In Locarno (per il Film Festival n. 68, ovvio)

getEccomi da un paio d’ore a Locarno per il Film Festival edizione numero 68. Pratiche burocratiche (ritiro badge, pagamento accredito ecc.) espletate. Si comincia domani, con press screenings fin dal primo pomeriggio e apertura ufficiale in Piazza Grande alle ore 21 e qualcosa. Durante la quale ci saranno i discorsi e i convenevoli che si usano in simili casi, con – immagino –  il consueto show del presidente Marco Solari, un signore capace di ipnotizzare con le sue affabulazione (io lo adoro) gli ottomila e passa spettatori piazzati in platea sulle sedio giallonere (i colori del pardo); dopo di lui toccherà allo speech più cinefilo e specialistico del direttore artistico Carlo Chatrian, che dopo l’incontestabile successo dell’anno scorso (film come La Sapienza e Cavalo Dinheiro lanciati dal concorso hanno fatto il giro del mondo e sono usciti pure in America, mrcato ostico alquanto per le poduzioni indipendenti europee) anche stavolta ha messo su un programma di rispetto.

Meryl Streep folksinger in 'Ricki and the Flash'

Meryl Streep folksinger in ‘Ricki and the Flash’

Come il film d’apertura in Piazza – in prima mondiale – a firma dell’indie e insieme pop-hollywoodiano Jonathan Demme Ricki in the Flash, protagonista quel totem di Meryl Streep quale folksinger alle prese col solito bilancio esistenzale. Lei è una garanzia, il regista pure, lo stesso dicasi per la meravigliosa Diablo Cody alla sceneggiatura. Intanto i cinefili avranno già avuto modo nel corso del giorno di vedersi qualche film, compresi ben tre titoli della retrospettiva, quest’anno dedicata a Sam ‘Mucchio selvaggio’ Peckinpah, signore del cinema furente e macho tra anni Sessanta e Settanta, uno cui si continua a guardare parecchio ancora oggi, magari senza farlo sapere troppo in giro, quando si mette mano alla macchina da presa. Se per caso passate dalla piazza non aspettatevi però Meryl Streep in visita, la madre di tutte le divine, l’eterna abbonata agli Oscar, non ci sarà. Presente invece all’auditorium Fevi alle 14,00 Edward Norton, venuto a ritirare un premio, seguirà la proiezione di uno dei suoi film massimi, Fight Club. Che festival si annuncia? Come al solito dimidiato, spaccato tra le sezioni di massimo rigore autorialistico (il concorso internazionale, Cineasti del presente, Pardi di domani, Signs of life ecc.) e le proiezioni serali in Piazza Grande, in cui si cerca di agganciare un pubblico più vasto, con folta anzi prevalente rappresentanza svizzero-tedesca, un pubblico certo esigente ma meno aduso agli sperimentalismi di critici, critichini e critichesse. Nel Concorso ecco qualche venerato maestro/a come Chantal Akerman, Andrzej Zulawski e Otar Iosseliani e nomi caldi da festival, forti della stima capitalizzata in qualche precedente Venezia o Cannes o Berlino, come il coreano Hong  Sangsoo – molto amato dai Cahiers du Cinéma – e l’olandese Alex Van Warmerdam. In più, giovani pronti a farsi largo e a dare la scalata al ranking autorial-internazionaale. Si dice un gran bene dell’iraniano Sina Ataeian Dena (Paradise), e c’è parecchia attesa anche per l’unico italiano in gara per il Pardo d’oro, Pietro Marcello, con la sua fabula campana Bella e perduta (Marcello aveva vinto un bel po’ di anni fa un Festival di Torino con La bocca del lupo). E però, se dovessi scommettere adesso, al buio, punterei su Athina Rachel Tsangari, primadonna del nuovo cinema greco, lanciata a Venezia qualche anno fa con Attenberg e adesso qui, in gara, con Chevalier. Che sta al Locarno FF come The Lobster dell’altro capofila della vague ellenica Yorgos Lanthimos sta (è stato) all’ultimo Cannes. Strano che Berbera non se lo sia portato a casa, e allora chapeau a Chatrian, e stiamo a vedere se Tsangari sarà all’altezza delle molte aspettative (se c’è un frontrunner per il pardo, è lei).

Un irriconoscibile Jake Gyllenhaal in 'Southpaw'

Un irriconoscibile Jake Gyllenhaal in ‘Southpaw’

Quanto alla più popolare Piazza, titoli succulenti anche lì. Dopo Demme ci saranno Southpaw di Antoine Fuqua, con un Jake Gyllenhaal dall’impressionante carrozzeria muscolare, fighter del ring già in odore di nomination Oscar. Dal Sundance arriva, sospinto da un buzz esagerato, Me and Earl and the Dying Girl, un’altra storia di cancro adolescenziale sulla scia di Tutta colpa delle stelle (però con più pretese). Si riderà di sicuro invece, anche se con retrogusto amaro, con la prima europea di Trainwreck del re della commedia scurril-intelligente Judd Apatow. Nel programma della piazza anche I pugni in tasca, lontano vincitore di pardo, e Il cacciatore, omaggi rispettivamente a Marco Bellocchio e Michael Cimino, entrambi premiati alla carriera (ma la gender transition di Cimino simil Lana Wachowski sarà intanto avvenuta? vericheremo in conf. stampa). Il bello dei festival di frontiera e di esplorazione come Locarno (e Rotterdam) è però infilarsi al buio in visioni di film di cui niente si sa, nella speranza di scoprire la pagliuzza d’oro, il piccolo capolavoro del futuro Grande Maestro. Come i gold diggers, si setaccia e si scava, ma prima di mettere le mani sul film giusto bisogna sopportarne di ogni. Staremo a vedere. Intanto stasera prefestival con la versione restaurata di E la nave va sullo schermo magno della piazza. Ha appena smesso di piovere e se il cielo tiene mi rivedrò un tardo Fellini non dei miei preferiti, ma pur sempre un Fellini. Che poi, quello solo c’è. Manifesti del festival (foto in alto) così così, con facce qualunque dalla pelle leopardata, ma non così brutti come quello dell’imminente mostra di Venezia.
Nota: quest’anno il Locarno FF ha ulteriormente espanso il suo budget, salito a 13 milioni di euro, grazie alla consistente rivalutazione del franco sulla nostra moneta, e al ritorno di sponsor pesanti come Swatch. Mentre gli altri festival storici d’Europa, compresa Venezia, soggiacciono alla crisi e all’austerità. Svizzera Felix.

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