Annie Leibovitz: stasera in tv un film-doc sulla fotografa-star (dom. 14 dic. 2014)

Annie Leibovitz, Life Trough a Lens. Un documentario di Barbara Leibovitz, 2006. Su Rai 5, ore 21,15.

Annie Leibovitz

Annie Leibovitz

Non ne ho un ricordo piacevole. Uno di quei film-biopic americani assai documentati che di un personaggi ricostruiscono traiettorie esistenziali eprofessionbali con gran profluvio e dispendio di foto, video, scritti, testimonianze, ‘io lo conosco bene’ e quant’altro. E però questo doc dedicato a una delle più famose fotografe d’America dagli anni Sessanta in poi non riesce a togliersi di dosso, nonostante l’impeccanile confezione e la gran quantità di infomazioni messe a nostra disposizione, quel tono agiografico e celebrativo che è la tossina corrosiva di molti prodotti di questo tipo. Anzi, di quasi tutti. Dietro la macchina da presa mica per niente ci sta Barbara Leibovitz, la sorella, e vorrà pur dire qualcosa. Gli squarci che si aprono su Sixties e Seventies son di granbe interesse, spesso con documenti eccezionali. I personaggi che intervengono e che da Leibovitz son stati più o meno immortalati, dicono anche cose acute (qulache volta). Ma a prevalere è sempre il quant’è brava, e che talento, e già si vedeva da giovane cosa sarebbe diventata, e via con gli encomi e gli elogi. C’è anche lei, chiaro, imperiosa, quasi sempre con l’obiettivo a tracolla, e il capello doverosamente scarmiglato di chi è sempre su e giù per i set fotografici del mondo. Come si diventa Annie Leibovitz? Lei si dà un gran da fare con reportage sociali e quando a metà-fine anni Sessanta esplodono le grandi rockstar e popstar comincia a farne l’oggetto dei propri scatti. Svolta, la nostra, e  diventa Annie Leibovitz quando viene imbarcata in un tour dei Rolling Stones di cui immortalerà bellezze, imprese, performance e debosce. Arriverà poi la stagione del glossy e de glamour con gli anni Ottanta, quando Tina Brown la vorrà per il suo Vanity Fair, e allora nasceranno quelle foto che davvero ci hanno inpressionati tutti e hanno impressionato i nostri neuroni neanche fossero la più recettiva delle pellicole. Demi Moore incinta e nuda. Meryl Streep donna & maschera kabuki. Whoopi Goldberg in un bagno di latte. E via di star in star, con immagini che non sono per niente rubate, per niente immediatiste, ma posatissime a creare – anche con il ricorso a scenografie – una narrazione e a trasformare il personaggio ritratto in ulteriore personaggio. La fotografia, agli inizi realistica e sporca della Leibovitz, si leviga, si glamourizza, si coniuga al fashion. Si veda lo shooting elaboratissimo a Parigi durante la lavorazione del Marie Antoinette di Sofia Coppola. Non mancano cenni alla vita privata di Leibovitz, lesbica che il suo coming out l’ha fatto da un bel pezzo e di cui è acclarata e conosciuta la storia con Susan Sontag. Storia di cui più volte qui si parla, senza però che si accenni alle tensioni con la forografa negli ultimi anni di vita della saggista-scrittrice. Un film da vedere? Massì. Evitando però di prosternarsi di fronte al genio.

sul set di 'Marie Antoinette' di Sofia Coppola, uno dei più famosi shooting di AL

sul set di ‘Marie Antoinette’ di Sofia Coppola, uno dei più famosi shooting di AL

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