SAFE HOUSE stasera in tv (merc. 17 giu. 2015)

Safe House – Nessuno è al sicuro, Canale 5, ore 21,11.
86377_galMe lo ricordo – questo Safe House del 2012 – come una buona spy story, molto adrenalinica, con una regia di quelle nervose e giovanottesche che riescono a mascherare con un surplus energetico qualche buco di sceneggiatura. Ottimo successo al box office americano, nonostante si trattasse di una produzione di non enormi mezzi, e si vede. Location tutta sudafricana, tra Joannesburg e l’interno profondo, mentre i vari e assai più ricchi Mission: Impossible e Bourne e Bond si muovono su e giù e in lungo e in largo per il blogo freandosene dei costi. Della serie quanto son cattivi signora mia i servizi segreti, e guardiamoci prima dal fuoco amico, il più insidioso perché non te l’aspetti. Una specie di Tre giorni del condor aggiornato ai tempacci nostri, con più action e meno dilemmi morali, con un pensiero diciamo così un attimino più appiattito. Con qualche (voluto?) riferimento a Assange e Wikileaks e perfino un qualche presagio del caso Snowden. Tutti dan la caccia all’ex agente Cia Tobin Frost, e non tarderemo a capirne il motivo. Il nostro se n’è volato via a suo tempo con informazioni asai riservati ed esplosive. Lo becca il bravo agente Matt Weston e lo rinchiude prontamente in una safe house, uno di quei posti occultati dove sbrigare faccende assai private dell’organizzazione. Ma ci sarà un’irruzione armata, molto armata e pericolosa, con l’evidente obiettivo di far fuori Frost. Chi sono? e perché lo vogliono ammazzare? Weston, ligio alla missione di preservare il prigioniero, se lo ammanetta e se lo trascina via. Sorvegliante e prigioniero fuggitivi insieme. Il che finirà col cambiare parecchio sia l’uno che l’altro. Un film che ti tiene incollato fino all’ultima scena, all’ultima inquadratura, nonostante non sia così imprevedibile. Con un Denzel Washington quale Tobin Frost semplicemente gigantesco e un dignitosissimo Ryan Reynolds nella parte del bravo agente e del bravo americano che crede nel suo lavoro, nella sua missione, nel suo paese e relativi valori. Alla regia lo svedese Daniel Espinosa, figlio di esuli cileni scappati in Scandinavia da Pinochet, diventato in patria un reuccio del box office con Snabba Cash (titolo internazionale Easy Money). Espinosa è poi incappato nel flop del pretenzioso Child 44, uscito da noi il mese scorso.86373_gal

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