Recensione: THE ICEMAN. Un buon noir al servizio del suo protagonista Michael Shannon

?????????????????????????The Iceman, regia di Ariel Vromen. Con Michael Shannon, Winona Ryder, Chris Evans, Ray Liotta, James Franco. Usa 2012.?????????????????????????????????Storia (vera) del killer di mafia che uccise più di duecento persone, mantenendo una facciata rispettabile da perfetto uomo qualunque, da amorevole marito e padre di famiglia. Un noir in cui Michael Shannon interpreta un altro dei suoi personaggi dalla psiche contorta. Voto 6 e mezzo
?????????????????????????Domanda: come mai un film presentato (fuori concorso) al Venezia Film Festival 2012 arriva solo adesso in sala, con la bellezza di due anni e mezzo di ritardo? La risposta non c’è, sta ben acquattata e introvabile nel magazzino dei misteri della nostra cinedistribuzione. In ogni caso, benevenuto a questo discreto noir e soprattutto al suo protagonista, il sempre allucinato – ormai è la specialità della ditta – Michael Shannon. The Iceman è tutto costruito addosso e intorno a lui, un classico vehicle per una prova d’attore e mattatore. Ormai votato a personaggi disturbati, psicotici, alienati, dall’io diviso in due (se non in più parti ancora), Shannon, con quella faccia piena di ombre e quegli occhi allarmati e allarmanti, simili personaggi se li indossa con la naturalezza di chi li sente suoi. Più che questione di Metodo, si direbbe una trance. The Iceman, diretto da uno sveglio trentenne israeliano-americano, racconta con qualche licenza e presumo con qualche omissione l’incredibile eppur vera storia di Richard Kuklinski, americano di origine polacca che tra anni Cinquanta e Ottanta al servizio della mafia come killer uccise circa duecento persone. Il classico uomo doppio, amorevole marito e padre di due figlie, perfetto everyman dall’impeccabile vita piccolo-borghese con villetta suburbana nel New Jersey, ed esecutore brutale al servizio di chi lo ingaggiava. Omicidi efferati compiuto in ogni modo, per strangolamento, tagli di gola, dopo sevizie e torture. A convincere il suo primo datore di lavoro (Ray Liotta, abbonato e forse rassegnato alle parti di gangster tremendo ma anche un po’ bollito) è la sua freddezza, l’apparente mancanza di ogni minimo fremito. Un uomo-macchina, un cyborg naturale, adatto a uccidere e poi a vivere senza sensi di colpa. Buona sceneggiatura, anche se con qualche scorciatoia di troppo, una regia che pur adottando il brutalismo della contemporaneità tiene d’occhio i classici del crime movie, e dunque affolla il quadro e la scena di parecchio buio. Si sentono Hawks, Siodmak, Preminger, anche se non si esagera in citazionismi e metacinema. Ma è Michael Shannon il film, passando dalla freddezza del killer alla ferocia contro chi gli minaccia la famiglia. Si rivede volentieri Winona Ryder come moglie che non sa, o finge di non sapere, sempre molto carina. Apparizione fulminea dell’onnipresente James Franco.

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