Altri film stasera in tv: LA SCONOSCIUTA e UNA PURA FORMALITÀ di Giuseppe Tornatore (dom. 29 marzo 2015 – tv in chiaro)

La sconosciuta di Giuseppe Tornatore, Iris, ore 21,00.
Una pura formalità di Giuseppe Tornatore, Iris, ore 23,21.

La sconosciuta
la-sconosciutaNon sono un fan di Tornatore, trovo a volte fastidiosi i suoi melodrammi inutilmente epici e pompier e la sua grandeur spesso applicata al banale. Eppure amo questo film, e da quando l’ho visto non sono più riuscito a togliermelo dalla testa. La sconosciuta è una ragazza che viene dall’Est e lavora come colf in una famiglia medioborghese di Trieste. Ma il suo passato la perseguita, a poco a poco scopriremo l’orribile verità. Tornatore non rinuncia a se stesso. Certo, finge di essere minimalista, ma poi filma anche una semplice discesa per le scale di una signora anziana come fosse la carica di Balaklava, e affronta i tornanti psicologici della storia con turgore melodrammatico e la solita magniloquenza. Eppure funziona. Il mistero di questa donna (strepitosa Ksenia Rappoport nel rendere l’ambiguità del personaggio) riesce a riempire lo schermo, a fare spettacolo, inchiodare lo spettatore. Tutto è troppo, compresa la musica morriconiana, ma che importa? Noi ci appassioniamo alla vicenda della sconosciuta, e tanto basta. A Trieste Tornatore tornerà per girarvi parte di La migliore offerta, film che nelle sue atmosfere mittel-europei, è parente di questo.

Una pura formalità
Anche chi detesta Giuseppe Tornatore e il suo cinema roboante e magniloquente, adora questo suo film. Che appartiene al Tornatore segreto, notturno, anche lunare, quello delle piccole storie inquietanti, quello che sta addosso alle persone e lascia stare i grandi affreschi. Quello di La sconosciuta per esempio. Presentato a Cannes, Una pura formalità (anno 1994) fu sbadatamente accolto, e anche nei nostri cinema fu trascurato parecchio, ma è cresciuto col tempo, ha conquistato una solida fama cultistica e inaspettati estimatori. Se si potesse ancora dire kafkiano lo diremmo, di questo film. Diciamo allora un claustrofobico e fobico kammerspiel con scarse incursioni in esterno, puro cinema della minaccia, rievocato anche dalla presenza come attore di Roman Polanski. Dunque: uno sparo nella notte, un uomo che si aggira inquieto. La polizia lo ferma, lo conduce al commissariato. Chi è? Cosa è successo? Davvero l’interrogato (Gérard Depardieu) è lo scrittore Onoff, come dichiara di essere o è un simulatore? E il commissario (Polanski) che gioca sta conducendo con lui? Intanto spunta un misterioso cadavere, e la pioggia non dà tregua, imprigionando gli attori di quella sfida in quella lurida, cadente stazione di polizia. Tornatore, così epico sempre, qui sembra voler rinunciare a ogni eccesso e ogni orpello, si concentra sul duello psicologico tra i protagonisti, insinua dubbi e immette più ombre che luci nella messinscena, suggerisce ambiguità. Ma Tornatore è Tornatore, e anche lo scontro verbale, la sfida psicologica tra due uomini in una stanza diventa spettacolo muscolare e grandioso, muscolarità dell’anima se così si può dire. Il minimalismo non gli appartiene nemmeno stavolta. La tensione ogni tanto sembra calare, ma il regista conduce vittoriosamente fino allo scioglimento la sua impresa. Twist finale, che davvero non ti aspetti. Per qualcuno un vertice del cinema italiano degli anni Novanta. Da vedere.

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