Recensione: FOCUS, niente è come sembra. Torna il film di truffe e (abbastanza) eleganti inganni

_87C1643.dngFocus – Niente è come sembra, un film di Glenn Ficarra e John Requa. Con Will Smith, Margot Robbie, B.D. Wong, Rodrigo Santoro, Robert Taylor.
_85C7769.dngIl duo registico Ficarra-Requa (quello dei non banali I Love You Phillip Morris e Stupid, Crazy, Love) riesuma il film di truffe ed eleganti ruberie. Con un ladro lui-ladra lei che ricorda un po’, ma solo un po’, Mancia competente di Lubitsch. Insieme Nicky e Jess mettono a segno una serie di colpi, per poi separarsi. Salvo ritrovarsi a Buenos Aires su fronti opposti durante una stangata a un boss della Formula Uno. La prima parte funziona, poi le inverosimiglianze diventano troppe e il film si perde nel dedalo dei suoi colpi di scena. Voto 5 e mezzo
_87C3258.dng_85C8778.dngI film di truffe e truffatori – e di abili, ingegnosi ed eleganti latrocini – sono un genere che, come un fiume carsico, percorre tutta la storia del cinema, inabissandosi per lunghi tratti per poi riemergere di colpo, irregolarmente, senza un’apparente ragione o logica, sempre mantenendo una cert’aria di inattualità e atemporalità, di fedeltà a se stesso e al proprio archetipo, e una certa qual estraneità alle mode e ai modi del cinema del momento. Negli ultimi anni ci sono stati almeno due successi grossi che l’hanno rinfrescato agli occhi dello spettatore globale, American Hustle e l’inaspettato Now you see me, cui si potrebbe aggiungere Argo, appartenente però più al sottogenere della messinscena (La stangata et similia, per intenderci). Ci son nel campo classici meravigliosi, come Lady Eva di Preston Sturges, Desiderio di Frank Borzage e soprattutto il tuttora insuperato, per brio, per cinismo, per dandistico distacco, Marcia competente di Ernst Lubitsch, anno 1932, con Miriam Hopkins e Herbert Marshall ladri di classe che, in una memorabile scena in taxi, si sfilano gli oggetti che si son rubati a vicenda, orologi, portafogli, gioielli. Il borseggio come una delle nobili arti che richiede sì genio e doti innate, ma pure destrezza, ferrea applicazione, allenamenti quotidiani che neanche le ginnaste e i nuotatori. Ecco, vedendo la prima parte, la migliore (quella che poi seguirà non manterrà le promesse), di questo Focus m’è tornata in mente la divina coppia lubitschiana, ed è quando il provetto ladro-truffatore Nicky, ormai una leggenda nel settore, insegna i segreti del mestiere a una rozza, e però assai promettente, ragazza di bonissimo aspetto. La quale, ingenua, ha cercato di fregarlo con un complice in uno di quei grand hotel che sono da sempre al cinema il regno dei migliori e più fascinosi gaglioffi, restandone fregata. Chiaro che Jess, tale il nome di lei, verrà sgrezzata, allevata e poi arruolata da Nicky nella sua banda specializzata in colpi seriali a ricchi e riccastri di qua e di là del mondo. Con sequenze non male in cui il duo registico made in U.S.A. Ficarra-Requa ce li mostra tutti allegramente al lavoro in borseggi di squadra coreografati, e velocissimi, come numeri da musical. Con Nicky e Jess una coppia nuova di ladri belli e ironici s’è formata (lui è Will Smith, l’unico oggi, insieme a Clooney, adeguato a simili parti alla Gary Cooper, lei è l’esplosiva Margot Robbie, lanciata da Scorsese quale moglie di DiCaprio in The Wolf of Wall Street e prossimamente dilagante sui nostri schermi), e noi a quel punto immaginiamo un film che, pur con gli ovvii adeguamente alla contemporaneità, si muova sui binari dei sofisticati classici del genere. Macché, Ficarra-Requa ci illudono e poi ci deludono, immettendo i nostri ladro lui-ladra lei prima in un’improbabile truffa a uno scommettitore compulsivo cinese (improbabile, perché quel ricorso alle tecniche di persuasione sublimimale fa ridere, non sta né in cielo né in terra, e apre le prime voragini di inattendibilità nella sceneggiatura), quindi in un’elaboratissima stangata a un vanesio quanto feroce e pericoloso giovane boss argentino di una casa automobilistica di Formula Uno. Una Buenos Aires labirintica e dunque assai borgesiana è il teatro – letteralmente – di una recita di cui registi e sceneggiatori si divertono alquanto a rimescolare le parti e gli interpreti, con continui twist, rovesciamenti, maschere, disvelamenti veri e finti, colpi e contraccolpi di scena, e, per l’appunto, giochi delle parti non così lontani nemmeno da Pirandello. Nicky, che ha mollato tre anni prima Jess dopo un colpaccio riuscito a New Orleans in occasione di una partitissima di football (non ho capito se sia Superbowl o no), ora la ritrova proprio qui a Buenos Aires quale amante del signor Formula Uno, e tutto si rimescolerà, avidità personali, ritorni di fiamma e d’amore, voglia di rivincita e di vendette, segreti di famiglia. Ma Ficarra e Requa non ritrovano mai la grazia della prima parte, inoltrandosi temerariamente e perigliosamente in un dedalo fatto di giochi di specchi, inganni, misteri che nascondono altri misteri, improvvisi rovesciamenti, che rimandano vistosamente a La casa dei giochi di David Mamet, ove non si sa più chi stia truffando chi e per che cosa, ma senza la glaciale e ferrea abilità del drammaturgo di costruire congegni e dispositivi narrativi di abbagliante perfezione. La somma capacità di Mamet di nascondere anche l’inverosimiglianza dietro lo scintillio dei dialoghi qui proprio latita, lasciando il posto a una lacunosa costruzione drammaturgica dove gli ingranaggi faticano a incastrarsi e l’inattendibilità è davvero oltre il limite di quanto riusciamo a sopportare (quel colpo di pistola!). È che, una volta sgamato il meccanismo narrativo, anche se non capiamo bene cosa stia succedendo sappiamo benissimo che tutti stanno fingendo e che quel che vediamo è solo illusione. Con il che vien meno anche il piacere del disvelamento finale. Ma Focus non è mica da buttare, se non altro perché, nell’era del cinema-popcorn di super eroismi in 3D e dell’assenza di ogni complessità di pensiero, almeno ci prova a riproporre un genere fatto di idee e di scrittura, di attori e di costruzione drammaturgica come l’abbastanza desueto quanto illustre film di truffe eleganti.

Questa voce è stata pubblicata in al cinema, cinema, Container, film, recensioni e contrassegnata con , , , , , , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.