Film stasera sulla tv in chiaro: IL PEGGIOR NATALE DELLA MIA VITA (mart. 11 nov. 2014)

Il peggior Natale della mia vita, Canale 5, ore 21,11.
Il peggior Natale della mia vita, regia di Alessandro Genovesi. Con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Diego Abatantuono, Antono Catania, Laura Chiatti, Anna Bonaiuto, Dino Abbrescia, Ale e Franz. Al cinema da giovedì 22 novembre 2012.Il sequel del campione d’incassi La peggior settimana della mia vita si ripresenta con De Luigi e Capotondi, più il rinforzo Abatantuono. Cronaca di un Natale in un castello valdostano che rischia di essere rovinato dal protagonista Paolo, più imbranato e disastroso dell’indimenticabile Peter Sellers di Hollywood Party. Commedia mai sguaiata, fine, anche troppo: nella prima mezz’ora si ride sì e no un paio di volte. Il ritmo è blando, ed è il difetto maggiore di un film comunque decorosissimo, anche molto ben girato (con sorprendente consapevolezza stilistica) da Alessandro Genovesi. Voto 6 e mezzo
In The Story of Film: An Odissey, storia del cinema ricostruita e raccontata dal critico Mark Cousins prima in un libro e adesso in 15 episodi-video, si rivede con piacere anche il regista britannico Terence Davis, quello che ci stupì negli anni Ottanta con il capolavoro Voci lontane, sempre presenti. Interpellato da Cousins, Davies spiega il suo amore per le inquadrature rigorosamente frontali e simmetriche con il profondo influsso avuto su di lui, bambino cattolico, dalla messa della domenica e dal suo apparato scenografico in cui tutto era, appunto, rigorosamente posto secondo simmetria. L’Alberto di questo film (Diego Abatantuono), il signorotto milanese che riceve nel suo castello di vacanza in Val d’Aosta, dev’essere pure lui andato molto a messa, visto quant’è ossessionato dall’equilibrio simmetrico, difatti per l’albero di Natale esige che le palle siano equamente distribuite di qua e di là, e che non si sgarri. Il bello è che anche il regista di questo film, Alessandro Genovesi, rivelando una sorprendente affinità con Terence Davies – chi mai l’avrebbe detto? le strade del cinema sono davvero infinite – costruisce molte, moltissime delle inquadrature ottemperando lui pure all’ordine simmetrico, riprendendo attori e ambienti frontalmente, in campo e in controcampo, a camera fissa, solo con qualche raro movimento (ricordo un dolly a staccare e basta), e distribuendoli equamente nello spazio a destra e sinistra. Non credo proprio si tratti di casualità – come potrebbe essere? – dunque mi pare una scelta stilistica, e tutto avremmo pensato tranne che di ritrovare un tale rigore in un film pop(olare) come questo e mass-oriented. Cosa che conferisce a Il peggior Natale della mia vita, al di là del suo tono da commedia facile (mai svaccata comunque), un che di stranamente austero, costruito, meditato, anche elegante. Siamo lontani, e non solo per lo stile di ripresa, dal cinepanettonismo ormai seppellito dai suoi stessi inventori. Qui la commedia natalizia per famiglie e platee larghissime si fa più garbata, i toni triviali vengono tenuti sotto controllo, il becerume localistico-dialettale risulta assente. Mica per niente questo film, con la stessa banda di autori e attori (più Abatantuono) del precedente La peggior settimana della mia vita, è l’italianizzazione di un format inglese della Bbc, e insomma il british taste in qualche modo sopravvive anche nel trapianto dalle parti nostre.
Produce la Colorado, in cui se ricordo bene c’entrano Salvatores e Abatatantuono, e anche la sua milanesità si fa sentire parecchio. L’atmosfera è nordica, profondamente nordica per qunto possa esserlo nel nostro paese, svolgendosi la storia in un castello della Val d’Aosta sopra Gressoney che fu residenza di Margherita di Savoia, freddo e neve abbondano, li senti in ogni inquadratura, e vedendo il film mi è tornato in mente il lontano, inquietante La più bella serata della mia vita di Ettore Scola con Alberto Sordi, tratto da Dürrenmatt e ambientato in un castello altoatesino. La comicità di questo film di Genovesi – anche sceneggiatore insieme a Fabio De Luigi – resuscita quella primaria dello slapstick, tra cascatone, ruzzoloni, imbranataggini, urti violenti e fracassoni con distruzione di oggetti e ferimenti di persone, tutto un crash, sbrang, crack, e però la incarta in una confezione scicchina e con una qualche pretesa. Il protagonista Paolo (De Luigi) è un deficiente maldestro che ricorda non solo le comiche del pre-sonoro, ma parecchio anche il Peter Sellers di Hollywood Party (a sua volta citazionista dello slapstick), che dove lo metti combina guai, anzi i disastri sembra tirarseli addosso. Il peggior Natale della mia vita ci ripresenta Paolo e Margherita (De Luigi  e Cristiana Capotondi), la coppia di neo maritati del film precedente, invitati stavolta per le vacanze di fine anno nel suo castello valdostano dal capo (Abatantuono) del papà di lei (Catania). Solo che adesso M. è incinta e non lontana dal parto, il che darà il via a una serie di momenti paradossali tra lo svaccato (poco) e il surreale fine. Incomincia la giostra comica, cui partecipano anche papà e mamma (Anna Bonaiuto, bravissima devo dire a far la sciura milanese con pretese social) di Margherita e la figlia del padrone di casa, Benedetta, incinta pure lei però single (Laura Chiatti in un personaggio odioso che le riesce assai bene). Solo che, imbranato com’è, il povero Paolo ne combina di ogni, rischiando di compromettere i buoni rapporti con il potente Alberto e di rovinare la promozione cui il suocero aspira. Cascatoni e ruzzoloni, qui pro quo (una pisciata nella pentola speciale del tacchino scambiata per un wc), uno svenuto scambiato per morto, un funerale per il morto che non c’è e che poi diventerà festa di Natale. Più agnizioni come in un feuilleton, e nuove vite che arrivano. Non male, va detto, anzi ci si diverte e si ride senza vergognarsi, il che è già un risultato. Compagnia d’attori che non sbaglia, con un Abatantuono stavolta meno debordante ma sempe bravo (anche se un paio di volte esita e perde la battuta), e con Anna Bonaiuto su tutti. I problemi stanno altrove. Il film, fin troppo ben girato (vedi sopra), ha però ritmi blandissimi, nei primi 35 minuti succede poco e si ride sì e no un paio di volte. Si stenta a ingranare, la presentazone dei personaggi e degli ambienti (spiega lunghissima sul castello dei Savoia, quasi un product placement) prende troppo spazio e le battute si fanno attendere. Nella seconda parte va meglio, le situazioni comiche si ravvicinano e intensificano, la macchina delle risate funziona, però il ritmo resta sempre moderato e le occasioni divertenti comunque inferiori al necessario.

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