Berlinale 2015. CINDERELLA (recensione). Nel segno di Branagh e soprattutto di Dante Ferretti

CINDERELLACinderella, un film di Kenneth Branagh. Con Lily James, Cate Blanchett, Richard Madden, Derek Jacobi, Stellan Skarsgård, Helena Bonham Carter. Fuori concorso.CINDERELLAVersione live action di casa Disney di un delle favole classiche dell’Occidente. Con molta fedeltà alla versione dei Grimm Brothers e solo piccoli scostamenti. Il meglio viene dal décor firmato Dante Ferretti, che guarda parecchio ai deliri di Ludwig di Baviera. Kenneth Branagh se la cava meglio nelle scene di massa e d’azione che in quelle romantiche. Spettacolo impeccabile, ma di massima convenzionalità. Se solo si fosse osato di più. Voto 6CINDERELLAProiezione stampa misto pubblico al Palast, con alla fine un boato di entusiasmo. Lo hanno adorato le ragazze di Berlino accorse per questa prima della versione live action di Cinderella prodotta dalla Disney, lo adoreranno, credo, le ragazze di tutte il mondo. Quelle con qualche anno in più rispetto alle teenager che han trasformato Frozen in quel culto e quel fenomeno pazzesco che sappiamo. Versione fedele alla fiaba classica versione Grimm Brothers, con solo qualche minimo scostamento, come il maggior spazio dato alla matrigna (che è Cate Blanchett, nella versione crudele e streghesca della sua Elizabeth), la scarpina di cristallo rimasta a Cenerentola dopo la fuga dal palazzo distrutta dalla sadica seconda moglie di papà. Cosucce, in fondo. Interventi decisi e strutturali sulla narrazione consolidata, qualcosa che la sposti fuori e oltre i confini conosciuti, non c’è, del resto mica ci possiamo aspettare revisioni e riletture da casa Disney, custode di ogni possibile ortodossia del divertimento di massa. Si perde, per dire, l’occasione di spingere di più sul dark, il gothic, l’horror, accentuando le angherie di stepmother e stepsisters sull’innocenta Ella, ribattezzata dalle tre megere per spregio Cinderella. Anche il côté fantastico, nonostante alcune scene notevoli (la trasformazione della zucca in carrozza), resta tuttosommato modesto. Keneth Branagh punta tutto sulla sontuosa collocazione, con il contributo determinante di quel genio di Dante Ferretti che ricrea ambienti e castelli e palazzi tenendo d’occhio l’immaginario tedesco medievale e i deliri di Ludwig di Baviera. Branagh di suo ci mette l’energia, e quel suo modo un po’ bullo, sempre sovreccitato, sempre un po’ machista di girare e organizzare la scena. Non proprio a suo agio quando deve avere a che fare con le parti sentimentali (che sono tante, e fondamentali), rimedia con le sequenze di massa e di azione. La caccia al cervo del principe, ocasione del primo incontro con Ella (non me la ricordo nella versione  Grimm). Il ballo a corte. La caccia alla fuggitiva dopo la mezzanotte. Assai ben risolto è anche l’incantesimo – la fata è un’ironica Helena Bonham Carter – che trasforma la zucca in carrozza, le lucertole in lacchè in livrea, i topi in cavalli bianchi. Ancora meglio – e difatti al Palast è scattato l’applauso – il controincantesimo, la carrozza che ritorna zucca e Cinderella che si ritrova nel suo abito di stracci. Scena girata e editata con ritmo vertiginoso. Cate Blanchett, con una faccia allisciata senza il minimo solco, la minima ruga, fa egregiamente quel che deve fare, ma non riesce a issarsi nella galleria delle grandi streghe del cinema.

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