Mostra di Venezia 2015. Recensione: EQUALS è il solito distopico per young adults, perché mai metterlo in concorso?

19436-Equals_1___Jaehyuk_LeeEquals, un film di Drake Doremus. Con Nicholas Hoult, Kristen Stewart, Guy Pearce, Jacki Weaver. Concorso.
19430-Equals_3___Jessica_FordeUn (sotto)prodotto alla Hunger Games, con la solita distopia con regime orwellianamente pervasivo e società divisa in caste. Innamorarsi è considerato atto deviante ed eversivo, come in Missione Alphaville di Godard. C’è qualche ambizione formale in più, il cast è buono, tutto è girato molto elegantemente, ma era proprio il caso di portarlo a Venezia e metterlo in concorso? Voto 4 e mezzo
19438-Equals_2___Jaehyuk_LeeNon ho niente contro il genere distopico per young adults, Hunger Games e prodotti collaterali e vari sottoprodotti, quei film invariabilmente collocati un un futuro prossimo venturo sempre assai allarmante e repressivo, con regimi orwelianamente pervasivi che tutto e tutti controllano, con piramidi sociali ultrasegmentate in caste. Dove ci sono i superiori, i medi, gli inferiori, gli inferiorissimi, e di solito che c’è sempre un qualche inferiore che si ribella ai superiori. Ogni anni sono almeno tre o quattro i film, perlopiù americani, costruiti su questo modello narrativo, piacciono soprattuto ad adolescenti e ventenni che si identificano in quei ribelli, forse perché di ribellioni vere non ne conoscono più. Io non li rigetto a priori, qualcuno, per esempio il primo Hunger Games, l’ho trovato pure degno di interesse. Ma insomma, perché mai dovremmo vederci un prodotto simile a un festival? a questo Venezia, oltretutto in concorso? Perché Equals del giovane e due volte premiato al Sundance Drake Doremus è esattamente il solito distopico, solo con qualche ambizione in più, soprattutto di confezione, e con un cast di serie A, e un’estenuazione formale che lo pone un po’ al di sopra della media del genere. E però molto altro non c’è. Con delle ovvietà ormai logorate dal troppo uso in decenni di fantascienza diciamo così umanistica con messaggio incorporato, sia in letteratura che al cinema. La società divisa in caste, ancora! Gli umani robotizzati vestiti di bianco, ancora! E ancora un regime che reprime e teme le emozioni quale forza disgregatrice e del disordine, e dunque ha creato un’élite, gli Equals del titolo, immune da ogni basso sentimento considerato più animale che umano, mentre chi è ancora preda e schiavo delle proprie pulsioni è stato esiliato in un altrove che se ho ben capito si chiama Peninsula, ed è l’inferno dei vivi. Son tutti vestiti ammodino e vistosamente benestanti gli Equals, e si muovono come automi, e anche questo, anche se magari con meno stile che qui e più sgangherataggine, l’abbiam già visto decine di volte. Si aggira intanto un virus e chi ne viene infettato si ritrova a provare ancora le vili emozioni, e dunque è considerato malatissimo, e sottoposto a cure finché, allo stadio avanzato, verrà ghettizzato e mandato a morire in un ospedale-lager detto il Covo. Dunque, chi ha contratto il virus viene isolato, e dunque c’è anche chi nasconde di averlo per paura dello stigma. Una narrativa che sembra pari pari a quella che si è condensata a suo tempo, e che ancora persiste, intorno all’Aids. Che sia questa la pista di Equals, il farsi metafora dei meccanismi di esclusione nella iper modernità? Macché, il film la abbandona quasi subito per inoltrarsi in un innamoramento e amore impossibili tra Silas, che ha appena scoperto di essere contagiato, e Nia, che contagiata lo è da un po’ ma lo ha nascosto. In quanto portatori di emozioni sono in pericolo, possibile bersaglio da parte del regime. Due contro tutti, contro il mondo. A un certo punto sembra che Equals si avvii a replicare lo shakespeariano Romeo e Giulietta, ma anche stavolta Doremus cambia presto rotta. Che dire? Io mi sono annoiato parecchio, e imntanto pensavo nostalgicamente a Missione Alphaville di Godard che già a metà anni Sessanta aveva messo in scena una distopia in cui le emozioni erano bandite e i suoi portatori puniti con la morte. Fai il confronto con Equals, e ti rendi conto che non c’è gara. Nicholas Hoult, sempre più somigliante a Tom Cruise giovane, è già sintetico e robotico di suo, quindi perfetto come Silas. Nia è Kristen Stewart, ormai nostra attrice di riferimento dopo Sils Maria, che ci dà dentro con generosità e convinzione, ma mica può salvare un film insalvabile.

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