e stasera in tv c’è HUNGER di Steve McQueen. Con Michael Fassbender (sab. 13 dic. 2014)

Hunger, un film di Steve McQueen. La Effe, ore 22,00. Sabato 13 dicembre.Hunger_Fassbender

775_gal4145_galPrimo film di Steve McQueen, anno 2008, e già si capì di che stoffa fosse fatto il gigantesco (in ogni senso) regista britannico. Hunger si sarebbe anche configurato come il primo passo di una trilogia assai coerente intorno al corpo, alle sue costrizioni e alle sue torture, alle sue gabbie e alle sue lacerazioni nei tentativi di uscire da quella gabbia, composta anche dai successivi Shame e il trionfante e oscarizzato 12 anni schiavo. Film, questo, che prende la narrazione anche classica e convenzionale intorno allo schiavismo americano per svellerla e piegarla al discorso sulla sopraffazione e sulla sottomissione, sul potere e il dominio attraverso la carne, la fisicità. Pelle, muscoli, masse corporee e incorporee. Hunger, del 2008, fa lo stesso, ricostruendo la prigionia di Bobby Sands, militante dell’Ira, nel carcere nordirlandese  di Long Kesh. Un universo brutale dove l’obiettivo nei carcerieri è quello di spegnere nei detenuti ogni spirito di ribellione, nei detenuti quello di resistere a ogni costo, resistere al ricatto, alla minaccia, anche alle blandizie. Un mondo chiuso, conncentrazionario, che anticipa già quello dei campi di cotone di 12 anni schiavo, ed è strano che non siano stati poi tanti a sottolinearlo. Bobby Sands ingaggerà uno sciopero della fame in sfida al governo britannico – l’obiettivo è di ottenere per i militanti dell’Ira lo status di prigionieri politici -, ma la Thatcher non cederà, e Sands morirà. Ucciso, anche, dal peso dell’ideologia, dall’impossibilità di spezzare il contratto di fedeltà alla propria causa e alla propria parte. Il film ci mostra  la discesa verso il nulla (in)corporeo di Sands con una fedeltà e un iperrealismo che sembrano a momenti sfiorare, da parte del regista, il voyeurismo e il sadismo. Grandissima sceneggiatura: vedere l’incontro di Bobby con il prete. Non si dimentica quella cella tutta imbrattata, quasi decorata di merda dal prigioniero. Michael Fassbender si mette fisicamente in gioco fino a diventare lui stesso uno spettro che cammina. Film grandissimo, Steve McQueen è un autore grandissimo.

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