César: trionfa Timbuktu con sette premi. Ecco vincitori e vinti

il regista Abdrrahmane Sissako: il suo 'Timbuktu' ha vinto sette César, compresi miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura (foto dal sito del Festival di Cannes)

il regista Abdrrahmane Sissako: il suo ‘Timbuktu’ ha vinto sette César, compresi miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura (foto dal sito del Festival di Cannes)

Si è appena chiusa l’interminabile cerimonia dei César 2015. Funestata per chi la seguiva come me in streaming su Canal+ dalla scomparsa a mezzanotte in punto del collegamento. Taglio deciso dalla rete (ma per quale motivo poi?) o epic fail, come molti vanno dicendo sui social? Appesantita da un insostenibile speech di almeno dodici minuti di Marion Cotillard incaricata di consegnare il César d’honneur a un attonito Sean Penn (e intanto dal parterre la fidanzata Charlize Theron osservava la scena). Nemmeno Abderrahmane Sissako, il regista mauritano di Timbuktu, il trionfatore della serata, si è risparmiato nel suo discorso di ringraziamento per il premio come migliore regista, ed è stato mentre lui stava inneggiando alla Francia e alla sua “capacità inclusiva verso le altre genti, verso gli stranieri” che lo streaming è caduto secco. Non l’ho potuto sentire quando di lì a pocto Timbuktu ha vinto come migliore film dell’anno, ma a un discorso-bis altrettanto lungo non posso neanche pensare. Condotta dall’attore-regista-commediografo Edouard Baer, la cerimonia non ha presentato grandi sorprese. Il favorito era Timbuktu, e vincitore è stato. Di César ne ha portato via ben sette, compresi miglior film, migliore regia, migliore sceneggiatura. La lista completa è questa.
Migliore film: Timbuktu di Abderrahmane Sissako
Migliore regista: Abderrahmane Sissako per Timbuktu
Migliore attore: Pierre Niney per Yves Saint Laurent (quello ‘autorizzato diretto da Jalil Lespert)
Migliore attrice: Adéle Haenel per Les Combattants
Migliore attore non protagonista: Reda Kateb per Hippocrate
Migliore attrice non protagonista: Kristen Stewart per Sils Maria
Migliore speranza maschile: Kévin Azaïs per Les Combattants
Migliore speranza femminile: Louane Emera per La famiglia Bélier
César d’onore a Sean Penn
Migliore sceneggiatura originale: Abderrahmane Sissako e Kessen Tall per Timbuktu
Miglior adattamento: Cyril Gély e Volker Schlöndorff per Diplomatie
Migliore scenografia: Thierry Flamand per La belle et la bête
Migliori costumi: Anaïs Romand per Saint Laurent (diretto da Bertrand Bonello)
Migliore fotografia: Sofian El Fani per Timbuktu
Miglior montaggio: Nadia Ben Rachid per Timbuktu
Migliore musica: Amine Bouhafa per Timbuktu
Migliore opera prima: Les Combattants di Thomas Cailley
Migliore film d’animazione: Minuscule – La vallée des fourmis perdues di Thomas Szabo e Hélène Giraud
Migliore documentario: Il sale della terra di Wim Wenders e Juliano Ribeiro Salgado
Migliore film straniero: Mommy di Xavier Dolan
Migliore cortometraggio: La Femme de Rio di Emma Luchini e Nicolas Rey
Migliore cortometraggio animato: Les Petits Cailloux di Chloé Mazlo
Medaglia d’oro dell’Accademia delle arti e tecniche del cinema: Luc Besson

Stravince dunque Timbuktu, con ben sette César, compresi i due di maggior peso, miglior film e migliore regia. Il regista mauritano Abderrahmane Sissako si prende la rivincita e anche la vendetta rispetto a Cannes, dove Timbuktu era dato tra i favoriti, ma se ne uscì poi senza un premio. Ne ho parlato allora come di un film sopravvalutato, continuo a pensarlo adesso (ecco la mia recensione). Credo che a spingerlo verso questa vittoria sia stato soprattutto lo scottantissimo tema che tratta, l’avanzata dell’Islam più radicale e fanatizzato nell’Africa subsahariana, e di questi tempi di Boko Haram e Isis arrembanti la cosa di sicuro ha avuto il suo peso sui giurati del César.
Les Combattants è l’altro grande vincitore con tre César. Un caso, quello del film del trentenne Thomas Cailley, scoppiato lo scorso maggio a Cannes alla Quinzaine, dove si portò via la bellezza di tre premi. Altrettanti César ha preso stasera: migliore opera prima, migliore attrice protagonista (Adèle Haenel), miglior rivelazione maschile (Kévin Azaïs). Anche qui temo che ci troviamo di fronte a un film sopravvalutato. Una strana storia d’amore tra un ragazzo timido ma determinato e una ragazza-tomboy. Ma se la prima parte è ottima, piena di energia e grazia, nella seconda il film si perde. Non ho mai avuto il tempo di recensirlo, chissà mai che lo faccia adesso. Les Combattants non è ancora arrivato in Italia, stiamo a vedere se, sull’onda dei César, qualcuno lo importerà.
La sfida tra i due Saint Laurent finisce numericamente in parità. Era il tema più interessante di questi César, la sfida tra i due biopic su opere e vita e vizi privati del couturier-mito usciti nel 2014, quello per così dire ufficiale (in quanto avallato da Pierre Bergé, storico socio e partner di YSL) diretto da Jalil Lespert e quello assai più urticante e abrasivo, e interessante, diretto da Bertrand Bonello. Molto meglio il secondo, non c’è paragone. E Saint Laurent di Bonello aveva anche avuto parecchie nomination in più del rivale Yves Saint Laurent. È finita numericamente alla pari, un César (per i migliori costumi) al primo, e un César (a Pierre Niney come migliore attore) per il secondo. Ma è inutile nasconderlo, la sfida l’ha vinta il film di Lespert. Il riconoscimento a Niney pesa molto di più di quello per i costumi. E Niney ha avuto la soddisfazione di sconfiggere il suo diretto concorrente Gaspard Ulliel, l’altro YSL.
Mommy di Dolan migliore film straniero. Vittoria non così scontata, tant’è che Xavier Dolan non c’era. Ci ha pensato a ritirare il premio al suo posto una delle attrici del film, Suzanne Clément.
Kristen Stewart è la sorpresa. Non era così scontato che vincesse come miglior attrice non protagonista per Sils Maria. César ineccepibile, KS nel film di Assayas è una scoperta. E César storico: è il primo di un’attrice americana.
Chi perde. Di sicuro Bertrand Bonello. Che con Saint Laurent aveva avuto ben dieci nomination e di César alla fine se n’è portato a casa uno solo. Anche Olivier Assayas non può dirsi granché soddisfatto. Al suo bellissimo Sils Maria è andato solo un premio, anche se di un certo peso, quello (meritatissimo) a Kristen Stewart.
César discutibili: quello per il migliore documentario a Wim Wenders e Salgado Jr. per Il sale della terra, visto che in corsa c’era anche il di molto superiore National Gallery di Wiseman. Adèle Haenel è fantastica quale ragazza-maschiaccio in Les Combattants, ma era il caso di darle il César come migliore attrice? Il film non è granché, ed è stato ingiusto non premiare al suo posto Marion Cotillard che in Due giorni, una notte ha dato un’interpretazione epocale.

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