Il mio amico Eric, la7d, ore 22,55.
Signori, la notizia è che Ken Loach stavolta si diverte e vuole farci divertire e anche un po’ commuovere. Devia dal suo ferreo realismo, il regista inglese, per raccontarci qualcosa che sta tra la commedia e la fiaba, senza però dimenticare del tutto il côté social-impegnato. Un postino tifoso del Manchester (United, naturalmente, mica il City) ha parecchi problemi con la donna che lo ha appena mollato, i due figli che non sono rampolli perfetti, un’altra figlia trascurata che torna dal passato. A venirgli in aiuto sarà proprio il suo idolo Eric Cantona, uno dei calciatori-feticcio della storia del Manchester, che nel film è una specie di genio della lampada che appare al postino a dispensare i consigli giusti. Cantona, calciatore geniale e sregolato sul campo e fuori dal campo, dunque venerato anche per questa sua eccentricità, viene utilizzato da Loach in quanto totem e mito vivente. Il film è un omaggio alla passione per il pallone (altro che oppio dei popoli) e a un campione carismatico come Cantona che a carriera conclusa si è avviato a diventare un campione extracalcistico, un eroe mediatico anarco-populista, una specie di neotribuno del popolo con campagne stravaganti come quella che invitava a risparmiatori a ritirare i loro soldi dalle banche. Ma Loach ne ha intuito anche le potenzialità d’attore. Cantona lo abbiamo poi visto in due film di quell’avanguardia che usa la rappresentazione del sesso come disintegratore delle convenzioni (di vario tipo: narrative, formali, linguistiche), prima I movimenti del bacino, poi il bellissimo Les rencontres d’après minuit, presentato a Cannes 2013 alla Semaine de la critique e vincitore del premio della giuria al Milano Film Festival.
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