Mostra di Venezia 2015, primo dispaccio (mart. 1 settembre). Aspettando Orson Welles

la sala stampa più bella di tutti i festival è qui

la sala stampa più bella di tutti i festival è qui

Tutto comincia ufficialmente domani. Epure già da oggi, martedi 1° settembre, programma fitto per chi ha un accredito stampa o industry, ma anche per il pubblico veneziano. Mai vigilia di festival fu più densa impegnativa, qui si è cominciatoi stamattina alle 11,30 con il press screening di un film delle Giornate degli autori, dette anche per gli stranieri Venice Days, Early Winter. Che non ho visto, perché per beccarlo avrei dovuto prendermi un treno prestissimo a Milano e va bene tutto, va bene essere ostaggio del proprio severo SuperIo cinefilo, ma non esageriamo, mica si tratta di un indispensabile film del concorso. Sono arrivato al Lido alle 13 e passa sotto il sole più caldo di tutte le mie Venezie cinematografiche (ci vengo dal 2011). Sbrigate le paratiche del ritiro badge, subito in sala Perla (la più accogliente, quando non è strapiena) a vedermi alle 14,30 un altro film delle Giornate degli autori, l’americano Ma, un’ora e mezza senza dialoghi, solo suoni, rumori di fondo, grugniti e spari. Film, se tale lo si può definire, insopportabile – per i motivi che dirò nella pur breve recensione che seguirà – che ha fatto scappare a poco a poco i già non molti spettatori, in una involontaria cineparodia dell’agathachristiano …e poi non rimase nessuno. Alle 17 un altro press screeniung di un (pessimo) cileno sempre delle Giornate degli autori, e poi stasera la grande serata Orson Welles, il mai visto e finalmente ritrovato Mercante di Venezia, con esecuzione della partitura scritta a suo tempo da Lavagnino, e poi l’Otello nella sua versione italiana, più lunga di qualche minuto di quelle che conosciamo, e pure questa inedita. Grazie a Dio avevo chiesto per tempo all’ufficio stampa un’entrata, visto che all’attuale stato delle cose la proiezione wellesiana (con musica) è incredibilmente soldout. Colpa, mi diceva un addetto ai lavori, dei biglietti distribuiti gratis attraverso alcuni quotudiani, forse per paura di non riempiere la molto capiente sala Darsena. Con il risultato invece di averla riempita fin troppo, tant’è che per accontentare i molti esclusi si sono dovuti programmare per giovedì degli exttrascreening. Una vigilia così piena è solo di Venezia, 5 screenings per accreditati, e i Welles di cui si diceva. Segno evidente, evidentissimo, della penuria di sale e dei troppi film in programma, sicché per smaltire la massiccia offerta non resta che incominciare prima, anticipando sempre di più. L’anno scorso, se ricordo bene, la prima proiezione era stata alle 15,30 della vigilia, quest’anno alle 11,30. L’anno prossimo? Forse sarebbe il caso di procacciarsi una sala in più, anche se al Lido, dove la geografia e le cubature son quelle che sono, trattasi di impresa di massima difficoltà. In alternativa: diminuire i film. Nei dintorni del palazzo (del cinema) solito vuoto siderale, con un solo bar funzionante a distribuire qualche genere di conforto. Se no devi farti chilometri. La solita storia. Il Lido è il posto più inospitale che ci possa essere per un festival, e speriamo che i giornalisti stranieri tengano duro e non si scoccino, e mollino una volta per tutte. Domani entreranno in funzione due-tre posti ristoro intorno al casinò, ma è sempre troppo poco. Caldo, come si è detto, infernale. Spread altissimo tra calura fuori e il clima polare degli interni, iper climatizzati. A bientôt.

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