Mostra di Venezia 2015. Recensione: PER AMOR VOSTRO, l’ultimo italiano in campo

Per amor vostro di Beppe GaudinoPer amor vostro, un film di Giuseppe M. Gaudino. Con Valeria Golino, Adriano Giannini, Massimiliano Gallo. Concorso.
Per amor vostro di Beppe GaudinoQuarto e ultimo film italiano in concorso. Generoso tentativo del campano Gaudino di raccontare la tribolata vita di una quarantenne, Anna, in modi non convenzionali, ibridando il neo-neorealismo e il romanzo popolare con il fantastico, il visionario, il barocco (napoletano, of course). Ma il film, rispettabilissimo, non ce la fa a miscelare elementi e registri così diversi. Ottima Valeria Golino. Sarà Coppa Volpi? Voto 6+
Per amor vostro di Beppe GaudinoFilm generoso, e inusuale nel panorama alquanto prevedibile del nostro cinema, appiattito su pochi modelli eternamente replicati. Film – il quarto e ultimo degli italiani a scendere in concorso – che la sua anomalia la mostra vistosamente, collocando il suo regista Giuseppe M. Gaudino tra gli eccentrici, i non allineati del sistema-spettacolo. Non è così riuscito, Per amor vostro, ha falle vistose, ma sono problemi che capitano a chi osa, a chi si mette in gioco con un prodotto altro e perfino alieno rispetto alla irrimediabile medietà dominante. Tant’è che si fa fatica a parlarne male, anche per via di una Valeria Golino mai così brava in grado di reggere sulle sue spalle un film complesso che mescola neo-neorealismo, melodramma popolare, cinema di denuncia (della subalternità femminile) a incursioni bizzarre nel fantastico, nell’onirico, nel sub- e nel surreale, nel barocco (napoletano), negli inconsci personali e collettivi. Ibrido complicato – e difatti l’esito non convince per niente -, un ibrido di cui è difficile rintracciare dei precedenti nel nostro cinema. Gaudino, campano di Pozzuoli, ha 58 anni, molti corti e docu alle spalle ma un solo lungometraggio di finzione finora, Giro di lune tra terra e mare. Di sicuro uno che si è sempre tenuto lontano dal centro e dai poteri del nostro cinema. In Per amor vostro racconta di una donna napoletana, Anna, 40 anni, malmaritata a un losco figuro di nome Gigi che la sfrutta, la mette continuamente nei guai, la mena e di cui lei vorrebbe liberarsi ma non sa come, e con tre figli, due ragazze e un ragazzo sordastro. Ha trovato finalmente un lavoro stabile come suggeritrice alla Rai di Napoli, ma non le basta a sanare le molte lacerazioni che restano aperte nella sua complicata vita. Ecco, immaginiamoci un personaggio così nelle mani di un regista diligente ma convenzionale, ne verrebbe fuori un film politicamente, asfissiantemente corretto sulla questione delle donne oggi dette maltrattate e abusate, un film-manifesto, didascalico, dimostrativo, pedagogico. Invece Gaudino stravolge il paradigma e immette dosi massicce di fantastico e carica visionaria. Ricorrendo pure a un gruppo musicale che racconta fuori campo per mezzo di canzoni in napoletano (in my opinion abbastanza modeste) la vita di Anna, come cantastorie sulle piazze antiche. Inserendo nei quadretti familiari intermezzi buffi (Anna va pazza, giustamente, per il Quartetto Cetra e si rivede con i figli i dvd di quella meraviglia che è La biblioteca di Studio Uno). Costruendo la cottarella quasi adolescenziale di Anna per l’attore di soap con cui lavora secondo modi che stanno tra Lo sceicco bianco e La rosa purpurea del Cairo. Soprattutto, fellinianamente (penso a Giulietta degli spiriti), materializza le paure di Anna, il suo sentirsi costantemente inadeguata e in pericolo, disegnando in digitale un incubo ricorrente di mare in tempesta e nuvolaglie nere. E poi, i ricordi infantili, il ricorso agli effetti speciali per fare della sua protagonista una sorta di aliena rispetto a se stessa e al suo mondo, e per rappresentarne la frantumata personalità. Intenzioni, e sforzi, ammirevoli. Il guaio è che Per amor vostro funziona fino a quando si mantiene su un registro di realtà appena alterata e deviata, non funziona per niente e diventa faticoso e pesante quando va sul visionario spinto. Anche perché le immagini del sogno, dell’incubo, del delirio, dell’allucinazione non sono così visivamente potenti. Del resto, si sa, i fellinismi e i lynchismi son sempre operazioni ad alto rischio (vedi la scena finale, abbastanza tremenda). Riesce invece molto bene il personaggio, definito nei minuscoli dettagli e nelle sfumature. E bisogna dire che Valeria Golino dà il suo meglio di sempre, in una carattere di donna che è tante donne insieme. In bianco e nero, con le zone fantastico-visionarie a colori. E chissà perché a me vedendolo è venuto in in mente un altro Fellini pre-Dolce Vita, Le notti di Cabiria. In fondo, anche Per amor vostro è, come quello, la storia di un inganno crudele.

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