Recensione: FIGLIO DI NESSUNO. Il film vincitore a Venezia 2014 della Settimana della critica

Schermata 2015-04-18 alle 18.36.30Figlio di nessuno (Ničije Dete) di Vuk Ršumovič. Con Denis Murić, Miloš Timotijević, Pavle Cemerikić. Serbia 2014.
Schermata 2015-04-18 alle 18.37.29Un ragazzo selvaggio, un ragazzo lupo, vien trovato nei boschi della Bosnia. Imparerà faticosamente a comunicare con il mondo. Ma arriverà la guerra, tornerà il tempo dei lupi. Voto tra il 7 e l’8
Schermata 2015-04-18 alle 18.37.55Il film serbo, e produttivamente anche un po’ croato, che lo scorso settembre a Venezia alla Settimana della critica (dove, vale la pena ricordarlo, si danno solo opere prime) ha vinto meritatamente il premio RaroVideo, assegnato dal pubblico, e il Premio Fipresci Fedeora. Una volta tanto che un film così, fuori dalle grandi correnti del mercato, ce la fa ad arrivare nei cinema italiani, è il caso di non perderselo. A Milano lo danno al cinema Beltrade, per le altre citta consultare il sito del distributore, Cineclub Internazionale, e eventualmente contattarlo.
Jugoslavia prima della dissoluzione, alla fine degli anni Ottanta. In un bosco della Bosnia viene trovato un ragazzino nudo, un selvaggio che mai ha conosciuto il mondo civile. Storia, peraltro ispirata a un fatto realmente accaduto, che ricorda quella di altri bambini-lupo o rimasti allo stato di natura raccontati dal cinema, da L’enfant sauvage di François Truffaut all’Enigma di Kaspar Hauser di Werner Herzog. Di nuovo c’è che quella di Haris, così verrà chiamato, si fa anche evidentissimamente parabola e riflessione sui labili confini tra selvaggio e civilizzato, e tra natura e cultura, ricordandoci come basti un niente per riportarci alla condizione bestiale. Siamo tutti lupi, condannati a restare tali. Haris viene ospitato in un istituto per ragazzi disagiati e senza famiglia, verrà bullizzato, ma troverà anche sostegno tra gli educatori e un sincero amico tra i compagni di classe. Sarà lui, l’amico Zika, a stabilire per primo un ponte con il ragazzo-lupo. Haris sembra farcela a comunicare con il mondo, ma la sua vittoria si rivelerà  fragile. Seguiranno avvenimenti tragici, arriverà la guerra, tornerà il tempo dei lupi. Amarissimo apologo che non fa sconti a nessuno, senza più alcuna fiducia nella cosiddetta civilizzazione. L’afflato pedagogico degli insegnanti che, come nell’Enfant sauvage di Truffaut, si illude di poter salvare il mondo e gli uomini, non basterà a salvare Haris.

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