Berlinale 2015. Recensione: VICTORIA. Una notte brava a Berlino, tutta in un solo piano sequenza

201505757_1Victoria, un film di Sebastian Schipper. Con Laia Costa, Frederick Lau, Franz Rogowski, Burak Yigit.201505757_5Una notte pazza a Berlino di quattro balordi e una ragazza conosciuta in discoteca. Con una svolta noir e un finale assai teso. 140 minuti girati tutti in tempo reale, in un unico piano sequenza. Una performance registica di alto virtuosismo. Un film assai berlinese. Peccato per le troppe incongruenze. Voto 6+201505757_3Il primo film tedesco del concorso e, ebbene sì, una discreta sorpresa. Molto, molto applaudito dai jeunes critiques e dai ragazzi del web, che di sicuro hanno apprezzato non solo il clima giovanottesco (quattro ragazzi più una ragazza nella notte matta di Berlino), ma il virtuosismo tecnico e autoriale. Perché il regista, presumo giovane pure lui*, ha girato le sue due ore e venti minuti in tempo reale, in un solo piano sequenza, tipo il Sokurov di Arca russa. Ma qui, ovviamente, non siamo all’Ermitage e nel cinema dei maestri ma in quello dei trentenni e allora camera a mano mobile e prensile che sta addosso e gira intorno ai suoi personaggi, e ritmo frenetico e sbalordente. Tutto assai apprezzabile, e anche da applausi veri, perché di una gran prova si tratta. I problemi nascono da quello che ci viene raccontato, un noir per caso che si fa di momento in momento sotto i nostri occhi, e purtroppo con dentro abissali incongruenze, voragini di sceneggiatura, inspiegate svolte narrative. Che vien da dire, come spesso davanti a tanto cinema nuovo tecnicamente impeccabile ma carente nella drammaturgia e nella costruzione: ma benedetti ragazzi, uno sceneggiatore di mestiere che rilegga attentamente e magari riscriva proprio no?
Berlino, interno notte. In uno di quei dance-club cantinari dove si spara musica techno, si fanno cosacce, si ingurgitano ettolitri di vodka e tutti gli ultimi modelli di design drugs. Victoria, spagnola, in Germania da mesi tre, barista in una cafeteria a 4 euro l’ora (ma allora c’aveva ragione la signora con cui ho parlato qualche giorno fa a sconsigliare i ragazzi italiani a emigrare qui nella capitale di Germania, “statevene a casa che è meglio”), sola, carina e ubriaca e impasticcata, si imbatte uscendo in quattro ceffi che in tutta evidenza stanno scassinando una macchina. Anche simpatici, ma ragazzacci, balordi. Qualunque persona di buonsenso, specie di sesso femminile, se ne scapperebbe subito a casa, lei Victoria no, si ferma, cincischia, insomma si fa incastrare in una lunga conversazione con i quattro, soprattutto con quel che sembra il capo in testa della banda. Ecco, la prima inverosimiglianza. Vi par possibile che una media ragazza di buonsenso, per quanto in preda all’ecstasy, si lasci incastrare alle tre o quattro di notte da quattro tipi del genere? Parlandone con un gruppo di jeunes critiques italiani la loro risposta mi ha lasciato basito: possibilissimo, trattandosi di una spagnola. Vabbè, avranno ragione loro che avran fatto l’Erasmus a Barcellona e le spagnole (e catalane) le conosceranno bene. Fatto sta che Victoria si lascia sequestrare la bicicletta, segue docile il branco, si lascia portare fin sul roof di un palazzo, e da un momento all’altro ti aspetti il peggio, che si passi allo stupro di gruppo. Ecco, per quasi un’ora il film, pur così poco credibile, ti tiene inchiodato alla poltrona perché ti fa respirare la minaccia, ti fa percepire che qualcosa di brutto succederà, anche se non sai qundo e che cosa sarà esattamente. Non sarà uno stupro. Victoria verrà coinvolta, si lascerà coinvolgere, in una orrenda faccenda da cui deriveranno molte disgrazia, e parecchio sangue. E la cosa più assurda e inspiegabile è che Victoria, saputo quel che andranno a fare quei suoi compagni della notte, non solo non taglia la corda ma si offre di collaborare con loro. Ovvio che non racconto altro (però che palle ‘sta storia degli spoiler). Dico solo che ne abbiamo visti di film con ragazze perbene che fanno il salto nel crimine, a partire almeno da Bonnie & Clyde. Ma Dio mio, lì almeno si davano delle spiegazioni, si tentava di oliare con la logica certi passaggi. Qui niente, e davvero non si può. Per il resto, il film segue l’andamento di un classico noir, con molti echi di Fino all’ultimo respiro di Jean-Luc Godard e del cinema di Jean-Pierre Melville, con quel senso di desolazione e di sconfitta, di sogni che si bruciano e muoiono all’alba. In questo riesumare il romanticismo delle vite fuorirango e oltre il bordo (una tradizione, in fondo, che risale al realismo poetico di Duvivier e Carné) sta una delle sorprese di Victoria. L’altra essendo ovviamente la grande performance tecnica del take unico. Se solo ci fosse stato uno sceneggiatore vero.
* una lettrice, bacchettandomi le dita, mi informa che Sebastian Schipper ha 48 anni.

