festa diventa man mano confronto con il passato, bilancio amaro di una vita e della storia di Cuba dalla rivoluzione a oggi. Film di impacabile lucidità, firmato dal francese Laurent Cantet (La classe). Vincitore a Venezia lo scorso settembre delle Giornate degli autori. Voto tra il 7 e l’8
931082014121441_media1Laurent Cantet, Palma d’oro nel 2008 a Cannes con La classe, ritorna con questo piccolo film assai bello girato a Cuba. Tutto in una sera, tutto su su una terrazza a L’Avana, ecco l’incontro di cinque amici tra i 50 e i 60 anni, quattro uomini e una donna. Uno di loro, Amadeo, è appena tornato dalla Spagna dove ha vissuto per 16 anni. Sembra la solita rimpatriata, il solito grande freddo stavollta nella notte calda di L’Avana, e all’inizio lo è, ma poi diventa uno scavo nel passato, di ciascuno e di tutti, un tirar fuori segreti e cose mai dette, un rinfacciarsi e rimbrottarsi cose non gradevoli. Con una rivelazione alla fine che non ti aspetti e che squassa il gruppo di amici, e noi spettatori con loro.
Puro, mirabile cinema di conversazione senza che ci si annoi un attimo. Per gli attori, tutti formidabili nel loro mimare la vita e nel confondersi con i propri personaggi. Per quella città avvolgente che da lassù, da quella terrazza, appare meravigliosa perfino nel suo degrado, nel suo barocco che si sbriciola al clima dei tropici, nella sua eterna oscillazione tra ragione e istinto. Con quella macellazione lì, a cielo paerto, nella terrazza lì sotto che è insieme spettacolo del sangue e rito antico importato dall’Africa dagli schiavi.
L’incontro dei cinque comincia con il cazzeggio, finisce in un faccia a faccia con il passato di ciascuno, e di tutti. Nessuno sarà più come prima. Con loro attraversiamo la storia di Cuba dalla rivoluzione castrista a oggi. Le illusioni rivoluzionarie della gioventù (e però non tutti ci hanno creduto allo stesso modo, al ribaltone castrista, e qualcuno ha smagato subito che qualcosa non andava) e poi le disillusioni. La fatica di vivere oggi, a L’Avana, con salari miserrimi anche se sei un medico, un ingegnere. Che per sopravvivere ti tocca farti aiutare dai parenti scappati a Miami. I ragazzi che del castrismo se ne fregano e vogliono andarsene tutti. 021082014154343_media1Film per niente nostalgico. Un come eravamo che diventa un malinconico come siamo. Con una critica assai ragionata al regime, in uno spettro di opinioni assortite e articolate. Perché accanto all’amico diventato parte della nomenklatura di regime c’è anche chi ha resistito, e chi si è collocato nella solita zona grigia. Né collaborare né dissentire. Benissimo scritto, con una progressione drammaturgica calibrata con gran mestiere. Il corrispettivo italiano sarebbe stato una noiosissima narcisata su com’era bello il sessantotto ecc. da parte di una generazione che ha avuto molto, e però si è sempre lamentata e indignata e continua farlo. Solo che in questo film siamo a Cuba, e lì i cinquanta-sessantenni hanno cose più interessanti e importanti da dire, da ricordare, da rinfacciarsi. Sacrosanto vincitore a Venezia 2014 alle Giornate degli autori.

Questa voce è stata pubblicata in al cinema, cinema, Container, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Una risposta a Recensione: RITORNO A L’AVANA. Un lucido come eravamo nella Cuba di oggi. Bello. Imperdibile

  1. Pingback: i 30 migliori film del 2014 (usciti in sala) | Nuovo Cinema Locatelli

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.