Locarno Festival 2015. Recensione: SCHNEIDER VS. BAX, un noir grottesco assai godibile (difficile però che vinca un premio)

get-7Schneider vs. Bax, un film di Alex Van Warmerdam. Con Tom Dewispelaere, Alex Van Warmerdam, Maria Kraakman, Gene Bervoets. Concorso internazionale.
get-8Arriva dall’Olanda una black comedy con un killer assoldato per uccidere uno scrittore. Missione più che possibile, ma che si rivelerà invece assai complicata per via di imprevisti, misundersting, doppigiochi. Il regista (qui anche attore) Alex Van Warmerdam fa esplodere dall’interno i meccanismi del cinema noir e ci consegna un esempio abbastanza raro di crime gottesco-surreale. Voto 7+
get-10Non è proprio uno qualsiasi, l’olandese che risponde all’imbarazzante nome (se a pronunciarlo siamo noi italiani) di Alex Van Warmerdam. Due anni fa riuscì addirittura a entrare nel concorso di Cannes con il suo Borgman, un grottesco-orrorifico molto fiammingo – per via della folta presenza di diavoli e streghe – che non vinse niente, ma piacque parecchio e soprattutto fece circolare il suo nome tra i critici anglofoni, che son poi quelli che pesano davvero. Adesso rieccolo qui a Locarno, in competizione, con questo assai acuminato Schneider vs. Bax che manipola, e gioca con, il genere noir (sottogenere delitti su commissione) con parecchia intelligenza e senso dell’ironia, per cavarne un qualcosa di molto personale, una black comedy con derive nel surreale e nell’assurdo. Il tutto realizzato in una sola location o poco più, con un budget in tutta evidenza limitato, a dimostrazione che per fare buoncinema ci vogliono soprattutto le idee e il talento. Schneider è un sicario di mestiere diviso tra la darkituine del suo lavoro segreto e la normalità en plein soleil della vita di famiglia. Proprio il giorno del suo compleanno vien chiamato dal suo datore di lavoro Mertens per una faccenda urgente: si tratta di ammazzare uno scrittore di nome Bax che vive ritirato e solo in un bungalow su una laguna (o palude, o stagno, o acquitrino, insomma una cosa di acque ferme, infide e melmose). Missione delle più facili, basta appostarsi nel canneto, puntare, colpire. Naturalmente si rivelerà tutto molto, molto più complicato. Dalla vittima designata arriva, inaspettata, la figlia. Una coppia balorda complica le cose al sicario. E via dilagando con imprevisti, agguati del destino, goffaggini delle parti in causa, doppi giochi, misunderstanding che finiscono col rendere quasi impossibile la missione apparentemente possibilissima. Film dello slittamento e del differimento, come Il fascino discreto della borghesia di Buñuel. Là i commensali non riuscivano mai a cenare, qui l’assassino, anzi gli assassini, non riescono a colpire. Ma i morti ci saranno, anche se non programmati. Van Warmerdam (anche interprete dello scrittore Bax) orchestra molto bene questa strana partita di continuo sabotata dall’imprevedibile e, pur rispettando tutte le convenzioni del genere, finisce col disgregarle dal di dentro. Film di killer balordi che mi ha ricordato qua e là il bellissimo In Bruges (e anche lì Fiandre, per quanto lato belga). Difficile che vinca un premio, non è quel che si dice un film per giurie festialiere, ma potrebbe diventare un discreto successo internazionale arthouse.

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