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9 risposte a Berlinale 2015. Recensione: VICTORIA. Una notte brava a Berlino, tutta in un solo piano sequenza

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  5. basilcorporate scrive:

    lei ha studiato per 16 anni piano e da tre messi Che ha vinto “la liberta”. Vedi il dialogo con soni ala cafeteria e poi pensi a dar ragione al scenegitura. In super film con pochisimmi soldi

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  7. Sonia scrive:

    sono sbalordita dalla superficialità di questa recensione… prima di tutto sapere almeno l’età del regista (48anni) prima di dare del giovanilismo di qua e di là… e poi questa mentalità da italiano medio della brava ragazza che diventa criminale è ridicola. Non tutto deve essere spiegabile nel cinema e forse è proprio questo il limite. Lei è semplicemente una persona senza pregiudizi e loro sono semplicemente delle persone che puoi trovare ovunque..imbattuti in una storia troppo grande..ma non balordi dentro. Il pregiudizio con cui hai scritto questa recensione mi sorprende, per uno che fa il tuo mestiere, ti seguivo da ora in poi con le pinze.

    • Luigi Locatelli scrive:

      pregiudizi da italiano medio? ma che vuol dire? ma scusi, lei alle tre di notte se ne andrebbe in giro per Berlino con quattro che hanno appena scassinato una macchina? per favore, smettiamola di fare i provinciali per non sembrarlo. Sull’età del regista sì, riconosco l’errore

  8. Francesco Marelli scrive:

    Buongiorno, ieri ho visto il film su RAI 4 e devo dire che è stato sorprendentemente interessante per almeno 3 ragioni:

    1) Aspetto tecnico: piano sequenza molto efficace e che denota un’ottima padronanza della camera.

    2) Capacità recitativa degli interpreti: trattandosi di un unico piano sequenza e quindi essendo impossibile ripetere le battute e reinterpretare se non rifacendo la sequenza, le performances degli attori sono tutte di buona fattura con punte di eccellenza per la giovane protagonista.

    3)Verosimiglianza, sia pure con qualche forzatura: in effetti la sua valutazione critica, com’è stato osservato, appare piuttosto superficiale, posto che la ragazza si lascia soggiogare volutamente dal gruppetto, infatti è chiaramente conscia delle bugie che le vengono dette, ma essendo insoddisfatta della sua vita, in particolare del suo fallimento al conservatorio, è disperatamente portata ad aggrapparsi a queste nuove per quanto improbabili e discutibili amicizie. Il finale poi è una chicca.

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