Le voci bianche, Class Tv, ore 20,40.
Si andò avanti fino all’Ottocento inoltrato nello stato pontificio a castrare ragazzini perché conservassero la loro voce angelicata e gli ormoni non la sporcassero e la adultificassero. Che qualche musicologo ancora oggi sotto sotto, senza dirlo troppo ché non sta bene, rimpiange la loro scomparsa, e qualcuno cerca di riprodurle artificialmente ‘come se’. Ecco qua una commedia della stagione d’oro del cinema italiano, anno 1964, scritta e diretta da Pasquale Festa Campanile e Massimo Franciosa con la collaborazione dell’esperto in climi e storie papaline Luigi Magni. Vita bizzarra di un povericristo di nome Meo nella Roma del Settecento che per sfangarsela si intruppa nel premiato e rinomato coro delle voci bianche fingendosi castrato. Una recita che naturalmente darà il via a una girandola di equivoci e situazioni comiche. Con il nostro che, approfitando della fama di svirilizzato dunque innocuo con le donne, diventa un gran conquistatore di femmine aristocratiche e non. Circola, in questo film, un qualcosa delle ribalde polemiche e satire antipapaline di un Pasquino, e di Belli anche. Paolo Ferrari è Meo, intorno a lui un gran cast: Sandra Milo, Vittorio Caprioli, Anouk Aimée, Philippe Leroy e perfino la scream-queen Barbara Steele.
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